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venerdì 3 gennaio 2014

Il mio ex.


Naturalmente quando parlo di mio ex non mi riferisco di certo al tizio in foto. Ovviamente. In realtà c'è la foto del tizio perché proprio oggi anche lui ha annunciato di essersi lasciato, di comune accordo, con il proprio compagno. Ecco questo mi ha fatto sentire terribilmente vicino a Ricky. Per questo lo invito ufficialmente a condividere il suo dolore con me. Magari riusciremmo a condividere anche qualcos'altro, volesse il cielo. In realtà io voglio condividere con voi, miei fedelissimi lettori (#credeghe) la fine della mia storia. Se così si può definire.

#grindr
Era una calda serata di ottobre. Una classica ottobrata di metà mese. In cui le luci dell'imbrunire sono terribilmente instagrammabili ed hai solo voglia di Mcflurry con i brownies. Io ero in giro per Termini, ed in un momento di noia mentre facevo la fila al bancomat delle Poste ho avuto la fantastica idea di connettermi a grindr. Il male di questa nostra società - grindr, ma anche un po' le poste volendo. Ricky non mi perdonerà mai per questo, e proprio in quel momento c'è stato l'inizio della fine. Ho iniziato a scrivermi con questo ragazzo carino. Pugliese, ventiduenne, trasferitosi da meno di un anno a Roma. 

Apro una parentesi. (A me i ventiduenni non hanno mai detto granché, però questo era molto carino. Inutile negarlo). Abbiamo cominciato una solita ed inutile conversazione, senza troppo pensarci su, e poi fin da subito abbiamo deciso di passare all'azione pianificando un incontro. Non in giornata, ovviamente, ma nei giorni a seguire. Una normale e inespressiva conversazione da grindr sottolineerei. Qualche giorno dopo ci siamo risentiti, ed abbiamo deciso di comune accordo di vederci la sera successiva. Detto fatto. 

Ricky, avresti provato dell'invidio subito. Ci diamo appuntamento a San Giovanni, e da li abbiamo iniziato una passeggiata-chiacchierata molto intensa. Un tipo simpatico ed educato, che non te lo aspetteresti essere uscito da grindr. Uno che riesce a coniugare i verbi e che per la prima volta mi è sembrato abbastanza genuino. Però, in me cresceva dello scetticismo. Insomma davanti a me avevo un ventiduenne. A me i ventiduenni non hanno mai stimolato niente di niente. Scetticismo e non solo, iniziavo ad essere molto confuso.

#thedramaisalwaysoverthecorner
Pausa riposaculo al Coming Out, e il primo momento drammatico. Mi appare davanti lo Gnoffolo. Lo Gnoffolo è un nuovo protagonista del mio blog, di cui presto vi racconterò in maniera più dettagliata. Non ci vedevamo da un millennio, ed io ero incredulo. Ero lì a far incontri al buio quando lo avrei limonato molto volentieri. Lui però si accompagnavo con il suo fidanzato. O almeno quello che, io penso che sia, il suo fidanzato. Saluti di rito e arrivederci ASAP. Riprendiamo a parlare e a conoscerci. Scopro che studia Teologia (!) ma non per far il prete. Vuole diventare avvocato della Sacra Rota. 

Sono davvero incredulo. Ma inizio a sentirmi a mio agio. Io, ovviamente, gli parlo senza peli sulla lingua, d'altronde ho una certa età per permettermelo. Gli spiego che mi piacerebbe innamorarmi, che non disdegno il sesso ben fatto, e che comunque mi piace molto fare sesso. Lui è d'accordo, un rapporto senza sesso, muore sul nascere. Lui ci tiene a sottolineare che è un tipo molto religioso. Ma è open, è tutti possono avere i proprio svaghi e passatempi. Lui vuole che io capisca che ha bisogno di frequentare la Chiesa. Io lo ignoro e penso solo al momento io cui glielo prenderò in bocca. Per intenderci.

Ci fermiamo davanti il Carcere Mamertino. Mi racconta di San Pietro carcerato, della sua caduta mentre scende nel carcere, e siamo vicini, mi prende la mano, e iniziamo a guardarci negli occhi. Dritto dritto. Veniamo interrotti da un gruppo di americani che alle 22 passate sta in giro per monumenti. Poco dopo rimaniamo di nuovo soli, e li, inevitabilmente scatta un mega limone. Devastante. Pieno di lingue. Pieno di dolcezza. E soprattutto, valalalasss se ci sapeva fare. Io già mediamente innamorata.

#unasettimanadopo
Vabbè, vi risparmio tutta la melanzosa settimana seguente. In ordine sparso abbiamo fatto tutte le cose che normalmente odio che facciano le coppie: shopping insieme tenendosi mano nella mano, comprare regalini stupidi per lui, comprare cover per l'iphone con cuori, presentarlo ai miei coinquilini, presentarlo ai miei amici, portarlo alla Popslut night con me, pomiciare davanti a chiunque alla Popslut night (per la serie pensavate tutti che ero una sfigata orrenda e invece ho un toy boy e voi no, levatevi asap), parlare come se ci conoscessimo da una vita, dormire insieme, pranzare insieme, cenare insieme quasi sempre. 

Lo so. Abbiamo bruciato tutte le tappe in una solo settimana. Il primo vero drammatico momento c'è stato al decimo giorno quando è partito per la sua terra natia per le celebrazioni della festa del patrono. (#piena). Anche se ci siamo sentiti davvero spessissimo che quasi non ne ho sentita la mancanza. Ritorna e non riusciamo a vederci, per diversi motivi che oggi manco mi ricordo, ma si prepara un dramma epocale. Devastante. Di epiche proporzioni che mai e poi mai avrei immaginato.

Mi arriva a mezzo What's App uno screenshot di lui, il mio +1 non ancora accreditato del tutto, connesso su grindr. Maledizione. Inevitabilmente, il colmo per Annabelle Bronstein. Avere una sorta di fidanzato che fa ciccipucci dalla mattina alla sera e poi si fa beccare su grindr. Ero già nella posizione di dover rinunciare al mio happy ending? Ci ho dormito su una notte intera, ed il giorno dopo, mentre lui era di ritorno a Roma io senza mezzi termini gli ho inoltrato quello scatto. Ebbene non ha avuto un moto di vergogna, nient'affatto. Non ha pensato di scusarsi. Nient'affatto. Non ha neanche pensato di trovare una scusa vagamente plausibile. Nulla di tutto ciò. Voleva solo sapere chi me lo avesse detto. 

Ovviamente io non ho mandato giù la cosa. Devo essere sincero, non tanto per grindr. In fin dei conti non eravamo affatto fidanzati. Ci poteva stare, e probabilmente lo avrei anche capito e sarei andato oltre. Ma c'era qualcosa che non mi convinceva nel suo atteggiamento. Che fino al giorno prima era di una persona davvero coinvolta. Purtroppo però è ripartito ancora, per le terre natie. Sapete altre feste di santi e/o patroni di cui non mi ricordo davvero un cazzo. Abbiamo continuato a sentirci ma di meno. E l'incontro prima che partisse, da cui mi aspettavo delle scuse almeno, non ha prodotto che altre pippe mentali.

Pippe che mi sono fato per giorni e giorni. E dopo un'altra settimana ancora ci siamo rivisti. Finalmente. Era carino. Molto. Abbiamo riso e scherzato un po', quando poi ho ripreso il discorso spiegandogli il mio disappunto nel non avere alcuna spiegazione per quanto riguardava l'Affair grindr, lui mi ha detto che potevo stare tranquillo, che in realtà aveva aperto grindr per scriversi con alcuni amici di giù di cui non ha il numero, ma solo il contatto gridr. Eppure c'era qualcosa che non mi tornava. Avevo l'impressione che non era tutto. Mi viene in mente di aprire il mio grindr, non so per quale motivo non lo avevo aperto più dal giorno che ci siamo incontrati.

Gli dico di connettersi su grindr, volevo vedere se gli arrivavano dei messaggi e se riuscivo a vederlo connesso, avevo il dubbio che mi avesse cancellato. Prima usa la scusa della batteria scarica, poi finalmente lo accende, e mi accorgo dell'orrore. Mi aveva cancellato. Ecco, in quel momento esatto nella mia testa è partita Goodbye, ed ho chiuso definitivamente tutto. Cancellato all'istante. Appurato che mi aveva bloccato, era chiaro che aveva ben altro da nascondere. Io invece non avrei tollerato abbastanza. Lo salutai, in maniera del tutto indifferente.

E chiuso. Ovviamente non si è fatto più sentire. Fino al giorno di Santo Stefano, dove lo ignorato fino a che ho potuto, ma ho dovuto assolutamente rispondere. Perché ovviamente si, ero piena. Ebbene, è evidente che adesso io e Ricky Martin possiamo dimenticare le nostre storie e finalmente farne di ben donde insieme o anche solo rifarci una vita. Io naturalmente sono qui in attesa di un suo invito, e sono sempre più certo che non esiste un fidanzato per me. Certissimo. 





mercoledì 30 gennaio 2013

Rifocalizzare. 2013



























Avevo intenzione di iniziare il 2013 sul blog con una serie di buoni propositi. Ecco i buoni propositi mi servono sempre per iniziare bene l’anno. Ma devo ammettere che i miei buoni propositi sono andati a farsi fottere nel momento esatto in cui ho deciso di metterli nero su bianco. Nella fattispecie vertevano su alcuni punti principali. Prima di tutto cercare una casa nuova. Vivere con un coinquilino etero, calabrese, con la mania della cattiva igiene e simpatico come una diarrea estiva mi hanno convito totalmente a prendere questa decisione. E poi voglio riavvicinarmi ai miei amici. Mi sembra di essere in punizione quassù.

Lontano da tutto e da tutti con troppe difficoltà per parcheggiare. Che sembra una stronzata, ma condizionano inevitabilmente la vita quotidiana. E poi diciamoci la verità, sono stufo di abitare così vicino al lavoro. Non posso mai invitarmi che non mi è suonata la sveglia. Perché qualora fosse anche possibile, in realtà ci metterei comunque cinque minuti ad andare a lavoro. Ecco, necessità anche fondamentale è che devo essere sincero: nonostante io sia in una zona universitaria la media gay è davvero bassa ed orribile. Insomma gay improbabili, nessuno che abbia fatto lo Ied o che prenda lezioni di danza. Anzi a dire il vero  non mi sembra neanche Roma (e in effetti).

Ma se fossero i primi di gennaio parlerei principalmente di una cosa. (Lo so che in realtà è quasi febbraio, ma il tema era questo, non mi angosciate). Ovvero parlerei di come ricominciare da zero. Di come farsela passare (la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba), di come accontentarsi dello stipendio diminuito perché hanno cambiato il contratto (si sa c’è crisi), di come far finta di essere soddisfatti di una vita da single priva di ogni stimolo (no sex in the city vi dice niente?). Insomma di come riuscire a sorridere nonostante tutto. Soprattutto quando sei nell’ultima parte dei venti. Gli ultimi sei mesi per intenderci, prima di passare a trenta.

Ecco, potrete tranquillamente affermare che sono una chiavica e che mi fascio la testa prima del tempo. Ma io vivo di somme, pensieri e riflessioni. Parole, che si infrangono nella mia testa e riverberano fino a sparire. Parole che immagino di dire e che spero mi vengano dette. Parole che mi piacerebbe sentire, che vengano dette proprio a me. E con le quali riuscire ad emozionarmi,  veramente. Così come vorrei. Senza troppe maschere. Ma in realtà a parte Antonio Capitani e Paolo Fox che vedono amori come se non ci fosse un domani, io sono  l’unico a pensare che l’amore così come lo voglio non esiste. Non c’è. E non c’è neanche più nessuno che sia interessato.

Ecco io mi metterei a correre sulla Tuscolana urlando e andando a sbattere contro chiunque. Anche solo per farmi notare. E invece no. Guardo il tempo che sparisce nel tic tac noioso e ripetitivo di un orologio da parete Ikea sperando che qualcuno mi dica semplicemente “Hey come stai?”. Parole semplici. Passi facili e precisi. In realtà mentre io mi rattristo per la poca attenzione intorno a me il mondo va avanti. Ed è proprio questo il punto cruciale e drammatico. Io sono ancora in una stanzetta di cinque metri quadri di Via Giuseppe Acerbi a sognare di diventare qualcuno, mentre gli altri sono già diventati qualcuno. Sono diventati grandi. Si sono fidanzati.  Chiunque si fidanza. Gli improbabili. Gli inaspettati. I meno espressivi. I mostri.

Giudicatemi male. Ditemi soltanto che sono un egocentrico del cazzo. Si. Lo sono. E ne vado anche fiero. Ma non posso resistere a me stesso, non posso far finta che non sia importante perché forse il tempo degli aperitivi e delle single a caccia nell’Upper East Side del cazzo è davvero finito. E forse adesso inizia il momento della sostanza. E per fortuna che ci sono i miei amici. Che davvero senza di loro sarei meno di quello che sono oggi. E non sarei sicuramente felice. Perché nonostante tutto questo marasma riesco ancora a sorridere. Ma non preoccupatevi, tutto ciò serviva solo per rompere il ghiaccio. Il mood è tornato. Ed ora levatevi. 

sabato 1 settembre 2012

Il Pisello Odoroso is back!

Ecco qua. Come promesso a settembre il Pisello Odoroso si è rifatto una botta di lifting! Ovviamente tutto nuovo e rinnovato grazie alle sapienti mani di @Guytano__ che hanno curato la grafica. Grazie. E poi non posso che non invitarvi a lunedì a riprendere la lettura dei nuovi post, che quest'anno avranno una cadenza molto più ravvicinata rispetto al passato. Si, questa volta lo prometto, al costo di pubblicare la fotocopia del mio culo. Ehm. E nel frattempo siete liberissimi di gironzolare su tutti i social network tipo faccialibro, il canale youtube, twitter e tumblr. Ovviamente sono reperibile anche su Instagram (basta cercare annabellebronstein). 
E se proprio non ne avete abbastanza dal prossimo 11 settembre 2012 riprende la mia rubrica Sextastic sulle pagine del Signor Ponza. Insomma, quasi a farvi venir voglia di buttare il pc per terra e saltarci sopra! Ecco. Ma a questo proposito voglio invitarvi a vedere il video di cui sotto, perchè ovviamente da quelle parti scrivono anche Fabry_ , Ariel e Filodrama. Ne abbiam tutti di ben donde, e a questo proposito tocca proprio che ci date il vostro voto per gli imminenti Macchia Nera Blog Awards! Basta cliccare qui e seguire tutte le istruzioni per votare. Grazie.
Detto ciò preparatevi, perchè a breve ci sarà anche un simpaticherrimo concorsone per tutti voi, soprattutto fan di Grey's Anatomy (passateparola).

E' tutto, vi aspetto lunedì con un nuovo inaspettaterrimo post! Valalalassss

AB

venerdì 7 ottobre 2011

Le figure di merda di Annabelle Bronstein: il professore della commissione il giorno della Laurea.



Eccomi qua. E direi anche finalmente. Se avevate avuto il sentore che la cialtrona che è in me si fosse suicidata, beh, dovrete ricredervi. Perché eccola riapparire. In maniera del tutto inaspettata. Ed è riapparsa proprio ieri durante un momento di assoluta drammaticità della mia esistenza. Ovvero ero perso in quel di San Giovanni tra Via Gallia e Via Magna Grecia alla ricerca della mia università privata. Ovviamente me l'hanno pagata, perché figuratevi se io me la potevo permettere. In ritardo di almeno venti minuti sono arrivato alla reception dove mi aspettava una tale che ripeteva come un'ossessa “Lei è Bronstein? E' Lei? E' Lei???”. Si cazzo sono io, e sono tremendamente in ritardo, sfigata orrenda che non sei altro.

Arrivo nell'aula dove le discussioni delle tesi erano già iniziate, e mi rendo conto immediatamente di essere una provinciale. Tutti avevano un'abbigliamento sul casual andante, ed io avevo optato per una simpatica camicia e giacca. Davvero, stavo benissimo, ma effettivamente ero talmente sudato che la macchia di sudore mi arrivava al colletto della camicia stessa. Seduto a un posto qualunque mi sono asciugato il sudore e mi sono soffermato per la prima volta ad analizzare chi erano coloro che mi avrebbero interrogato di lì a poco. All'estrema destra c'era un bono stratosferico, presumibilmente barese dall'accento, capelli corvini con frezze brizzolate e abbronzato da fare schifo. Fede al dito. Fanculo.

Il secondo mi dava di conosciuto. Ma sono passato subito al terzo alla sua sinistra. Vecchio, partenopeo, simpatico, vagamente dolce ma orrendo. Torno al secondo. E inizio a fare un viaggio nella mia testa che neanche Gian Maria dei Prozac + alla sua festa di compleanno sotto acidi. Dove straminchia ti ho già visto? Penso, ma non mi torna affatto in mente. Eppure io so di averlo già visto da qualche parte, so di aver incontrato in un'occasione il suo sguardo. Cerco di ricordare se ho mai seguito una sua lezione. Ma sono sicuro di no. Eppure io non mi sbaglio. Comunque, cerco di ripassare qualche nozione che potrebbe servirmi, insomma devo pur sempre discutere una tesi. Anche se parliamo di un master.

Finalmente tocca a me. Da prassi io sono l'ultimo. Sono sempre stato l'ultimo e lo sarò sempre. Mi siedo e il caso vuole che proprio il mio professore misterioso si prende cura di darmi la mano e prende la mia tesi e comincia a sfogliarla. Figuratevi se c'era quella emerita stronza della mia relatrice, ma parliamo sempre dell'università privata. A quelli interessano i pippi. Mi siedo, e più da vicino sono ancora più convinto che io questo tizio (sulla trentina, mezzo rossiccio, leggera barbetta, bel fisico) ho avuto modo di vederlo già in passato. Ma chi stracazzo sei? Penso e ripenso. Chi sei? Ma perchè sono una fottuta celebrolesa? Mentre penso lui rompe il ghiaccio: “Piacere sig. Bronstein, finalmente ci rivediamo!” e mi stringe la mano.

Ci rivediamo? Ma chi stracazzo seiiiiiii??? Quando in un guizzo di lucidità capisco senza ombra di dubbio chi ho di fronte. Signori e signore io con questo tizio ci ho scopato un mese e mezzo fa. E il panico si è ufficialmente palesato. Trasalisco. Sbianco. Lo guardo fisso e mi rendo conto che lui ha capito che io ho finalmente capito di chi stravalalalasss si tratta. Rimango tipo stoccafisso e imploro che un fulmine mi colpisca nell'immediato. Ma ci sono almeno quarantotto mila gradi fuori ed è assolutamente improbabile. Decido di fare la ragazza con la patata al sugo, laddove sugo sta per “quei giorni” e fuggo in bagno.

Mi lavo la faccia e mi asciugo con i tovaglioli. E mi ritrovo a riflettere su quanto sia figo questo cesso. Ma vabbè, in realtà avevo ben altro a cui pensare. Cosa stracazzo sto facendo in questo cesso pazzesco quando devo discutere una stracazzo di tesi di master? Eh? Ma sei cogliona? Levati va. Torno in me ed esco dal bagno e quando rientro nell'aula sembro tipo una bambina che ha visto la Santa. Con un'aria melodrammatica che manco Mariangela Melato, sento uscire dalla mia bocca in maniera del tutto inapettata: “Chiedo scusa, mi sono vestito troppo pesante e mi stava mancando l'aria. E' tutto apposto, possiamo procedere, adesso”.

Comincio a discutere la tesi e, credetemi, non avevo minimamente idea di quello che stavo dicendo. La mia parlantina dei giorni migliore è venuta a salvarmi e mentre parlavo ci credevo davvero. Insomma ne avevo davvero di bendonde. Ma il dramma è sempre dietro l'angolo. E se aver sgamato che al professore avevo fatto una delle mie interviste approfondite vi sembra abbastanza, questo, inaspettatamente decide di interrompermi e farmi una domanda. Quella più temuta. Quella che più speravo non mi facessero. “Mi parli del bilancio d'esercizio”. Ahhhhh. Volevo urlare, fare una coreografia di Osvaldo Supino, strapparmi i capelli e farmeli ritrapiantare. Insomma, io davvero lo ignoravo con tutto me stesso.

E per la prima volta ho seguito il consiglio di mia madre. Ovvero ho detto la verità. “Professore, sinceramente non avevo previsto di approfondire la mia discussione sul bilancio, poiché si tratta di un'argomento talmente specifico e fuori dalle mie corde che è meglio non addrentarcisi. Però il bilancio si confà di tutti quei documenti che accertano la vita aziendale, lo stato patrimoniale, il conto economico e tutti i documenti che formano la nota integrativa. Rispettando i principi di chiarezza, verità.... E... E... E.... MMMMMMmmmmm. (Pezzo di merda aiutami, ne abbiamo anche già fatte di bendonde, aiutami, aiutamiii))))...”

“Vabbene, vabbene. E' stato esaustivo. Si può accomodare”. E grazie al cielo, penso. Mi alzo e mi accomodo fuori e attendo che ci richiamino per consegnarci l'attestato. Finalmente. Finita la manfrina della consegna, saluto i presenti e guadagno l'uscita con una sigaretta già in bocca. Quando vengo raggiunto da una mano che mi afferra la spalla. Ed è proprio il mio professore. “Complimenti, hai scritto una bella tesi”. Io, quasi a morire di vergogna rispondo vagamente: “Grazie, ma non è merito solo mio, ho avuto tanti colleghi e persone che lavorano con me che mi hanno aiutato...” Pausa. Pausa. Pausa. Rompo il silenzio, e mi viene in mente di fare una domanda idioterrima: “Bè tu come stai, come va?” e lui con un sorriso a trecento denti “Bene, il mese prossimo mi sposo, con la mia ragazza!”.

Bene. Annabelle is back. E le sue perenni figure di merda. Anche il giorno della laurea. Secondo voi cosa potevo aggiungere a quell'affermazione? Nulla. Mi sono girato e sono fuggito. Come se non ci fosse un domani.

sabato 21 maggio 2011


Ebbene tutto è pronto! Dalle 23.30 till the world ends, questa sera al Rubik in Via di Libetta 13, sarà Popslut! Preparatevi, perchè ci saranno movenzepop e limoni ininterrotte! E per tutte le info ufficiali, comunque vi rimando qui. A stasera!

mercoledì 6 aprile 2011

La Tuta. E tutto ciò che comporta.


Lo sentite? Quel solicello che comincia ad essere più caldo? La temperatura che di giorno in giorno aumenta sempre di più? L’improvvisa voglia di uscire e andare fuori? E’ l’aria della primavera che comincia ad impossessarsi dei nostri istinti. Non so voi, ma il mio corpo alla primavera reagisce malissimo. Gli ormoni impazziscono, si picchiano tra loro e cominciano una dura lotta. La ragione poco a poco va a farsi un giro e la voglia, perenne, di interviste e waka waka occupa maggiormente i miei pensieri. I durelli si moltiplicano, a qualsiasi ora del giorno e della notte e i pensieri inciampano su di loro con un solo obiettivo, la voglia di ceppa. Sempre. Insomma, un vero e proprio esempio di risveglio del corpo.

Se la prova costume è ancora lontana, e grazie al cielo anche il caldo torrido, in questo ritrovato clima, in cui si sta ancora bene perché non si muore soffocati dall’afa, un dettaglio del maschio italico (frocio e non) spicca in maniera esagerata alla vista di tutti noi. Sì. Lo so. Il titolo ve lo ha già svelato, ma pensateci un secondo, all’università, sullo struscio, nei negozi, al lavoro, intorno a voi si sono tutti messi una bella tuta. Eh sì. Perché è questo l’accessorio fashion ed extra cool che ci manda tutti in visibilio. Credetemi. Sarà l’ormone che ha spodestato la ragione (per quanto ne avessi), ma l’uomo in tuta stravince, e convince, in attesa dell’arrivo dello shorts. E pensare che quando andavo a scuola, la tuta, non la potevo affatto sopportare.

Ma facciamocelo un salto nel passato. Per me alle elementari e alle medie il giorno no era il venerdì, quando avevamo le due ore di palestra. E mi devastava il sol pensiero di dover indossare la tuta. Io odiavo la tuta. Era riuscita Melanie C a farmela piacere un pochetto di più, visto l’esplosione Spice dell’epoca. Ma se fosse stato per me, la tuta l’avrei bruciata in piazza. Addosso me la vedevo antiestetica, informe. E mi faceva caldo. In più mi pizzicava. Mia madre poi aveva approfittato di una svendita per prenderla a me e mio fratello, quella in acetato dell’Adidas. Me la guardavo e riprovavo, ma niente. Mi sentivo insoddisfatto e un cesso. In più, tutta l’attenzione finiva sulla pancia, e non sul pacco, che invece scompariva sotto di essa.

Mi dava troppo fastidio. E poi non mi piaceva proprio per niente come finiva nella scarpa, non riusciva mai a coprirne la linguetta. In più, cosa volete che facessi io in palestra? Ero una schiappa. Non mi andava di fare esercizi, né di giocare a calcio (con tutti i miei compagni), infatti mi mettevano sempre in porta. E a me non dispiaceva affatto. Mi riposavo. Oddio, una volta mi sono anche addormentato, ma vabbè, suppongo sia successo a chiunque di addormentarsi durante le lezioni, no? Ho odiato le ore di palestra e la tuta fino a quando sono arrivato alle superiori. Il giorno incriminato era il lunedì. Facevamo due ore di diritto, matematica e le ultime due in palestra.

E alle superiori, in piena accettazione della sottoscritta, capii che forse c’era speranza. Noi facevamo palestra con quelli del quarto anno, e loro avevano messo su la squadra di pallavolo. Io, che amavo alla follia Mila & Shiro, ed ero anche già abbastanza alto all’epoca, non persi tempo per interessarmi alla cosa. Insomma, volevo giocare con loro, che erano ovviamente dei boni da paura. Ce n’era uno in particolare, alto, magro ma tonico al punto giusto, occhi chiari e capelli castani. Ricci. Aveva ancora l’abbronzatura dell’estate, e dalla sua tuta si notava una certa dote che non sto qui a sottolinearvi. Io volevo che mi notasse. Per cui, in un momento di vuoto della lezione, mi sono messo a palleggiare con il mio compagno di banco.

Ovviamente in maniera molto evidente. Palleggiavo e schiacciavo addirittura. Infatti, nemmeno cinque minuti e vennero subito a chiamarmi due del quarto che mi volevano parlare. “Ti va di fare da palleggiatore? Noi ci alleniamo durante le lezioni la mattina, e poi in vista delle partite del torneo studentesco ci vediamo anche il pomeriggio, ma cominciano più in là. Che ne pensi?” E che volete che pensassi? Ho subito accettato. Mi sono ritrovato in mezzo a questi diciottenni grezzi, già sviluppati, che mi stavano praticamente invitando a nozze. Ma non immaginate niente di scabroso. All’epoca mi bastava guardarli. E basta. Anzi io arrivavo 5 minuti in ritardo dall’inizio della lezione perché mi vergognavo di spogliarmi davanti a loro, e ritardavo sempre ad andare a cambiarmi alla fine per lo stesso motivo.

Ogni volta però i miei occhi indugiavano sulla tuta del capitano. Lui si spogliava sempre e rimaneva in mutande, si rinfrescava al lavandino e poi si rivestiva. Sempre con calma. Nella mia testa mi dava l’impressione che lo facesse apposta, per farsi guardare, perché sapeva di essere un bel tipo. Faceva gesti lenti ma precisi, non poggiava mai il suo sguardo su nessun altro nello spogliatoio, ma sapeva che lo stavano guardando. E un suo compagno di classe (che poi il tempo mi ha svelato essere anche lui amante della ceppa) gli chiedeva sempre come facesse ad avere quel corpo lì. Io ero in silenzio, quasi incantato dal suo discorso che era sempre il solito. Andava in campagna a tagliare la legna, costretto dal padre.


E credo che mi arrapasse anche il fatto che fosse un contadino nell’animo. Ciò nonostante, però, il mio rapporto con la tuta non è mai stato idilliaco. Archiviati i ricordi di un adolescente occhialuto, brufoloso e panzuto, non ho mai amato il capo come in questi ultimi anni. Insomma i media, con le star del piccolo schermo soprattutto, che hanno cominciato a sdoganare la tuta e a renderlo un capo da relax ma anche sexy, hanno accresciuto la sua immagine. Fino a farlo diventare un vero e proprio dettaglio che manda in visibilio. Insomma, lo è per lo meno per me. La tuta fa sangue. La tuta copre, ma non nasconde. E non è chiusa. La tuta c’è, ma in un attimo va via. E a me personalmente da un senso di maschio che non deve chiedere mai.

E se bene o male a Roma la tuta fa burino, mi sono reso conto che a casa mia, in Abruzzo, la tuta fa cool. Orde di boni, maschi etero e omosessuali, di tutte le età, in libera uscita nelle vie della città, la indossano senza imbarazzo alcuno, lasciando i miei ormoni alle pezze. E voglio assolutamente sfatare il mito che la tuta la indossano solo le checche. E’ vero, esiste una categoria di checche che veste esclusivamente con tute di ogni genere, ma non sono affatto le sole. Ho visto tori, maschioni, muratori e polentoni dare un significato diverso alla tuta. Ognuno di loro. E secondo me è ora di decretare la tuta come un accessorio gaio di cui non poter fare a meno. Fate un giro su Guys With iPhone e capirete di cosa parlo.

Diciamoci la verità, la tuta è come la minigonna per le donne. E’ un dettaglio che può sembrare insignificante, ma che aumenta a dismisura la carica erotica di chi la indossa. E anche le voglie di chi guarda. Stimola l’ormone, la voglia, ed è altamente facile da abbassare e altrettanto semplice da indossare. Insomma un capo fondamentale che non può assolutamente mancare nei nostri armadi. E poi a me sa tanto di salutare. Ecco perché anche io non solo ne comprerò una, ma la indosserò con il solo obiettivo di stuzzicare i maschietti in giro, che come me hanno l’ormone in delirio. E poi, tutt’al più, posso pensare anche, seriamente, di andarci in palestra una buona volta. No?

venerdì 11 marzo 2011

Popslut Goes To Disco!

Il dado è tratto signori. Finalmente quello che si vociferava da tempo, a breve sarà realtà. Badate bene, questa non è solo una semplice marchetta, ma un vero e proprio sogno che diventa realtà. Dopo due teaser stravisti sul web, finalmente ci sono notizie certe. Il blog più cool e pazzesco del web finalmente diventa una serata, ed arriverà per sconvolgere la capitale. In questo clima di serate piatte, e noioserrime, finalmente una fresca novità. La Popslut Night! Per motivi di riservatezza non posso svelarvi altro, ma vi allego i due teaser, e vi invito a rimanere con le orecchie dritte perché a breve ci saranno nuovi succosi dettagli. Tutto quello che avremmo voluto in una serata, ci sarà. E sarà tutto dannatamente pop! E vedete di esserci. Tutti. Vi voglio vedere shekerare le chiappe a suon di musica. E voglio anche le vostre fottute movenze dannatamente pop. Oohhhkkkkeeeyyyyyy?

E voi, siete pronti?

giovedì 10 febbraio 2011

Buon fottuto compleanno a me!


Tutto quello che so di me, è ciò che non voglio essere. Tutto il resto, lo scopro poco a poco e lo condivido con chi mi pare. Su queste pagine, virtuali, di cose ne ho condivise. Inizialmente creare Annabelle Bronstein mi aveva aiutato a rendermi conto che forse non ero così pazzo, e che forse anche altre persone avevano avuto le mie stesse esperienze. Poi, man mano che il tempo passa ti accorgi inesorabilmente, che forse, quel mondo scintillante e pieno di glitter di cui vuoi far parte in realtà è una sola. Lo scintillio dura poco, e che soprattutto poco ci devi fare. Io ho sempre pensato che a me non sarebbe potuto accadere. Quando poi invece è successo per davvero. Be, sbam. Prendi e porta a casa. In silenzio. Perché il silenzio ridà dignità alle cose.

Credo che una piccola evoluzione in due anni l’ho avuta. La mission di questo blog era ridere su le cose che mi capitavano, sugli amici, sui modi di dire e di essere. Insomma prendere la pillola amara con un sorrisetto ironico. Perché l’ironia aiuta. Nel tempo, i miei post, sono diminuiti perché la vita, nonostante uno voglia essere positivo, ti mette davanti anche cose su cui viene difficile fare ironia. Io mi dico sempre che le situazioni sono sempre le stesse, ma che siamo noi a cambiare. Siamo noi che facciamo tesoro del passato e le viviamo in maniera differente. Ogni cosa che ci accade ci segna, e ci cambia. Inesorabilmente.

Le mie necessità sono cambiate. Sono diverse rispetto a quelle che avevo due anni fa. Adesso ho ben chiaro quali sono le cose di cui ho bisogno, e devo ammettere che, nonostante ne abbia passate tante, e sia dovuto passare sopra a tante cose, sono ancora qui. E non ho affatto intenzione di andarmene. E proprio per questo volevo dire a tutti voi che mi seguite, pochi ma buoni, che ho deciso di aprire a questo blog anche post meno pop di quelli che avevo previsto. Annabelle sarebbe dovuta essere sempre allegra, e sempre divertente, perché lei è la parte più irriverente, ciaciona, caciarone e stupidella di me. Ma se sei Annabelle puoi dire tutto.

Il tempo passa, e volendo o meno, maturiamo. Le rughe, l’età, le nuove e diverse responsabilità ci formano. Ci sorprendono. Siamo migliori? Con tutto il bello e il brutto di noi stessi, diventiamo sempre più consapevoli. E io credo di avere raggiunto una certa consapevolezza. Per questo anche Annabelle, come me, deve per forza evolvere. Che sia chiaro, le movenze pop, i post sgrammaticati, i drammi, i valalalasss, i ragazzi carini e quelle cialtrone delle mie amiche ci saranno sempre. Solo con più consapevolezza. Se pensate di aver letto tutto, siete fuori strada. Non avete idea di quello che vi aspetta. E forse neanche io.

E comunque, tanti fottutissimi auguri di compleanno a me!

Seguimi: faccialibro, twitter, youtube, tumblr.

venerdì 31 dicembre 2010

Fanculo 2010.


Ci siamo. Il 2010 sta finalmente andandosene a fare in culo. E io sono estremamente felice di ciò. Insomma che anno è stato questo? Ho dovuto combattere con gente più squilibrata del solito, e anche di me. Ho dovuto combattere con la voglia di lavorare che va sempre di più scemando vista la poca soddisfazione. Anche se mi hanno promosso. E che promozione. Ma il callo, rimane sempre e comunque la mancanza di un uomo accanto. Tranquilli. Adesso non starò a menar le balle con la solita vecchia storia. Ho capito che forse non voglio ancora nessuno che mi stia tra i piedi. Intendiamoci, la voglia di vivere un amore c’è. Ma forse non sono ancora pronto.


Andiamo. Siamo obiettivi. Tra il divertimento nella giungla delle relazioni e una relazione da giungla voi cosa scegliereste? Forse il tempo non è ancora arrivato. Forse non sono propriamente maturo così come io credo di essere. Tanti i forse che potrei porre alla vostra attenzione. Ma ho deciso di non farlo. Ho deciso che non voglio fare come sempre, ovvero fare il resoconto dell’anno appena trascorso. Me lo voglio solo lasciare dietro alle spalle, e far finta che non ci sia mai stato. Quest’anno mi sono riappropriato di me stesso totalmente. Mi sono tolto tante soddisfazioni, e l’ho fatto soprattutto per me stesso. E l’ho capito in questa ultima settimana che ho passato a casa con i miei.


E’ sempre traumatico tornare a Chieti per più di tre giorni. Le domande dei miei diventano insistenti, e mi consola solo stare un po’ con i miei nonni. La noia qui vince su tutto, tranne che per Jules e gli altri. Quelli con cui posso essere me stesso al cento per cento. Mi era quasi venuta voglia di fare coming out. Ma poi ci ho ripensato, ed ho capito che non sono affatto pronto ad affrontare una cosa del genere. Non adesso. Non avrebbe poi molto senso. Vivo in realtà a 200 km da qui, e non ho un ragazzo che mi dai la sicurezza per farlo. I miei amici potrebbero, ma forse ho ancora troppa paura.



Non voglio neanche fare buoni propositi per l’anno che arriva. Ho maturato la certezza che i buoni propositi riescono solo a farmi deprimere un po’ di più se poi non si realizzano. Ho deciso però delle priorità, che in questo nuovo anno diventeranno assolute. E per non deludere neanche voi che mi leggete non ve le dirò. Poco a poco però le scopriremo insieme. In questi giorni ho capito che forse devo cambiare. Un pochino, sia chiaro. Voglio emanciparmi. Per il bene mio, e di chi mi sta attorno. Voglio fare progetti concreti e realizzarli. Insomma voglio vivere in maniera differente. Ed essere più positivo.



Felice di aver attizzato soltanto il fuoco del caminetto in questi ultimi giorni di quest’anno faticoso e bizzarro più del previsto, vi invio i miei più sinceri auguri. A tutti. Amici, nemici, ragazzi carini che mi hanno fatto battere il cuore, e quelli più stronzi che me lo hanno stretto quasi a farmi male. Alle persone che non sopporto. E a coloro che non mi sopportano. A tutti quelli che almeno una volta hanno incrociato il mio sguardo, e non mi hanno capito. E a tutti quelli che invece ci provano almeno due minuti. Noi siamo il risultato delle persone che conosciamo. Perché chiunque ci lascia qualcosa.


E questa sera, mentre le ore volgeranno alla mezza, chiudete gli occhi e cercate dentro voi stessi almeno un buon motivo per essere felici. Io lo farò. E lo farò per i prossimi 365 giorni. Questo è l’unico modo, secondo me, per fare in modo che le cose vadano meglio. E poi, domani, nel 2011 ricordatevi che un’altra sfigata orrenda peggio di voi si apre quando può su uno dei blog più pazzeschi che ci sono. Quindi auguri, auguri!!! Ah, dimenticavo, la foto in alto non è messa lì a casa. Devo uscire tra dieci minuti, e sono esattamente nelle sue medesime condizioni. Solo con un variopinto pigiama. Giusttappunto.


P.s. Visto che è il primo capodanno in tre anno che non sono a Roma, devo mandare un abbraccione alle mie amiche. Loro festeggeranno in quel della Tuscolana. Ma ciò nonostante, le sento tutte vicine e strette a me. Vi lovvo.

AB

martedì 2 novembre 2010

Dolcetto o poracciaggine???


Avete presente questo spigolo? E’ lo spigolo del mio letto Ikea. Troppo basso e troppo in mezzo ai piedi per non sbatterci gli spizzelli ogni giorno. Quasi ogni giorno. Perché ci sono giorni in cui lo spigolo lo vorrei prendere a testate. Giorni in cui non riesco a dare una sequenza logica ai miei pensieri. Giorni in cui mi sono chiesto realmente quali siano le mie necessità. E sono sicuro, che in qualche modo, finalmente io le abbia chiarite. A me stesso, ad Annabelle Bronstein e a chi di solito mi ascolta delirare. Ma il delirio è solo una costante che accompagna le mie giornate. Che si palesa nel momento in cui io, non riesco a comprendere davvero perché alcune persone siano così dannatamente irreali.


Andiamo per ordine. Ho finalmente capito che il Signor Bollore ha un amante. Un amante troppo figo per competervi. Questo non vuol dire che io non mi senta figo. Affatto. Io sono molto figo per quel che mi riguarda. Ma ahimè non sono un Mister Gay Italia, e non ho alcuna fascia che mi cinge il petto. Non ho neanche un muscolo tonico. Ma questo non fa di me un mister qualcosa. Di tonico e allenato spero sempre di avere il cervello. E forse è proprio grazie a questo cervello che ho capito come stavano le cose. E’ servito un altro venerdì sera al Mucca per capirlo. Era palese davanti ai miei occhi, e a quelli di tutta la sala commerciale. Ma non dispero. Forse ho dato ancora una volta importanza a chi non se lo merita.


Però complimenti, fanno proprio una bella coppia. Per fortuna che sono una persona sportiva. Nell’animo. Perché nonostante i miei buoni proposito la mia dieta non decolla. Anzi. Proprio non la sto facendo. E’ forse questo è un altro motivo per cui io non mi voglio bene. Un altro dettaglio degli ultimi venti giorni riguarda il coetaneo assente dei Castelli. Dopo le sue ultime sole avevo deciso di non sentirlo più. Poi però mi sono lasciato convincere dalla Barbara D’Urso che è in me è gli ho dato un’altra possibilità. Abbiamo ripreso a sentirci al telefono. A scambiarci messaggi. Anche questa volta io gli stavo credendo. Ero lì quasi quasi per affezionarmi alla sua voce. Alle sue battute. Alla sua intelligenza.


Ma il lupo perde il pelo. E infatti il vizio di solare era lì, dietro l’angolo, come i drammi. Così siamo passati da un aperitivo che non si è più fatto. Un film, che non abbiamo mai visto. E una cena che nessuno ha mai cucinato. Quando si prevedeva la quarta sola, ho deciso di darci io un taglio, con un sms. Lo so, non si fa. Ma non mi si danno neanche 18457 sole in una settimana. Ed eccolo solo per voi, dopo un giorno di latitanza da parte sua: “Mi avrebbe fatto piacere sentirti e vederti. Ovviamente non è accaduto. E non voglio sapere neanche perché. Volevo dirtelo però”. Secondo voi mi ha risposto? Ovvio che no. Silenzio. E il silenzio di solito è più eloquente e chiaro di ogni altro bel discorso. Però, ve lo dico, lo apprezzato. Molto molto.


E poi veniamo al sesso. Questo mese ho fatto tanto sesso. Ho visto tante persone. Ho rimorchiato molto su Grindr. Su Gayromeo e anche su Bear. Alla grandissima. Avrò visto almeno cinque persone. Tutti e cinque carini. Che si sono descritti come attivi o versatili. E che appena arrivati, bè, erano evidentemente molto più passivi di me. Questo va benissimo, perché praticamente questo mese io sono diventato attivo. Almeno mia madre sarà soddisfatta di questo. Ma tra i tanti incontri deludenti, uno e solo uno è stato esaltante. Il Prof. quello della troppia si è preso un caffè con me. O meglio caffè sta per facciamoci una scopata. Io ovviamente non ho detto di no.


Grazie al cielo, anche la Troppia è finita. Dopo due mesi si sono accorti che non era una cosa tanto fattibile. Ah però. Una buona notizia finalmente. Diciamo che non me ne poteva fregar di meno. Perché ecco con Il Prof. è sempre molto bello fare solo una cosa. Lui ci sa fare probabilmente solo in quello. Ma vabbè cavalla golosa e soddisfatta ad Halloween, la festa di mostri, quindi la mia festa, sono andato al Muccassassina. Adesso io farò in modo che qualcuno del Mucca legga questo post. Perché vorrei fargli delle domande e porre delle questioni che a mio avviso sono molto importanti.


Capisco bene che c’è un Europride da organizzare e ci vogliono li pippi. Ma perché al Mucca devono entrare gli etero? Perché chi ha una fottuta tessera del Mario Mieli deve fare un’oceanica fila di un’ora e mezza al limite della sopravvivenza e vedersi passare davanti una marea di etero arapatissimi, una marea di frociarole parioline, e una marea di trans? Tutti poi che ci passano davanti. Che passano davanti ai tesserati. Questo è sempre stato un mistero per me. E poi perché fa riempire un locale all’inverosimile? Sono tutti quesiti che mi pongo, e che hanno solo una fottutissima risposta. Soldi. Money. Pippi. Dindi. Manderò una mail alla Praitano. Sono curioso, di sentire la sua risposta, se mai ci sarà.


Per il resto, finalmente ad Halloween la sala del secondo piano del Mucca ci ha regalato delle soddisfazioni. La musica era finalmente godibile e ballabile con annesse movenze dannatamente pop che hanno commosso tutti i presenti. Insomma finalmente eravamo tutti: io, Ga, Guy, Ciù Ciù e marito e Mauri. Eravamo del mood giusto. Ma appena arrivato sul quel dancefloor. Appena ho iniziato a scatenarmi, io ho fiutato la Sua presenza. Non ci avevo pensato minimamente che poteva esserci anche lui. Lo avevo talmente dimenticato, che in maniera del tutto sorprendente si era palesato. Sto parlando della Polpetta.


Che per noi, d’ora in poi sarà l’Innominabile. Era lì, più bello di sempre che si scatenava felice con i suoi amici. Qui lo dico e qui lo nego. Era bellissimo. In un secondo mi si è bloccato tutto. Le movenze sono andate a farsi fottere (almeno loro), e il mio cervello si è fissato su di lui. L’unico che a oggi, dopo anni, riesce ancora a darmi un senso. Si perché un senso credo proprio di averlo perso ultimamente. Ritornato in me, come se nulla fosse ho ripreso a ballare. Ho ripreso a fare finta di niente. Anzi. Ho cominciato a fare la stupidah. Si perché quando un animo ferito come il mio, si rende conto che non c’è n’è e soprattutto di aver torto marcio, in quell’istante per sopravvivere alla vergogna devi fare la stupidah.


Insomma in qualche modo si dovrà pur salvare la faccia e andare avanti. Ho far finta di, almeno. Ho cercato di ignorare, ma non riesco proprio a ignorarlo. Insomma a me piace. E forse mi piacerà per sempre. Ma il punto è che il vero schifo l’ho fatto dopo. Uscito da quel posto troppo pieno di gente troppo fuori di testa. Per l’ennesima volta ho buttato dal finestrino della macchina quel minimo di dignità che avevo. Accompagnato a casa Guy, mentre tornavo a casa mia, ho tagliato per il quartiere dell’Innominabile. Come sempre. Il punto è che ho acceso Grindr e lui era lì on line. Pallino verde. Mentre superavamo i semafori la distanza tra di noi diminuiva. 4 km… 2 km… 1 km… Zero. Alla vista di quello zero ho messo le quattro frecce ed ho accostato.


Mi sono acceso una sigaretta, e spento la macchina. Ho abbassato la musica e ho fumato con calma. Con il telefono tra le mani, invaso da una speranza inverosimile fissavo il pallino verde sperando che vedendomi lì, vicino a lui, mi scrivesse. Ho pensato che avrebbe potuto farlo. Ho pensato che ci saremmo potuti fare una chiacchierata rivelatrice e chiarificatrice. Ho pensato che forse avrei potuto rimettere a poste le cose, scusarmi e magari ricominciare da zero. Purtroppo dopo 5 minuti mi sembrava chiaro che tutto ero inutile. Quello che stavo facendo non aveva molto senso. E soprattutto stavo solo sognando ad occhi aperti. Perché lui, non c’era per me. Evidentemente.



Chiariti questi dettagli, questa mattina andare a sbattere contro lo spigolo del letto ha un non so che di giusto. Credo di averlo fatto quasi volutamente. Sono cocciuto. Però ecco, credo di aver segnato un nuovo limite di poracciagine con me stesso. Un nuovo mese è iniziato. Ed ora devo fare in modo che un nuovo me cominci a vivere. In maniera diversa. Insomma, c’è ne davvero bisogno. Soprattutto per me stesso. Non Annabelle Bronstein, lei no, quello vero intendo. Lei domani starà sicuramente meglio. Spigoli del letto permettendo.

lunedì 4 ottobre 2010

Il Mucca, il Singor Bollore e il dramma. Insistentemente dietro l'angolo.



Sono sicuro che vi state tutti chiedendo che straminchia di fine io abbia fatto. Ok, forse un tantino esagero. Ma questo post l’ho sto pensando da quando sono uscito venerdì notte dal Mucca. L’inaugurazione. Vabbè, vi aspettate una recensione? Sarà breve. Mi piace as well. Mi piacciono i nuovi cessi (pazzescherrimi), mi piace il nuovo assetto mettiamo uno schermo piatto un po’ ovunque. Mi piace l’animazione. Mi piace il ritorno di Caramella, nota Drag. Le Zullallà, o qualcosa di molto simile. In complesso darei una piena sufficienza al nuovo Mucca, che finalmente ha una sua dignità. Ma ahimè sono state anche tante altre le cose che non mi sono per niente piaciute.



Prima di tutto, che fine ha fatto l’aria condizionata? Secondo. Perché in sala commerciale non si sente più la musica? Terzo, perché portare il prezzo a quindici fottutissime euro? Ma insomma cosa credono che noi i soldi li fabbrichiamo? Che sia chiaro, col culo ci facciamo davvero ben altro. E poi vabbè, il dramma, come al solito, dietro l’angolo e infatti a una certa bam!!!!! E’ saltato tutto. Via la musica (che poi andava e veniva) le luci, prima il buio, poi un po’ di più, poi un po’ di meno. Insomma devo seriamente pensare che istallare tutti quegli schermi abbiano davvero sovraccaricato la situazione. Userò invece una sola parola per descrivere la sigla di quest’anno: ORRENDIMERRIMA. Si.



Questo è quello che penso, e credetemi sono stato davvero buono. Tralasciando questi routinari e spigolosi dettagli, la blogger che è in me non può non aprirsi e raccontarvi la seconda parte della storia che ha appassionato tanti di voi su queste pagine. Ovvero, l’appassionante incontro con il Signor Bollore. Ve ne avevo parlato qui, raccontandovi tutti i succulenti dettagli. E da allora, nonostante io sia stato tre giorni in una località segreta dove lui stava passando le vacanze, e dove l’ho visto, senza però farmi vedere, non l’ho più visto. Né sentito. Ci mancherebbe altro che qualcuno mi telefoni. Abbiamo avuto uno scambio repentino di sms solo il giorno del suo compleanno. Anzi.



Io gli ho mandato il messaggio il giorno del suo compleanno. Lui mi ha risposto tipo tre giorni dopo, mandandomi su tutte le furie. Comunque. Finalmente venerdì avevo la possibilità di rivederlo, visto che lui è in qualche modo coinvolto lì al Mucca. Elusa la security, oramai non mi si avvicinano quasi più, pure loro, e salutato al volo la mia amica Rita Rusic, me lo sono trovato faccia a faccia. Ok. Devo ammetterlo. Non è vero che io e Rita siamo così amici poi, però lei mi ha risposto al saluto. Ok, no. Dovevo ammettere un’altra cosa. Devo ammettere che ecco avrei voluto saltargli addosso e prenderlo per i capelli e a parolacce, e anche dargli qualche ginocchiata tipo sulle palle. Avrei voluto.



Ma in realtà mi sono avvicinato ed ho sorriso e lo stretto senza neanche dargli il tempo di capire chi ero. Per lo meno, lo suppongo io. Gli ho chiesto come stava, e lui ha risposto subito tutto bene. Ma io non lo ascoltavo neanche. Infatti non avevo capito cosa avesse minimamente detto, per cui ho ripreso a parlare. “Io sto bene, e tu come stai?”. Allora mi ha ridetto alzando la voce “Io sto bene, tutto ok!”. Ecco, adesso pensa pure che sono una cretina. Certo che io riesco sempre a fare un’ottima impressione a tutti. Dopo aver parlato del più e del meno, per almeno cinque minuti, e dopo essere stato messo al corrente che lui è afflitto, tutto il mio risentimento era quasi svanito.



Anche se, ecco, diciamo che non glielo avevo comunque dato a vedere. Ovviamente. Gli chiedo perché sia afflitto. Se era tutto ok, se tutti stavano bene. Ma lui non si è scucito affatto. “Ne riparleremo più in là” ha sentenziato. Mi sono affrettato a stringerlo e salutarlo e mi sono allontanato. D’altronde era lì per lavoro. E poi c’era un tipo, carino sulla ventina, barbetta e camicia a quadri che mi fissava. Ma vabbè, essere celebri a volte ha i suoi difetti, penso. In realtà però, nonostante l’approccio molto amichevole, il Signor Bollore mi è sembrato un po’ freddino. Troppo per come è lui. In realtà mi è cominciato ha rodere un po’ il culetto. Insomma, mi aspettavo un invito, una parola all’orecchio. Un commento al blog.



Nulla di tutto ciò. Appurato che mi scottavano le regali terga, e che anche Ga ha sentenziato che secondo lui, nonostante la conversazione, gli era parso felice di vedermi, era arrivato il momento di fumarci su una bella sigaretta. Così abbiamo raggiunto la frasca all’esterno. C’era però qualcosa che non mi tornava affatto. Rimugino sul suo essere afflitto. E sul perché. Ripenso a quanto sia stato freddo, e anche vago. E mentre aspiro avidamente la mia Marlboro Light mi si palesa davanti un suo caro amico. Vistosamente ubriaco. Decido di giocare sporco. E di farlo immediatamente, senza troppi giri di parole, gli chiedo del Signor Bollore, e se aveva la più vaga idea del perché mai poteva essere afflitto.



“Auhauhuahuahuah. Auhuahuhauhauauhauau. Aauhauhauhuahuauauh” Ma che cazzo te ridi, penso. “Bè se quello è afflitto.” Decido di insistere “Ma si è per caso lasciato col ragazzo?”. Ehm, si, è fidanzato. Mi pare di avervelo già scritto. “Ma no. Figurati, se quello lascia il ragazzo. Non lo so perché ti ha detto così, ma so di per certo che il suo amante è qui stasera, ed è proprio lì dove sta lui.” Ma che carino allora gli ha parlato di me? Penso pervaso da un moto di inaspettato di inebriante allegria al limite di una movenza dannatamente pop e una coreografia contagiosa. Quando continua il discorso “Ma si, un ragazzo sulla ventina, ha la barbetta, e la camicia a quadri. E’ proprio lì dietro di lui”.



COSA???? La gioia, le movenze pop e tutti i valalasss annessi svaniscono in un secondo. E io che pensavo che parlasse di me. Accenno un sorriso e con la scusa di ritrovare Ga mi allontano. Insomma non solo non mi caga neanche per sbaglio, in più devo sorbirmi anche l’amante ventenne. Non capisco come stracazzo è che debbano succedere tutte a me. Eccheccazzo. Il Signor Bollore dovrebbe essere a dir poco castrato, decido a sto punto di individuare con esattezza l’amante in questione. Avete sicuramente presente quando vi dico che il dramma è sempre dietro l’angolo. Non sbaglio. Quel dramma era palese e davanti i miei occhi da molto prima. Da quando avevo già parlato con lui. L’amante in questione era proprio il ragazzo che poco prima mi fissava.



Ma che orrore. Ma dico io, si può essere più stronzi? Passo e sorvolo sul fidanzato. Mi passi pure che gli metti le corna, se lo fai con me. Ma anche l’amante ventenne bono? Effettivamente questo giovane se ne stava qui che lo fissava, e sembrava proprio me tipo una ventina di minuti prima. Io e lui avevamo lo stesso sguardo per il Signor Bollore. Istintivamente decido di stare buono. Andiamo andare lì e massacrarlo di botte non aveva alcun senso. Tutt’al più massacro Bollore. Mi sembra più sensato. Nel momento in cui prendo forza e coraggio, (tutto merito di un drink offertomi e scolato in 4 secondi netti), vado per raggiungerlo ma ecco arrivare l’esemplare di donna più temuto da un omosessuale, (dopo una lesbica naturalmente): la sua Grace Adler cicciona.



Adesso, ognuno di noi ha la sua Grace Adler. Quella di Bollore è cicciona. Una cicciona eterosessuale che se lo vuole fare. E’ follemente innamorata di lui, ma lui ovviamente è gay. Lo travolge con la sua prorompente immagine e lui quasi non mi vede. Anzi, ne sono certo, non mi vede proprio. Decido di lasciar perdere. Decido che in fondo non mi merita. Decido che io merito decisamente di più di un Bollore, passato a ghiacciolo, che non mi cerca e per di più oltre al fidanzato devo mandare giù pure l’amante? E poi la sua Grace Adler? Nononono. Non sono capace di affrontare tutte queste cose in un colpo solo. Ancora in pensiero sul da farsi, il dramma si propone. Ovvero il Mucca va in tilt e salta tutto.



Decidiamo di saltare anche io e Ga. E di abbandonare la serata. Decido che devo assolutamente decidere che fare. Insomma, sono proprio indirizzato verso un mega, enorme e glitterato VAFFANCULO. Anche se non mi lascio troppo prendere da una decisione. Insomma, perché non c’è uno con le palle che oltre a mostrartele è capace di dirti che le cose stanno così? Anzi, lo stimerei molto di più se fosse single. Come ci si può fidare di uno del genere? Io di sicuro non mi ci fido. Affatto. Decido che devo fare qualcosa, anche se non so bene cosa, io e Ga però, incontrati altri amici al benzinaio vicino al Mucca, concludiamo la serata con un defilé fino alla macchina. Nonostante tutto, facciamo sempre la nostra porca figura. Si.