domenica 27 giugno 2010

E' arrivato il Gay Village. E non solo



E’ importante sottolineare che la ricerca di un +1 non è una cosa così semplice, come a dirsi. Anzi. Poi se a cercarlo sono io, bè la cosa si complica. Se il week end scorso avevo in testa Totò e pensavo a come conquistarlo, come un provetto ispettore di C.S.I. mi sono dovuto rimettere a studiare tutta la situazione. Se l’espediente faccialibro era naufragato senza risultati interessanti, le chiacchiere al Coming non lo hanno minimamente smosso, ho deciso di cercare di capire se c’era una vaga e remota possibilità di interessargli. Certo vederlo passare tutta la serata a parlare con il Damerino non ha di certo aiutato la mia autostima.



Il Damerino, come dice il nome stesso, oltre ad essere un damerino, è anche un bel topolaus che oltre ad avere un titolo di studio, un fisico scolpito, e sempre l’argomento giusto di cui discutere, però non pareva affatto avere lo stesso interesse che invece Totò palesemente dimostrava di avere per lui. Immaginate io che parlo a Totò, lui che non mi caga affatto, sorride annuisce e si rimette a parlare con Damerino. Mmmm. No. E io a fare da tappezzeria alle fratte del Village proprio non ci tengo. Così la mia unica ed ultima possibilità era quella di darci giù di movenza pop. Dannatamente. Ma poco dopo anche quella è fallita.



Insomma mi era chiaro che a Totò non gliene poteva sbattere una ceppa-leppa del sottoscritto. Accusato il colpo, ma non troppo, però le mie amiche mi facevano notare che Damerino, invece, faceva il provolo e non poco proprio con il Signor Wilson, e che forse anche a lui non ne era del tutto indifferente. Anzi. Insomma, una gran casotto. Intrighi, complotti e movimenti che neanche in una puntata della Signora in Giallo. Così, compresa la situazione ho fatto spallucce e me ne sono tornato su quel dancefloor, a trovare il modo di fare stare zitta la vocalist, che senza un minimo di vergogna continuava a disturbare la nostra serata.



E su quel stra-maledetto dancefloor, ancora una volta, ho convenuto che A il dramma è sempre dietro l’angolo, B sono perseguitato da una jella che manco Rachel Berry e C mio cugino, notoriamente eterosessuale, dall’Abruzzo era davanti a me che se la scoattava con una banda di lesbiche. Non che c’era da preoccuparmi. Voglio dire, si vede che sono frocio. Però non avevo le forze di fare ciance in quel contesto. Proprio no. Così mi sono abbassato e buttato in ginocchio. Giusto all’altezza del pacco de il Signor Wilson. Ma insomma mi ci vedete sul dancefloor del Village che mimo rapporti orali mentre cerco di non farmi vedere da mio cugino?



Le mie amiche però, ancora una volta, mi fanno notare che forse non è così etero. Insomma ha fissato un tipo muscoloso per tipo tre ore e mezza. E mi viene in mente che forse poteva anche starci. In testa mi ritornano le estati a casa sua, con filmini e giornaletti porno. E noi che giocavamo con Federica la mano amica, e qualche volta andavamo oltre. Ma è così semplice? Insomma nella mia famiglia, dal lato di mia madre ho già un cugino gay che vive in Australia però, (anzi convive con il suo fidanzato con il quale ha comprato casa) mentre dal lato di mio padre, non c’era ancora stato nessun’altro oltre a me ad avere interesse per la ceppa. Ma poteva essere gay anche lui?




Con questo atroce dubbio siamo fuggiti. A gambe levate verso casa. Ma prima ci mancava la conclusione degna. Ovvero il Signor Wilson che chiede il numero del Damerino a Totò. E Totò che gli fa brutto. Lì. In diretta. Senza aspettare la pausa pubblicitaria. In quel momento, ho capito, ancora più velocemente che non era più il caso. Non era affatto cosa interessarsi a uno come Totò che non ha la più vaga idea di chi possa essere io. E soprattutto manco gliene frega. Con il Signor Wilson scosso, ancora, per l’infelice uscita, abbiamo ripreso la macchina. E abbiamo convenuto che la notte, ci avrebbe dovuto portare consiglio. O per lo meno un piccolo suggerimento. No?














No.

Proprio nella notte mi sono trovato a pensare alla oramai strapresentatainateprima sigla del Village. E poi anche allo spot del RomaPride2010. Adesso andiamo per ordine. Sia il pride che il village sono organizzati dalla stessa associazione. Dalla stessa persona. Adesso non sto a dirvi quanto io mi possa sentire offeso, e non rappresentato dallo spot del RomaPride2010. Questo non vuol dire che io non segua Amici o Will and Grace. Affatto. Il punto non è questo. Mi potrei dilungare per ore a dirne di ogni a riguardo. Ma vi pongo in essere solo un piccolo tarlo. Si possono spendere milioni di euro per lo spot del Village, e tipo 7 euro per quello di un pride? E poi, la miglior risposta me l’ha data la mia amica Tata. “Questo è quello che succede quando si lascia spazio alle lesbiche. Vi siete fatti ridicolizzare. E non fate nulla. Niente. Ma se non ci pensate voi ai vostri diritti, chi ci deve pensà?”. Parole sagge. Troppo. Che non lasciano spazio a nessun’altro tipo di commento. Io comunque, al RomaPride2010 non ci sarò.


N.b. Perdotane ma lo spot del Village, è così esclusivo che non è su youtube, l'unica cosa che ho trovato è il video dell'anteprima, che be ecco, fa abbastanza cagare. Ma era giusto per rendere l'idea. Ecco. Si.


domenica 13 giugno 2010

Il Circolo. Totò. E una serata alcolica. Devastante.



Ovviamente cercare un +1 non è una cosa così semplice. Ecco perché è da un po’ che non scrivo nulla. Ma certo mai avrei pensato di dover combattere con l’ennesimo tipo carino, ma freddo e distante. Con il quale diviene difficile e complicato anche avere una semplice e basica conversazione. Per evitare questo mood ostico ho deciso di ricorrere all’amicizia su faccialibro. Adesso, io odio fare questo, perché si mette alla visione di tutti l’accettazione della stessa, e questo può solo scatenare ennesime ripercussioni a base di macumbe e sedute voodoo ai miei danni, da parte di quelli che sono amici ma forse neanche troppo. E aspettano solo questo.

Ma vabbè, non sottilizziamo. Ad amicizia accettata mi sono lasciato prendere la mano e proprio la sera del mio compleanno ho rotto il ghiaccio inviando un messaggio carino. Simpatico, funny, senza troppe pretese ne aspettative da parte mia. Una gran cazzata, per intenderci. Fatto ciò l’attesa si è mangiata il mio piccolo neurone. Lui non ha risposto fino a ben due giorni dopo. Lo scambio poi è continuato, ma quando io ho posto altre domande, lui non ha più risposto. Anzi, ha tagliato di netto la conversazione con un sonoro “Ciao!”. Accusato il colpo, ho deciso che faccialibro non poteva essere il modo giusto. Per cui, dovevo agire, dal vivo.

Così, venerdì sera, al terzo giorno in cui dormivo a malapena due ore a notte, e dopo 15 h di lavoro consecutivo ho aspettato Ga a casa, ho fatto un buon caffè e siamo partiti. Destinazione Circolo degli Artisti. Adesso, il Circolo d’inverno è impraticabile perché dentro fa troppo caldo, e la musica non è proprio il top, d’estate ha gli stessi identici problemi, ma un valore aggiunto, il fantastico ed immenso giardino. Giardino che ti permette di seguire chiunque senza essere troppo sgamato, ma non solo, perché permette vie di fuga riservate e veloci e anche, se la palla va in buca, di appartarti in maniera ottimale e discreta allo stesso tempo.

Considerati tutti questi fattori mi sono messo alla ricerca. Ovviamente non l’ho trovato affatto, fino a quando ho detto ad alta voce a Ga “Ma dove straminchia sta Totò???”. Eccolo apparire, di fronte a me, con il suo amico. Ovviamente mi aveva sentito. Avevo solo urlato il suo nome. Ho abbassato subito lo sguardo, facendo finta di nulla, e sorridendo sotto i baffi per l’imbarazzo, per poi rialzare lo sguardo e passare ai saluti di rito. “Dove sono gli altri?” mi chiede. Gli indico il giardino e gli comunico la necessità di assumere alcool. E via. Giusto il tempo di prendere qualche calcio e un pugno, e fare a botte con una bionda stronza, e un negroni era nelle mie mani.

Ritornato nell’angolo di giardino in cui ci eravamo sistemati realizzo che il dramma è sempre dietro l’angolo. Sempre. Il mio Totò era lì che chiacchierava, animatamente, con una checca chiacchieratissima con gli occhi azzurri da cuccioletto dolce e i capelli sfibrati. Ma andiamo tesoro, ma vai da Jean Luis David, e rifatti il look. Nel giro di qualche minuto ero pervaso da istinti omicidi un po’ per tutti quanti. Ma i drammi, non vengono mai soli, e puff, Mr. Music I Like appare e mi finisce a dare il colpo di grazia. Giacca, drink in mano, e la licenza di uccidere sento che non posso sopravvivere se non con un altro negroni in mano. Il primo era già finito.

Prendo cinque euro e li do alla Burina, comandandolo a dovere “Voglio il mio negroni. Ora. Svelto”. Lui mi guarda ed obbedisce. Ed ecco. Mr. Music I Like si avvicina, “Ciao” dice. “Ciao” dico. “Come stai?” dice. “Bene. E tu?” dico. “Bene. Pausa.” Via. Ha assolto hai suoi obblighi verso i me e si congeda. Come da routine. Nulla di più, nulla di meno. Io sorrido per scongiurare l’imbarazzo e mi ricordo immediatamente che dovrei prenotare il primo volo per Parigi e prendere parte al Festival delle Nuove Generazioni a Disneyland Paris. Insomma almeno lì, tra topi, principesse e paperi sarei capace di gestire e imparare una conversazione tipo. No?

Arrivato il mio secondo negroni decido che è il caso di berlo tutto d’un sorso e agire. Non posso essere lì, e far finta che il mio Totò non mi piaccia. Devo farglielo capire. Mi trascino appresso il Signor Wilson e la Burina e dico loro di dire cose intelligenti e spiritose. La conversazione però non lo interessa. Non la ricordo neanche io a dire il vero, ma la checca chiacchierata dai capelli sfibrati e sempre lì che se la parla. Grrrr. Ma cosa straminchia faccio. Eccolo, che si avvicina e mi attacca bottone. Sente che parlavamo di insicurezza e rapporti, e di quanto sia difficile relazionarsi.

Mi prende per il braccio, e mi dice “Anche tu sei insicuro e single?”. Andiamo. Ma cosa combini? Marchi il territorio? Preso da un momento di panico assoluto, reclamo la mia fetta della torta, e fingo. Fingo fino al midollo. “Andiamo. Io so chi sono, non sono affatto insicuro, è che quello che voglio al momento non c’è. E poi i gay non sono così insicuri, sono solo snob… Preferiscono nascondersi piuttosto che essere loro stessi”. Ma cosa stracazzo dico? Eh? Eh??? Totò ovviamente non mi degna di nota. Anzi, si riprendere il ragazzino e se ne rivanno a parlare in un angolo. Ma fottetivi.

Decido che devo darmi il colpo di grazia. La mia agitazione è alle stelle, e incappo di nuovo nello sguardo di Mr. Music I Like. Che da lontano mi guarda, ma nulla più. Comincio a pensare seriamente di avere le manie di protagonismo. Insomma, non può esserci solo uno scambio vago di convenevoli ogni volta. Mentre lo guardo penso che sia seriamente il caso di scolarmi il terzo negroni. E infatti finalmente comincio a stare meglio. Ma un pochino. Ritorniamo in quell’angolo di giardino, e comincio a ridere sguaiatamente a qualsiasi cosa venga detta. Realizzo poco a poco che sono ubriaco. E ne sono anche abbastanza felice. Almeno posso dire stronzate senza preoccuparmi troppo.

Poco dopo veniamo buttati fuori dai bodyguards e decidiamo che è il caso di andare a fare colazione. Devo mangiare assolutamente qualcosa e ci ritroviamo da Gigi, in piazza Camerino, al solito. Consumiamo. Anzi, mi abbuffo proprio. Me lo devo, ho avuto una giornata pesante. Essere ignorati da ben due bei ragazzi dopo una sfiancante giornata di lavoro non è mica da tutti. Dopo aver dato fondo a cornetti, cappuccini, cotiche e fagioli, pane e porchetta e fragole e panna, ci sediamo sulle panchine in piazza e puff. Arriva Totò e il suo amico. Ok. Adesso non ne posso più. Scambiamo qualche parola, su non mi ricordo cosa e passano 5 minuti 5 e fugge verso casa.

Prima però, mentre calza il casco mi regala un occhiolino con sorrisino e semimovenzapop annessa. Insomma. Quella era una movenza pop bella e buona. E tutti lo sanno che chi di movenza agisce, di movenza perisce. Dopo questo unico e minimo vago gesto finalmente riprendiamo la via di casa. In macchina io e Ga analizziamo la situazione, e conveniamo che non è arrivato affatto il momento di montarsi la testa. Louise di Saint Louise saprebbe cosa fare. Lei Totò a quest’ora se l’era già sposato. Io non riesco neanche ad attirare la sua attenzione. Arrivo a casa a stento. Gli occhi mi si chiudono e non riesco davvero a capire come ho fatto a guidare.

Ga parcheggia la mia macchina, e se ne va, intanto si è fatto giorno e una pioggerella a goccioloni mi bagna. Penso che non sia giusto che debba finire sempre così. Ma penso anche che è arrivato il momento di cominciare ad aprire la bocca per dire cose un tantino più interessanti. Sono assolutamente convinto che non tutto è perduto, anzi che siamo solo all’inizio, e che devo trovare un modo carino, e non troppo ossessivo/compulsivo per catturare la sua attenzione. Ma perché io ho paura? Perché quando mi piace qualcuno divento così stupido e pauroso? Decido di dormire, e di lasciarmi questa giornata pesante alle spalle. Sperando di trovare l’ispirazione. Si. Mi devo ispirare.

giovedì 27 maggio 2010

Io e il mio non +1. Ho deciso finalmente che fare!



Ogni tanto bisogna riprendere le vecchie passioni. E una, fondamentale, è sicuramente il mio Pisello Odoroso. Inteso come questo blog, naturalmente. Il mio pisello è profumatissimo. E anche tanto. Il tempo non è molto clemente. Diciamo che io sono raffredatissimissimo, a livelli inaspettati, ed ho il naso che assomiglia a uno spurgo continuo 24 h su 24. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Questa primavera a tratti, verrà ricordata negli annali come la primavera dell’amore. Già nel post precedente avevo avuto modo di rendermi conto che il mondo, intorno a me, copula e anche alla grande. E ovviamente tutti copulano, tranne me.


Questi son dettagli. Qualche settimana fa, quando ancora la salute non mi abbandonava, mi sono ulteriormente reso conto che chiunque ha il suo fottutissimo +1. Tutti. Anche le più checche. Anche i più stronzi. Tutti. Tutti quelli con cui mi sono incontrato nella mia vita, per qualche motivo, adesso hanno un loro +1. Anche alcuni protagonisti dei miei post, adesso hanno un loro +1. E così in questi quasi trenta giorni in cui non ho scritto una ceppa leppa, un pensiero, sordo, latente, inespresso ma molto presente nella mia testa mi ha tampinato: ma vorrai vedere che niente niente il problema forse sono io? Vuoi vedere che in realtà quei ragazzi carini, non mi cagano più perché sono io davvero insopportabile????


Scusate finisco la macedonia di fragole. Ottima. Davvero ottima. Ecco poi il problema reale è che da quando questo pensiero mi consuma le meningi, io ho inziato a trangugiare qualsiasi cosa mi passi tra le mani. Posso darvi qualche esempio. Avete presente l’edizione limitata delle m&m’s quella per i mondiali con i colori dell’Italia. 224 gr. Ieri sera sono spariti in tre minuti. Potete immaginare la versione merendina dei Pan di Stelle. Se non l’avete mai assaggiata probabilmente no. Non avete la più pallida idea di che cos’è. E poi io adoro le stelle. Per cui. Oppure la Nutella. Ora mai ci vado direttamente con il cucchiaio grande. Insomma vi rendete conto?


Vi ripeto, probabilmente no. Per ridarmi un attimo di dignità ho deciso di andare dalla mia parrucchiera di fiducia, la Sabry ha tentare di ridare una forma decente al mio viso. I miei capelli erano in realtà la chiara e semplice rappresentazione della lesbica camionista che convive con il mio Annabbelle Bronstein ego. Insomma. Entrato mi sono reso conto che però la Sabry non c’era. Subito vengo aggiornato dalla sua sostituta, la Ely, che ha partorito da poco. Tra l’altro debutta nella mia esistenza con un simpatico invito: “Che ne pensi se facessimo un taglio alla maschietta?”. Ecco brava. Proprio alla maschietta. Anche lei non ha saputo resistere al mio fascino lesbo-camionista.


Mentre lei sminuzzava, sfoltiva, e tagliava, il pensiero spacca meningi (e anche un po’ spacca cazzo, permettetemi) continuava a far capolino nella mia testaccia di merda. E si effettivamente almeno sette persone che sei mesi fa erano single ora hanno un ragazzo. E sì, almeno quattro persone che fino a un mese fa si dichiaravano soli e senza storia ora hanno un trombamico o almeno un tipo con cui fanno i pomicio party. E io? Nulla. Io sempre quelle fugaci e celerissime sedute di sesso. Touch and Go. Che mi possono anche bastare. Ma fino a quando. E fino a che punto. Insomma è vero che la carne è tanta, oltre che debole, ma il mio povero neurone?


Deve rimanere solo a vita? Mmmmm. Io spero di no. Andiamo non è giusto. Guy dice che non devo fissarmi troppo. Ma lui ha il suo +1. Ciù Ciù dice che non ci devo pensare più, che tanto quando deve arrivare arriva. Ok, non ci penso. La Burina invece dice che non è vero, che tanto scopo uguale. E che forse devo cambiare atteggiamento. Ma sapete quanti atteggiamenti ho cambiato fino ad ora? Uff. Un fottio. E poi Burina è bono. Per cui non conta. I boni sono sempre avvantaggiati. In tutto. E lui è n’altro che dice che non è vero. Mah. Non mi sento per niente convinto. Affatto. Comunque può essere.


Quando Ely ha terminato il taglio devo ammettere che un pochetto mi sono piaciuto di più. Certo quando uno è insicuro c’è ben poco da fare. Ma devo ammettere che mi sono sentito un tantino meglio. E poi Ely è stata così pragmatica: “Tiè, vedi mò che poi fa”. Io ho salutato e sono tornato a casa. Mi sono iniziato a chiedere cosa potessi fare? Poi ho pensato bene di partire dalla fonte. Ovvero. Io mi piaccio. Ok. Cioè no. Non è vero. Mi accetto così come sono, però. Così suona meglio. Nella mia esistenza ho avuto un ragazzo ufficiale. Anche se con lui poi è stato un disastro. Un altro ragazzo non ufficiale. Sapete com’è lui era fidanzato, ma con un altro e ci conviveva pure.


E una forte infatuazione. Fortissima. E pensate un po’, lui ora si è fidanzato. Ma che novità. Tutti loro hanno un cazzo di +1. Io no. Ma mi piace qualcuno? Esiste qualcuno che mi piace davvero. Boom. Testa vuota. Effettivamente no. Effettivamente non c’è una ceppa leppa di nessuno che davvero mi prende. E intendo di testa. Oddio forse uno si. Ma ecco, lui non è che mi dia tutto sto spago. Anzi, proprio per niente. E forse tolto lui non c’è davvero nessuno. Ma allora che aspetto? Da chi aspetto gesti di interesse? Da chi desidero attenzioni, se non c’è proprio nessuno che fa al caso mai? Non lo so. Forse sono un mentecatto. O forse solo un frocio di merda.




E non lo so davvero. Resto un attimo interdetto. E mi rendo effettivamente conto che oltre ad una stylist, un professore di italiano, un personal trainer bonissimo e almeno 500 euro per rifarmi il look per l’estate avrei bisogno anche di qualcuno che mi piace. Ma che mi piace davvero. Oramai la situazione è questa. Dopo tre anni a Roma, e dopo averne fatte di bendonde, ed essermi messo a pari con tutto quello che non avevo ancora fatto nella mia vita, bè ora davvero comincia seriamente la ricerca del mio fottutissimo +1. Ecco quello di cui avevo bisogno. Un obiettivo. Ed ora, io mi metterò seriamente a cercarlo. E voi, che siete lì fuori, cominciate ad avere paura. Ma tanta.

lunedì 3 maggio 2010

Singletudine



Questo weekend purtroppo ho solo lavorato. Sia sabato che domenica ho avuto dei turni di lavoro che definire massacranti non rende l’idea. Venerdì però sono uscito ed ho partecipato alla serata Condominio. Con me Guy, Ga, Tata e Chicco. La serata è stata un po’ moscia sinceramente. Forse perché bere un drink senza ghiaccio bè ecco, non è il massimo. E poi perché mi sono trovato Mr. Music I Like davanti e non ho capito assolutamente nulla di quello che mi ha detto. Non che io sia stupido. Forse anche quello. Ma è che sono sorda. Ma sorda davvero. Dopo i saluti di rito, lui ha detto qualcosa, che io non ho capito. Ed ho solo sorriso. E basta.


La serata poi non è che sia andata granché meglio. Con questi 33 cl di alcool in mano, con la stessa temperatura di una cioccolata Elah, che non riuscivo a mandare giù, e che non mi davano alcun senso di ubriachezza e che per cui non andavano minimamente a inibire la mia timidezza, ero lì che mi chiedevo il senso di quella serata. La musica poi, a parte qualche momento, non mi ha preso quasi per niente. Scusate. Intingere le gocciole nel barattolo della nutella e scrivere contemporaneamente non è così semplice come credevo. Adesso vado a lavarmi le mani e giuro che la finisco. Ok. Almeno ancora un altro.


Eravamo circondati da una marea di boni devastanti. Gay. Di quelli che alle solite serate non li vedi affatto. Sono quelli che non escono mai, e se lo fanno è solo per serate cool come il Condominio. Ma sia io che Guy eravamo leggermente sottotono. Anche il Sollazzo c’era, e non ha perso tempo per fare battute che non ho capito. Comunque l’unica cosa degna davvero di nota, e che ho passato circa venti minuti a parlare con un amico (anzi, dopo questa anche conoscente direi) che mi ha presentato a un suo amico chiamandomi ANDREA. Naturalmente io non avevo capito che si stava riferendo a me. Io avevo capito che il suo amico si chiamasse Andrea.


Ma si può. E io ancora più grave ho urlato a gran voce, “Piacere Annabelle”. Facendo credo ben tre pessime figure in una. Mah. Ma questo non potrebbe essere sufficiente per capire quello che mi frulla nella testa in questi giorni. In serate del genere rimango solo deluso. E se per la timidezza di cui sopra, e l’assenza di alcool in circolo sono stato più in down del solito e bloccato sul da farsi, quando il pensiero di qualcuno che ti piace ti assale nella vita di tutti i giorni bè resistere alla voglia di prendere a testate ogni muro diviene molto più complicato. Ma non è escluso che io l’abbia fatto. Ho riflettuto però su quello che mi succede intorno.

Questa primavera sembra abbia risvegliato davvero tutti. Insomma Ga cede a uscite finalizzate al pomicio party, la Du Barry oramai accasatissima e innamoratissima, Guy invece ha passato un primo maggio sotto coperta, e non era solo. Affatto. Dall’altra parte della città, c’ero io sotto le mie coperte, da solo che mi torturavo con diecimiladuecentosettantasette domande. Che sia chiaro, non che io sia geloso di loro. Sono i miei amici, e sono molto contento che finalmente abbiano ceduto ai loro apparati riproduttori. Ma io? Perché io no? Non fatemi trascendere nel patetico, non sono una teen-ager ossigenata con la smemo. Lo sono stata però.


E di tempo ne è anche passato. Ma forse mi viene il dubbio che il problema sia io. Forse mi faccio tremila problemi per avere una storia, e probabilmente il mio inconscio non la vuole affatto. Sono stufo di dover credere alla storia che quando meno te lo aspetti l’uomo giusto arriva. Io non mi aspetto mai nulla, e sono ancora qui a farmi le stesse domande. Per questo, ieri sera, dopo tre giorni di lavoro devastanti ho risposto a un messaggio. Lui è il mio chiodo-scaccia-chiodo. Ovvero, lui era la mia prima scopata dopo la Polpetta. Non gli avevo dato molto credito, nel senso che inizialmente manco mi entusiasmava, ma dopo la dipartita della Polpetta dovevo dargli comunque una chance.


Da allora ci siamo rivisti un paio di volte, non più di due all’anno, e ieri mi chiedeva se poteva fare un salto a casa per farmi un salutino. Ieri ho pensato che forse ne avevo bisogno. Che forse dovevo sfogarmi. E ho detto si. Il sesso, quasi due ore intense, senza sosta, è stato davvero ottimo. Grande. E non parlo di misure. Quando se n’è andato, sono saltato sotto la doccia, e mentre erò lì che mi lavavo, pensavo a come mi sentivo. E non mi sentivo per niente bene. Non ero soddisfatto. Non era quello che volevo da me e dalla mia vita. Ussignur se mi ha fatto bene, ma non aveva soddisfatto il mio unico neurone ancora in vita. Mentre era ancora intento a fumarsi una sigaretta mi notifica il pensiero.


Ti piace scopare. Ti è piaciuto scopare con lui. Ma lui non ti piace. E io ne prendevo atto. Ne prendevo coscienza. Appurato ciò sono andato a dormire. Sono andato a letto, con l’assoluta convinzione che devo ricominciare di nuovo da zero. E visto che mercoledì parto per andare a Milano, (ricordate, sono anche un’attrice ;) ) sarà proprio questo viaggio che mi servirà per capire finalmente la direzione. E voglio che sia così. Soprattutto perché devo cominciare a prendere coscienza del fatto che io non sono solo. Ma sono semplicemente single. E questa sono solo paranoie da single e nulla più. Singletudine appunto. E nulla più. E ora fatemi finire di pulire il barattolo di Nutella.