giovedì 4 luglio 2013

Gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #1 - Il giornalista triste


Bene, devo ammettere che negli ultimi mesi di castigo sessuale che mi sono auto imposto, tra peripezie di ogni genere, per riabilitare la mia immagine agli occhi di me stesso, in primis, ho deciso di cedere a gli appuntamenti. Ed ho deciso che per tutta l’estate mi darò da fare a conoscere nuove persone. Persone con le quali scambio qualche messaggio sui vari siti e social d’interesse. Facciamola finita con la balla che uno va in discoteca o a fare l’aperitivo e incontra l’uomo della sua vita. Visto soprattutto che ci pregiamo tutti di un’intelligenza. O qualcosa di molto simile.

Ecco perché il mio primo appuntamento della stagione me lo sono ritagliato un pomeriggio di due settimane fa, circa. Lui mi aveva abbordato su Grindr qualche sera prima. Per essere più open e friendly quando torno a casa la sera tengo accesa la malefica applicazione. Così girando in macchina e passando per più quartieri mi auto costringo ad inflazionare il mio profilo. E inevitabilmente almeno tre o quattro persone rimangono folgorate (si è proprio il caso di dirlo) dalla prestanza del mio profilo. (#credeghe). In ogni modo mi scrive questo tale che noi chiameremo Enrico Mentana, visto che fa il giornalista free-lance.

Devo ammettere che nonostante l’ora tarda, (erano le due circa) è stato molto carino ed abbiamo conversato sul perché eravamo lì, in quel momento connessi a Grindr. Io ovviamente ho la tattica di non rivelare mai i miei veri intenti. Attendo sempre che l’altro si sconfessi per primo, per poi dire la cosa più giusta che si incastri meglio. Ed anche in questo caso non mi sono smentito. Lui cercava una persona da conoscere. Era stufo delle dinamiche Ciao, piacere, scopiamo, Addio. Ovviamente anche io sono stufo di queste dinamiche. E gli ho detto che non mi sarebbe dispiaciuto incontrarlo.

Mentana ha 38 anni, alto 190 cm, fisico importante ma non grasso. Rosso. Barba e testa rossa. Un dettaglio che nell'ultimo periodo ha sempre stuzzicato, e non poco la mia fantasia. Insomma a me, nella mia testa, dove c’è quel piccolo e solitario neurone vagabondo, un sexy sollazzo con un bear rosso, vestito di camice a quadri e jeans attillati non sarebbe affatto dispiaciuto. Ma noi (cioè io e Mentana per capirci) volevamo qualcosa di più. Quella cosa che ti fa venir voglia di andare oltre e conoscere in maniera esclusiva qualcun altro. La passione. I fuochi d'artificio. Mi spiego?

Ed infatti cinque giorni dopo, eccomi aggirarmi in quel di Monteverde Vecchio, alla ricerca della sua via. Finalmente arrivo. Abita in un palazzo vecchio ma carino, al  piano terra, che in realtà è un piano alto. Appena entro dentro lo trovo affaccendato al pc che scrive. Naturale, penso è un giornalista d’assalto del la capitale. Ma vengo invaso da una svampa devastante che mi addenta al naso. Mentana deve aver letto il disgusto sul mio volto e si affretta a scusarsi “Mi dispiace, purtroppo sono stato fuori per lavoro, e ho ritrovato casa inondata. C’è stata una perdita dall'appartamento di sopra ed è saltato l’impianto elettrico e c’è muffa ovunque. E’ un disastro”. Che tristezza.

Porello, a saperlo mi portavo dell’ossigeno portatile, così evitavo di estinguermi. Decido di soprassedere questa devastante puzza ed inizio a parlare del più e del meno. Mi racconto parlando di me, del mio lavoro, dei miei interessi. Perdiamo anche dieci minuti a parlare de La Grande Bellezza di Sorrentino, film che lui ha già visto e che rivedrà ancora con i suoi amici. Gli racconto delle mie storie passate, della mia passione per la scrittura, e per l’innata e sempre stimata voglia di cazzo. In maniera molto naturale a dire il vero, perché in fondo a una certa età bisogna pure diminuire i filtri, ed essere sinceri.

Ma i gay si stufano subito. Si stufano a tal punto che ti viene voglia di buttarti dalla finestra, nonostante sia un piano alto, e sai che non ti farai assolutamente male. I suoi lunghi silenzi ed il suo annuire e basta mi hanno fatto venir voglia di leccare la muffa dai muri e morire in una maniera molto strana come se fossi in CSI New York. Mentana, il giornalista, non si è scucito né mosso. Seduto sull'estremo più lontano del suo divano a tre posti mentre io annaspavo chiacchiere inutili e soporifere su di me. Sono riuscito a scuoterlo un attimo quando gli ho chiesto delle innumerevoli stampe appese ai muri. Finalmente un guizzo. Un luccichio in quei occhi tristi ed annoiati.

Mi ha dettagliatamente raccontato la storia di ogni stampa, dove li ha comprati e per quale motivo. Addirittura di una mi ha detto che ha tirato il prezzo, con il venditore, pagandola una stronzata. Ma il suo valore è ovviamente inestimabile e prezioso. Tutto ciò mi sa irrimediabilmente di collezione di farfalle. E rido tra me e me. Ma forse ognuno ha le sue. Io colleziono cd dannatamente pop, biglietti dei concerti, stagioni di telefilm di Grey’s Anatomy  e flyer della Popslut Night. Insomma pure io posso sembrare un mezzo psichiatrico non vi pare?

Ma non è tanto questo. Io capisco che in periodi come questi il sesso ASAP e asettico è privo di ogni senso e raffredda le voglie. A tutti. Ma essere anche totalmente disinteressati e morti cerebralmente aiuta ugualmente? Insomma qualche tempo fa anche se dicevo CACCA o PIPI’ l’occhio del mio interlocutore era almeno vispo e presente. Mi sono arenato. E lì in quel salotto ho messo la parola fine a quella farsa bella e buona. Mi sono fumato una sigaretta, e mi sono defilato, ringraziando per il piacevole pomeriggio (???) e fuggendo come se non ci fosse un domani al limite della corsa.


Adesso oltre a metterci in nomination per i #MIA2013 seguendo questo link, mi è venuto in mente se ho davvero bisogno di questo. Di questo vuoto assoluto, impacchettato e privo di ogni sentimento? Privo di un qualche respiro spontaneo? No. No. E ancora no. Non si rianimano le storie finite, figuriamoci se posso perde tempo a rianimare i morti in partenza. E' evidente che Mentana non è il mio lui. Ma non mi fermo, non mi arrendo e vado avanti. Perché l’improbabile appuntamento numero 2 è già alle porte e ve ne renderò conto ASAP. As usual.

lunedì 1 luglio 2013

Lost in Translation Amici Edition

Dove sono finito? Non lo nemmeno io. Ad essere sincero forse mi era passata la voglia. O forse ero solo troppo depresso perché dovevo rendermi conto che avrei dovuto festeggiare trent’anni. Lo so che uno è giovane ancora a trent'anniMa ne ho lette talmente tante sui trenta che l’ansia mi è venuta per davvero. Ho letto che ti si riduce il pisello, che i capelli si fanno più radi e che inizia a mancare addirittura il desiderio sessuale. Tutte cose che poi in realtà, per quanto mi riguarda non sono avvenute. Anzi. Ma non bisogna mai sottovalutare le situazioni. Perché i drammi, sono sempre dietro l’angolo.


Aprile e maggio sono stati mesi strani, non mi sono reso conto bene di quello che avevo in testa e di come mi sentivo. In realtà sono andato in giro, con mio cugino dell’Australia. Mi sono ritagliato spazio nei week end e lo portato in Toscana, a Venezia e dai parenti in Abruzzo. Mi rendo conto che ve ne importa tantissimo, ma quello che voglio raccontarvi è accaduto qualche giorno prima che lui ripartisse. Per tutta la sua permanenza qui a Roma il suo Grindr ha trillato più del mio telefono. E tra gli altri un’ex amico di Maria lo ha pesantemente tampinato. Fino a che un venerdì mattina, mentre io ero a lavoro ne hanno fatto di ben donde.

La mia devastante voglia di cazzo ha superato le barriere linguistiche e quelle delle decenza. Perché intorno alle 14 mio cugino mi manda questo messaggio:  “What time are u home? Can we make it 3?”. Adesso io parlo un discreto inglese. Neanche ve lo sto a dire che cosa sia successo nel mio cervello. Quel piccolo, inutile e dannatamente arrapato di un neurone che mi ritrovo non ci ha pensato due volte ed è partito lo stachetto di “3” di Britney. E tutto ciò che ne consegue. Che volevate capirci in questo messaggio se non vieni che ne facciamo di bendonde a tre?

Io ero ancora a lavoro. Nel giro di dieci minuti dieci ho sbrigato tutto quello che non avevo fatto in una mattinata intera, ho preso le mie cose, strisciato il budge e sono fuggito verso casa. Erano appena le 14:30, ed avevo ufficiosamente intuito che qualcosa non andava. Insomma mio cugino si era chiuso dentro e nessuno mi apriva. Rileggo il messaggio. Insomma magari ho capito male io. No. Mi ha chiaramente detto che lo vogliono fare a tre. Figuriamoci se io mi lascio scappare un threesome con incesto familiare annesso.


Passano dieci minuti. E’ evidente che c’è qualcosa che non va. Deduco coscienzioso. Telefono a mio cugino. Risponde e gli intimo di aprire la porta ASAP. Lui viene, visibilmente imbarazzato e in inglese mi sottolinea stizzito che mi aveva chiesto di tornare dopo le tre. Bè anche meno. Eppure a casa mia “We can make it 3” significa che lo avremmo fatto a tre. Ma nessuno mi ha ancora detto il contrario, per cui entro e faccio la gnorri fino alla fine. Insomma mi trovo già nel bel mezzo di una mega figura di merda, tanto vale che la concludo degnamente. No?

L’Amico di Maria, piuttosto che di Maria mi sembra amico di un qualche CIM. Leggermente imbarazzato anche lui, è disorientato spazio tempo al punto che biascica qualche incomprensibile vocabolo. A questo punto prendo mio cugino e gli dico chiaramente che cosa dobbiamo fare, insomma io non sono mica una locandiera affitta camera ad ore. Ho gli ormoni in subbuglio e sono piena da morire. Lui mi guarda come se avessi deciso di portarlo alla benedizione domenicale del Papa e sorridendo dice che io non ho capito una beneamata ceppa.

Ottimo. Sorrido ed invito l’amico di Maria a prendere un caffè con noi altre paze dell’entroterra abruzzese e australiano. Di lì, a poco l’Amico di Maria è praticamente diventato anche Amico mio. Pensa che culo. Mio cugino lo aveva abbondantemente ragguagliato su tutti i cazzi miei: cioè che ho un blog, che scrivo, che faccio questo e quell'altro. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E dopo aver fatto le amiche del sabato pomeriggio lui esce e manda un sms a mio cugino chiedendogli di raggiungerlo al bar di fronte casa per parlare altri cinque minuti.

I minuti diventano venti, e quando mio cugino torna mi racconta che l’Amico di Maria lo ha implorato di rimanere in Italia. Di trasferirsi e di andare a vivere insieme. Di essere profondamente innamorato e non riuscire già a vivere senza di lui. Figuriamoci se potrà mai vivere col pensiero di lui a 16000 km di distanza. Ovviamente mio cugino non ci ha pensato neanche trenta secondi e lo ha invitato ad andarlo a trovare a Sidney. Ma si #credegheagliufoeaicangurivolanti. Detto ciò sapete qual è la morale di questa simpatica avventura?
1. Devo ridefinire il mio concetto di buona comprensione della lingua inglese che ho scritto sul Curriculum Vitae
2. Il dramma è sempre dietro l’angolo.
3. Mai fidarsi di ciò che dice mio cugino.

Ma non è finita qui. Perché l’epilogo drammatico di questa serie di eventi incomprensibili si conclude il lunedì successivo. Dopo aver accompagnato mio cugino in aeroporto, rientro in casa e prendo possesso della mia residenza rimettendo in ordine e facendo centordici lavatrici e sbram, davanti a me si palesa un asciugamano smerdaterrimo. E qui adesso si apre il dubbio amletico: Chi vuoi che sia stato??? Non lo sapremo mai. M.A.I. Oppure si, io già lo so, ma non ve lo dico.


N.B. La foto del Manzo in alto è puramente casuale, e non riguarda l’Amico di Maria di cui sopra. 

lunedì 24 giugno 2013

Votateci Asap


Ecco qua.
Rieccomi. Avevo promesso a me stesso che questa settimana avrei finalmente ridato una dignità a questo stramaledetto blog. Si perché ultimamente è davvero stramaledetto. Un po' dalla qualsivoglia. Ma non posso non amarlo più. Insomma, ha dato sfogo ai miei trip psyco più devastanti. Ma prima di riprendere le fila del discorso vi chiedo un piccolo e necessario gesto. Se l'anno scorso per un motivo o per l'altro non abbiamo vinto, quest'anno DOBBIAMO assolutamente fare in modo di prendere un Macchianera Italian Awards (ovvero il premio che ogni blogger vorrebbe avere ). Ma prima di tutto c'è il red carpet, per cui vi prendete 5 minuti 5, cliccate qui, leggete i prezioserrimi consigli del Signor Ponza e ci votate. C'è tempo fino al 15 agosto. E potrei ringraziarvi in un modo personale e particolare. Ovviamente non dirò mai quale fino a quando non vinciamo il premio. Siete avvisati. Su su.

martedì 4 giugno 2013

Serena Ferretti.





Ieri sera il tweet di cui sopra mi ha lanciato nello sconforto più assoluto. Si perché basta guardarsi intorno per capire che tutti si sposano. Chiunque fa il grande passo. Ed io, e a questo punto non solo io, sono arrivato alla conclusione, che si forse il matrimonio, inteso più come due individui che si uniscono, non è poi così male. No. Sono sincero. Ho sempre odiato l’idea di doversi giurare amore eterno. Per me si è sempre trattato di una sorta di contrattualizzazione nero su bianco dei sentimenti. E i sentimenti, seppur sinceri possono cambiare.

Ma quest’anno, un po’ forse perché mio fratello si sposa, un po’ perché sono in una fase no alternata e prolungata (Tracey Ullman mi leggi?), mi sento di rivalutare tutto. Nella maniera più positiva ed inaspettata che posso. Si perché in fondo io ho cambiato idea a riguardo. Insomma sono arrivato a pensare che sia più un impegno reciproco che ogni giorno va onorato. Costruire mattoncino dopo mattoncino la quotidianità, dividere le sofferenze e gioire dei successi. E bè, poi amarsi, ovviamente. Fare l’amore. Ci sta tutto dentro. In ogni senso anche. Ma non solo, essere responsabile di un qualcosa.

Ovviamente, come tutti sappiamo, mentre il mondo, lentamente si sta aprendo alle unioni omosessuali, qui in Italia il discorso è ancora difficile e poco considerato dai più. Anzi. Più semplicemente non esiste. Ma voi, single vi sposereste mai? Ecco, il mio tarlo si è bloccato esattamente qui. Io, conoscendo il gay medio (capitolino), non mi sognerei di sposarmi mai e poi mai. Ma non perché voglio fare la figa di legno o quella che ha un’eccessiva considerazione di se. Niente affatto. Io so semplicemente che non c’è ne, almeno per me.

Oramai penso davvero di averne provate di ogni. Mi manca giusto di vendermi all’asta al migliore offerente. E penso che alla fine non mi si comprerebbe nessuno. Ma facendo delle accurate riflessioni tra me e me ho concluso che io sono sempre la persona sbagliata, al momento sbagliato, nella vita di qualcun’altro. E questo, non puo’ che non darmi il sensore che non avrò mai la mia relazione equilibrata, sdolcinata, sincera e paritaria che per me sogno. Lo so, volete degli esempi. Ne avrei a bizzeffe, ed anche se non vorrei, tocca generalizzare.

Quando decido di fare solo del sesso senza complicazione alcuna incappo in quello che vuole un fidanzato che gli faccia i grattini sul divano. Quando decido di fare io quello che vuole una relazione incontro quello che è nella fase che si vuole solo divertire. Quando decido che devo allargare gli orizzonti e voglio solo un appuntamento, inciampo in chi invece ha una vita talmente esageratamente fitta di impegni che Barack Obama Levati ASAP.

Quando decido di ignorare il mondo intero perché ne ho abbastanza di tutte le tipologie di uomini finora citati, sbuca un qualche demone dal passato che modifica il suo status da single a ufficialmente fidanzato su facebook e perdo la parola per almeno due settimane. Quando mi viene in mente l’unico che forse potrei amare follemente sopra ogni cosa, bè, non fatico a ricordare che in realtà, ecco. Mi odia. Ma potrei andare avanti per ore. E potrei fare esempi sempre più precisi e calzanti.

Mi trovo davanti un bivio. A destra la Singletudine e a sinistra un burrone. E nonostante il sesso, quello fatto bene, adesso siamo nella fase che non ti incontri neanche più per scopare. Perché ci sono troppi km di distanza. Mi chiedo ma io che male ho fatto? Che problema ho che alla fine della giornata appaio ai più come uno spostato? Oppure sono gli altri che sono spostati? Non lo so. Io mi riservo solo di avvertire un senso leggero di amarezza. Profonda desolazione. E voglia di fare le valigie e sparire sul primo treno come se non ci fosse una destinazione nota. E basta.

Per piacere pero’, non scambiate questo mio sfogo personale per una mal sana invidia verso la qual si voglia. Niente affatto. A questo proposito vorrei dire che io amo le coppie e quelli che stanno insieme. Li ritengo dei pionieri, delle entità speciali che non hanno nulla a che vedere col sottoscritto. Delle persone che hanno la forza di condividere sempre, qualsiasi cosa con il proprio partner. Gente davvero che meriterebbe un premio perché non solo amano, ma sono anche amati. Incondizionatamente.

Ed è questo il punto esaustivo di tutta questa drammatica faccenda. E visto che il dramma è sempre dietro l’angolo, sono certo che tutti o quasi vi state chiedendo chi cazzarola sia Serena Ferretti. Non lo so neanche io a dire il vero. O meglio, so che è una ragazza che sta per sposarsi, e che per il suo addio al nubilato è andata in giro per Roma per tre giorni a vendere magliette come da foto. Ed una l’ho comprata anche io, addirittura con un’offerta super generosa (a suo dire) di cinque euro.

Perché in fondo io sono solo una sfigata orrenda che crede davvero all’amore. E spero che ci creda anche lei. Perché in fondo aiuta sicuramente di più vivere in attesa della persona giusta, che vivere con quella sbagliata per tutta la vita. Anche se ecco, in giornate come queste mi verrebbe solo la voglia di prendere spaccare tutto ed urlare fino a consumare le corde vocali. Che pure quello, aiuterebbe un tantino, invece di passare tutta la serata a vedere gli album fotografici dei matrimoni di quelle cretine che venivano all’università con me. 

martedì 16 aprile 2013

Quando si dice il karma



Come dire… A volte la vita è davvero molto strana. Anche se il sottotitolo per questo post potrebbe essere tranquillamente “il dramma è sempre dietro l’angolo”. Ma essendo una costante della mia esistenza, sinceramente rischio che di sto passo ogni post si chiami così. E invece no. Perché questa volta sono rimasto davvero molto basito. Diciamo che negli ultimi sette – otto mesi, visto che non sono andato oltre una pomiciata con la qualsivoglia in realtà ho intrattenuto un intenso scambio di messaggi con un tipo. Architetto, trentenne, castano, occhio azzurro. Insomma un bel tipo.

In principio le nostre conversazioni erano molto vaghe, ovvero parlavamo di quello che ci succedeva il giorno prima, dei nostri interessi vari, amici e via discorrendo. Conversazioni anche piacevoli. Ma poi, ad un certo punto, l’ormone si è insinuato tra di noi. Adesso, che sia chiaro, sono sempre stato scettico ai rapporti che iniziano così. Un po’ per esperienze passate che non hanno portato nulla di buono, anzi. Un po’ perché io sarò antico, ma preferisco sempre il contatto fisico. Che sia anche uno sguardo, dal vivo, ha tutto un altro peso. Non nascondiamoci.

E proprio perché il mio presupposto è questo, per otto mesi non ci siamo mai riusciti a vedere. Strano ma vero. Ma il giorno di pasquetta, finalmente i tempi erano maturi. Ci siamo dati appuntamento alla metro Garbatella, subito dopo aver passato la giornata con i nostri rispettivi amici. Intorno alle 20 mi avrebbe aspettato lì, per poi andare a mangiare un boccone insieme. E chissà che altro. “Aspettami vicino il ponte direzione Ostiense”. Il suo ultimo messaggio. Ed io lì ero. Sotto la pioggia. Mentre lentamente mi si fracicava un cm in più del mio corpo. E lui?

Lui non so davvero che fine abbia fatto. Dopo una ventina di minuti, mentre pensavo a come potermi mettere in contatto con lui, poco più avanti un rumoraccio mi distrae. Una botta violenta. Mi sono anche spaventato perché ero sovrappensiero. Una macchina inchioda, e quella dietro gli va contro senza rendersene conto. “Tutta colpa dei cellulari” penso tra me e me. Ed evidentemente io avevo un problema simile, ma al contrario, poiché non avevo il suo numero. Avevo solo il suo contatto su Planet Romeo. Che insomma, la dice lunga.

Tornato ai miei pensieri, nonostante il trambusto post incidente, mi chiedo come al solito quando organizzo queste robe a cosa stracazzo penso. La prima cosa è chiedere un cellulare. E fare sempre una telefonata anonima almeno un giorno prima per vedere se qualcuno rispondo. Incazzato con me stesso in primis, e passati altri venti minuti, sento cocente la vergogna di un bidone addosso. Penso che forse è imbottigliato nel traffico e che sta arrivando. Poi penso che sono una sfigata orrenda, una poveraccia delle peggiori, e che mi fumo un’ultima sigaretta e fuggo via.

Detto fatto. Mentre torno a casa gli avrò mandato qualcosa come una trentina di messaggi. Messaggi ai quali nessuno mi ha mai risposto. Cioè ci pensate ad otto mesi a mandarsi i messaggi tutti i giorni. A qualsiasi cosa? Appena mi vedeva in linea mi mandava una faccina carina con una frase super simpatica che mi faceva sorridere all’istante. La parola giusta al momento giusto. Il buongiorno, la buona notte. Addirittura il messaggino con foto annessa mentre si abbuffava di nutella alle tre di notte. Insomma oltre che carino anche dolcissimo.

Tornato a casa mi sono arreso alla stanchezza, ed anche a tutti i miei preconcetti su di lui. Dovevo ammetterlo a me stesso e basta. L’ennesima, evitabile sola che potevo risparmiarmi. E si, ci sono rimasto male. Tanto male. Intanto gli avevo mandato anche un messaggio, che mi ero ripromesso essere l’ultimo: “Ti lascio il mio numero, così quando ritrovi le palle, almeno puoi chiamarmi”. Mi viene da pensare che sono doppiamente sfigata orrenda. Perché oltre al danno la beffa. Ovvero io che gli mando il mio numero di telefono. Ma tanto.

DUE GIORNI DOPO

Rientro al lavoro. Un po’ triste ma almeno senza più pesi. Ricontrollo Planet Romeo, e lui dal giorno di pasquetta non si è più collegato. Scomparso. Disperso. Probabilmente sulla Colombo, chissà a fare che e con chi soprattutto. Quando, il telefono squilla. “Hey, scusami, ho visto ora tutti i tuoi messaggi. Volevo spiegarti cosa mi è successo. Ho tamponato una macchina proprio davanti la metro. Ti stavo scrivendo un messaggio, ed il tipo davanti a me si è fermato. Io ovviamente non l’ho visto in tempo. E niente ho passato gli ultimi due giorni in ospedale con un trauma cervicale. Mi spiace, ma mica ci sei rimasto male. Ovviamente dopo non ho avuto modo di avvertirti. Mi spiace se sei rimasto male. Davvero…

Ecco. Adesso posso scriverlo. Il dramma è sempre dietro l’angolo. Sono una sfigata orrenda. E credetemi non ho davvero più le forze per gestire la mia esistenza. 

venerdì 29 marzo 2013

Sex Austerity

Sapevo che sarebbe successo. Prima o poi il troppo stroppia. Ed è inevitabilmente successo anche a me. Così dopo mesi di sesso compulsivo ed incontrollato ho dato un chiaro e sonoro stop. A tutto. E  a tutti soprattutto. Motivi? Be inutili dettagli che riguardano la mia salute, nulla di grave state sereni, e il perentorio pensiero che mi trapana tempie ed anche un po' le palle. Ovvero io qua che cazzo ci sto a fare? 

Insomma si, ho un lavoro, ho degli amici, fantastici, sono una persona con delle movenze dannatamentepop. È poi? Ultimamente mi sono fissato con il chiedermi se dovessi morire cosa resterebbe di me. Lo so. Pensare ad una cosa simile è solo un trip. Ripetitivo ed anche abbastanza noioso. Ma io mi pongo sempre domande simili per un eccesso di giudizio nei miei confronti. Insomma non ho di certo la condotta di una Santa, ne tanto meno aspiro a ciò, ma prima o poi arriva quel momento in cui una persona ti si avvicina e ti mette a disposizione il suo cuore?

Perché che qualcuno non voglia il mio lo posso tranquillamente accettare, ma non mi pare che ci sia nessun'altro che voglia dare il suo. Così lentamente e inesorabilmente  i giorni passano e ho sempre meno la percezione di me che si relazione col prossimo. Nell'ultima settimana che il mio coinquilino si è levato dalle palle ho riflettuto su quanto tempo io sia stato in silenzio. Senza parlare con nessuno. Senza esprimere un pensiero. Ecco ho trovato che sia infinitamente triste. Non che questo abbia una stretta connessione col sesso.

Non fatemi mischiare le cose. Questo ha insinuato e riportato a galla un pensiero vecchio che volutamente avevo rimesso. Sono solo. Solerrimo. Ed inevitabilmente, diretto come un treno sono ritornato a pensare a quanto sia ingiusto. Insomma c'è gente con le Hogan che è fidanzata. C'è gente che scambia Twitter per Gay Romeo e si rimorchia la qualsivoglia mentre il ragazzo è a far progetti su come dipingere la camera da letto. Come mi  ha detto qualche tempo fa Guy: "C'è chi ha denti e non ha il pane. E viceversa".

E mentre tutto va al contrario di come dovrebbe la conclusione è come sempre amara. Mi chiedo solo se possa andare peggio di così. E la risposta è chiara. Si. Io mi preparo al peggio, perché il dramma è sempre dietro l'angolo, e quando il dramma prende via... Insomma nessuno è capace di dargli un taglio. Specialmente io. Ma non fare sesso per più di un mese per me è inaspettato e alquanto deleterio. Mi viene da sorridere perché mi immagino come l'Incredibile Hulk che diventa verde quando s'incazza.

Ecco io divento verde quando non vedo un cazzo. Ma il fiore sboccerà ancora. Per ora, vista la crisi, mi scambio messaggi porno con un mio contatto Romeo. Illudendomi che lui possa finalmente essere il mio Big. Einvece?

sabato 16 febbraio 2013

The Festival Finale


Siccome questo blog oramai è alla deriva, una degna conclusione è il commento live della finale del Festival, featuring Popslut (semmai arriverà), @Guytano__ e chiunque capiti più. Basta premere click, ed ascoltarci!!!!

Valalalassss