lunedì 30 agosto 2010
domenica 15 agosto 2010
Lo scottato dalle relazioni e il coetaneo assente. Altri due esemplari.
Avete presente quando il vostro unico problema è quello di cercare di entrare nella testa delle persone per capire il perché di certe azioni che vi appaiono inspiegabili? Ebbene al momento io mi trovo assolutamente in questo stato. Lasciata Roma, lunedì scorso, sono tornato a Chieti, mia città natia, dove mi sono catapultato in una guerra innescata da un cassonetto dell’immondizia. Ebbene si. Padri di famiglia, donne in carriera e ottuagenari in prima fila per decidere il posto in cui il cassonetto di cui sopra deve stare, nella via di casa mia appena messa a nuovo. Insomma roba che scotta. E ognuno usa i mezzi che può. Uno di quei drammi che ti fanno accapponare la pelle. O le palle.
Anzi le palle te le frantumano proprio. Oopss. Comunque in questo clima di guerriglia il mio unico atteggiamento è stato di ignorare in tutti i modi i moti decisionali che si creavano attorno a questo dramma. E mi sono immediatamente ricordato di quanto ami stare a Roma, dove un problema del genere non mi sarebbe neanche minimamente giunto alle orecchie. Insomma i miei vicini di casa teatini dal primo mattino a tarda sera sono sempre in riunione con i loro congiunti per spiare e captare le mosse del nemico ed attuare la propria strategia. Roba da far saltare le extension ai capelli a Britney. Semmai ce ne fosse ancora bisogno.
E mentre ero lì mi è tornato in testa che ecco il Pisello Odoroso necessitava di un tassello mancante. A seguito del mio ultimo post, in molti sia qui che su twitter mi avete detto la vostra e consigliato sul da farsi. Però mi sono reso conto che non avevate ancora ben chiaro tutto l’affair. In molti mi avete consigliato di interessare le mie attenzioni a gente single, e più fattibile, come se io non lo facessi. Come se io in realtà passassi le giornate a invaghirmi solo di etero sposati o omosessuali impegnati. No signorine. Non è così. Però i single che bussano alla mia porto sono pieni di tic, e problematiche, che io di certo non posso risolvere. Non sono una crocerossina. Ecchecazzo.
Candidato #1 Lo scottato dalle relazioni
Lo scottato dalle relazioni è un ragazzo molto carino. Ha un bel fisico, fa due lavori, precari entrambi, ed ha poco più di trent’anni. Lui non si ferma all’involucro, affatto, non giudica le persone, vive e lascia vivere. Chattiamo da circa quattro mesi, e prima di allora era uscito un paio di volte con il mio coinquilino che di lui disse: “è carino, è molto serio, forse un po’ noioso!”. Io non volevo credergli, così quando il mio coinquilino ha ripreso il primo volo per Pescara solo andata è stato lui stesso a consigliarmi di vederlo. Insomma è pur sempre una persona seria. Ok, mi sono detto. Tanto non ho niente da perdere. Diverse le serate in cui ci abbiam dato giù di chiacchiere su msn.
Troppe per i miei gusti. Al punto che a una certa ho cominciato ad incalzare per un’uscita. Lui ovviamente oberato di lavoro com’era non è che mi ha considerato più di tanto. Anzi. Avevo come l’impressione che stesse prendendo tempo. Fino a quando, sabato scorso abbiamo avuto una conversazione rivelatrice. Lui mi ha chiesto la frequenza dei miei rapporti sessuali. Io mi sono sentito un po’ spiazzato davanti a quella domanda. Voglio dire, non mi vergogno affatto di dire che ho una vita sessuale normale. Anzi. Per me è anche poco. Ma perché uno ti deve giudicare da quanto sesso fai? Insomma io non lo farei mai. Assolutamente no.
Io sono stato al quanto diplomatico nella risposta, anche se mi ero un tantino infastidito. Gli ho detto che non avevo una condotta uniforme, insomma dipendeva da chi mi trovavo davanti. Di solito non ero intenzionato a fare sesso a tutti i costi, mi piaceva conoscere la persona, parlarci, capire che tipo avevo di fronte. Lo scottato dalle relazioni allora ha fatto una nuova domanda, ancora più precisa: “Ma tu incontri le persone a casa, oppure fuori?”. Ecco, il rinculo era dietro l’angolo. Lo sentivo arrivare. Mi stava per giudicare come la numero uno delle sgualdrine. Io ho risposto semplicemente che di solito mi incontravo a casa, per cena, un caffè o una birra, visto che ero molto pigro.
Bam. L’etichetta era arrivata. Subito lui ha chiarito che per il primo appuntamento non gradiva vederci da me, da lui non si poteva, vive con i suoi, e che anzi preferiva un giretto in centro. Abbiamo concordato l’incontro per la domenica mattina alle 11 a Piazzale Flaminio, lui sarebbe arrivato in bicicletta. Gli ho detto di si, non volevo che mi giudicasse ancora, e peggio. Ma appena ho detto di si volevo già mangiarmi i gomiti. Domenica mattina, alle 11 a Piazzale Flaminio. Insomma, cosa abbiamo 77 anni? Alle 11? E poi tu vieni in bicicletta? Io cosa devo fare? Ti devo correre dietro fino a Villa Borghese? Tesoro non sono mica una cicciona obesa. Non più, almeno.
Questa soluzione non mi ispirava affatto. Soprattutto perché io gli avevo proposto un pranzo da me, visto che ero solo e visto che il frigo era pieno di cibarie in scadenza. Insomma due buoni motivi per invitare a pranzo qualcuno, non credete? Non ero convinto, ma oramai avevo detto di si. E in qualche modo, in qualsiasi condizione domenica mattina mi sarei dovuto alzare all’alba per dare un senso al mio abbigliamento, alla mia faccia, avrei dovuto ricomporre tutto manco fossi stato Mr. Potato. O Mrs. Potato tutt’al più! Però sinceramente, io non sono Sporty Spice, e se primo appuntamento deve essere, bè, di certo non in bici. Ma tant’è.
Candidato #2 Il coetaneo assente dei Castelli
Il candidato numero due secondo me soffre di disturbi della personalità. Che sarebbe anche la persona adatta per starmi vicino. Io in fondo sono uno stalker maniaco compulsivo. Direi proprio una bella coppia. Mi ha messaggiato su romeo, e tra l’altro non aveva foto nel profilo. Odio chi non ha foto nel profilo. Tu mi vedi e io no. E mi scrivi. Gli ho chiesto immediatamente una prova fotografica. Mi sembrava giusto. Lui mi ha accontentato e mi ha anche dato il suo msn. Un ragazzo normale, non un bono, ma comunque carino. Alto quanto basta (180 cm) e con una leggera pancetta, come piace a me. Parlandoci ho scoperto che era anche molto simpatico.
Anzi sono rimasto piacevolmente stupito dalla sua verve, perché di solito sono io la buffona di turno, invece lui era molto spiritoso e acuto. Non male davvero. Lavora in una specie di call center e si occupa di nonhocapitoccheccosa. Giuro ci ho provato a capirlo. Me lo ha spiegato almeno quattro volte, e non l’ho capito, per cui non mi sembrava il caso di chiederglielo una quinta. Ci siamo sentiti per ben due settimane assiduamente, e da msn siamo passati al telefono in un balzo. Avevamo fissato una cena per sabato sera (scorso, sempre) e sempre per gli stessi motivi di cui sopra. Ho avuto sue notizie fino al pomeriggio di sabato.
Alle 16 è scomparso. Sparito. Senza una motivazione valida a mia avviso. Mi sono fatto il solito esamino di coscienza. Sarò stato affrettato? Precipitoso? Forse non lo dovevo invitare da me? Ma lui vive con i suoi. Mmmmmm. Non so. Non mi do una spiegazione. E giuro che io sono stato al quanto vago, nel senso che ho aspettato che mi cercasse sempre prima lui. Gli ho mandato tre sms, per cercare di capire di che morte dovevo morire. Ma probabilmente lui era morto davvero. Non una risposta. Non un cenno di vita. Neanche su msn. Niente di niente. Un assordante silenzio, che mi ha dato una sola certezza. Forse non dovevo incontrarlo, affatto.
A questa sua assenza sono seguite quattro mie telefonate che non hanno trovato risposta alcuna. Ho pensato che forse gli era caduto il telefono nel water. A me una volta è successo davvero. Oppure che gli si era rotto il tasto verde per la risposta. Può accadere. Andiamo a chi non è mai successo almeno una volta. Allora ho provato a cercare di capire quantomeno se era vivo, tramite altri svariati sms. Nulla. Niente di niente. E’ passata una settimana, e l’altro ieri finalmente mi ha considerato. L’ultimo mio messaggio era chiaro e semplice. Gli chiedevo se avevo fatto qualcosa di male. La sua risposta ancora più chiara. Tu non c’entri niente.
Per concludere questo ennesimo infinito post che manco un’enciclica della Signora di Roma, viene spontaneo pormi delle domande. Ho qualcosa di sbagliato? Sono davvero un cesso orrendo che non merita considerazione alcuna? Sono una povera sgualdrinella di paese trapiantata a Roma che non merita un cesso d’uomo? Cosa sono? E perché erro sempre? Quel famoso sabato poi le cose sono precipitate ancora di più. E in peggio. Mi sono fatto tre toast al prosciutto cotto per cena, che hanno innescato una reazione metabolica inaspettata. Risultato: fino alle sei del mattino a vomitare. Per cui anche l’appuntamento della domenica mattina è saltato con il candidato #1.
Insomma mi sembra chiaro che i rapporti sono difficili. Ma cosa li rende così difficili? Perché tutto è talmente complicato? Mi dico che forse questi siano esempi troppo borderline, e che forse l’impossibile attrae sempre di più, e tanto. Ma non posso neanche ritenermi l’amante del Signor Bollore. Da quella mia telefonata a temperatura meno 18 non si è fatto più vivo, neanche per un insulto, e questo dovrà pur dire qualcosa? Io poi mi sono imposto assolutamente di non scrivergli né tanto meno telefonargli. E allora? Allora la risposta è una. Ed è sempre la stessa, ovvero nessuno dei tre campioni in esami sono il +1 giusto.
Tutti questi pensieri poi, confluiscono nella mia vita qui, in Abruzzo. Tornato per una settimana a casa, mi rendo conto che anche gli amici di sempre hanno diversi problemi, nella gestione dei loro rapporti. Mi viene in mente la mia amica Mari, con un uomo gelosissimo, persino di me. E lui lo sa che ho le chiappe chiacchierate. Jules, altra amica storica, invece vive sempre la sua difficile condizione di amante a distanza, di un uomo che per quel che ne so potrebbe anche essere sposato. E Kati? Con un uomo che non la soddisfa come vorrebbe. Anche dall’altra parte del cielo le cose non vanno per il verso giusto. Allora il mio occhio critico e intuitivo come un Motorola V3 mi suggerisce che forse dipende tutto da noi.
E dal culo. Non parlo di chiappe chiacchierate ora. Ma del gran culo che ci vuole. Bisogna trovare la persona giusta, al momento giusto. E quando la si incontra non bisogna lasciarsela scappare. Altrimenti si diventa patetici. E io sono il primo. Sono patetico quando mi aspetto una chiamata del Signor Bollore, e lascio a casa il telefono con il numero Vodafone. Ovvero l’unico numero che ha. Sono patetico quando mi impongo di fare le cose per bene, con il candidato #1 scottato dal passato, o con il candidato #2 assente per definizione, o defezione. Bo. Continuo a non capire. E forse non lo capirò mai. E’ per questo allora, che Bollore va più che bene.
E sarà sicuramente sbagliato anche così. Ma tant’è. Il mio povero, piccolo e pigro neurone adesso si dedica soltanto alle vacanze. Lunedì torno a Roma, martedì me ne vado con Ga e Guy a Berlino, e appena tornerò, partirò per un weekend con Jules. Destinazione il grande nord. Lontano, freddo e poco appropriato al momento. Abbiamo deciso che andremo a cercare i nostri fantasmi, per esorcizzarli. E chiudere. Chiudere perché forse è meglio mettere un punto, e andare a capo. D’altronde a settembre tutto ricomincerà da capo. E forse, io potrei anche incontrare quel +1 speciale. O per lo meno, giusto per me. D’altronde, la speranza è l’ultima a morire. Sempre. Anzi, sempre?
giovedì 29 luglio 2010
Una calda serata, e poi, il Signor Bollore! Eccolo qua!

Ok. Lo ammetto. Riesco a mettermi nei guai manco fossi un bacillo di citomegalovirus. E chiunque non lo conosca, credetemi, è fortunato. Ma andiamo con ordine, altrimenti questo capitolo della mia esistenza vi apparirà più contorto e sgrammaticato che mai. L’antefatto. Qualche tempo fa in una calda domenica di luglio io ed un amico siamo andati a casa di altri amici per espletare dei lavori tecnici. No, non era un’orgia. Lavoro. Giuro. Lì nella quiete di quella casa nella semi-periferia romana in costume e ciabattine si agitava la mia prossima vittima. Ovvero, il signor Bollore. Così chiamato per la sua vaga somiglianza a quel dottore più famoso. E poi perché, ecco, tanta roba.
Ma comunque in quel pomeriggio, a parte battutine, allusioni e simpatiche inutili wakalalas pre-finale dei mondiali non abbiam detto né fatto altro. Lui era lì, col il suo testosteronico corpo e la sua simpatia contagiosa che faceva commenti a quello e quest’altro che io dicevo con i miei amici, poco più in là nel salotto. Particolare da non sottovalutare, è che il signor Bollore è plurifidanzato. Ma questo è un dettaglio che io voglio assolutamente tralasciare. L’ho promesso quello stesso pomeriggio a Ga, dopo l’incontro scontro con quel po po' di ometto (e che po po') che sarebbe stato mio. Anche se i dettagli del come, dove, quando e soprattutto perché mi erano sconosciuti. E sottolineo perché.
Ma il tempo, si sa, è tiranno e le due settimane successive sono volate, settimane in cui io non l’ho minimamente sentito, non che a dire il vero ci abbia pensato chissà quanto. Infatti mi sono ben volentieri intrattenuto con uno stallone, molto noto agli appassionati di fiction, poiché attore di una nota serie tv, che oltre ad averne di bendonde, è anche un manzo inaspettatamente porcelloso proprio come piace a me. Anzi, gli piaccio pure io. E credetemi, son stati pomeriggi davvero molto caldi sotto le mie lenzuola, e non solo. Ecco. Ma di lui vi dirò in maniera più approfondita nel prossimo post. Fino a un giovedì notte in cui Annabelle Bronstein e il signor Bollore in una vaghissima chattata faccialibriana di pochissimo conto hanno scambiato un numero di telefono. Ovvero lui ha preso il mio.
Senza successo però. Lui non si è minimamente interessato a quelle dieci cifre magiche che unite compongono il mio numero. Un numero verde quasi per la sua semplicità. Forse non ha capito bene come digitarle sul suo telefono, penso. Ecco perché adoro avere un menù vocale richiamabile dal mio iphone. Ma questa è un’altra storia. Un po’ deluso da quel suo non cercarmi il sabato sera (scorso) è arrivato e i miei amici mi hanno proposto un’economicissima serata Muccassassina alla festa dell’Unità. Arrivato lì, devo essere sincero, mi sono un po’ rotto le balle, perché il rimorchio era assente, e il dancefloor talmente affollato da rischiare di divertirsi parecchio. Abbandonata quella bolgia, però il mio occhio, lungo si è fermato dietro il palco.
Lì, come parte integrante dello staff, giaceva il mio signor Bollore, che se la intendeva con la qualunque. La serata ha acquistato un sapore totalmente diverso. Ho cercato di introdurmi clandestinamente in quello spazio riservato, ma nulla. Quei buzzurri non erano a conoscenza di chi io fossi. Fottetevi. Allora mi sono messo di punta e ho atteso. Alle 2 passate finalmente l’ho avvicinato e invitato a bere una cosa. Ovvero io ho bevuto un simpatico negroni molto alcolico. Molto. Lui una cosa davvero analcolica che il solo nominare mi fa vergognare di essere ciò che sono. I discorsi diversi, he non vi sto a dire, però hanno cominciasto a scricchiolare su una sua frase che mi ha destabilizzato molto. “Si vede che ti garbo una cifra”.
Mmmmm. E io a ruota libera. “Certo. Mi piaci. Una cifra adesso non mi pare. Insomma manco ti conosco. Comunque io sono una persona molto diretta e sincera. E devo ammettere che si, mi piaci.” Insomma era chiaro che lui aveva un'alta considerazione della sottoscritta. Ma il dramma è sempre dietro l'angolo. E le sue parole successive sono state devastanti: “Be' io ho un po' lo spirito della crocerossina”. Ecco le parole che mai vorresti sentire. Preso da un momento Kill Bill lo avrei preso a calci in faccia con qualche strana mossa di okuto o o balletto dannatamente pop per stenderlo. Ho subito pensato, ma questo da dove ci è venuto. Se qui c'è una crocerissina, quella sono io.
E comunque non mi pare affatto di necessitarne. Affatto. Dopo questa scivolata, io mi sono ripromesso di non osare alcun che. L’ombra del suo ragazzo c’era e si avvertiva anche molto. Ma io volevo che fosse lui a tendermi una mano. E lui, suo malgrado ha teso qualcos’altro. Non vi spiego cosa, ma era molto interessante. E lo ha teso là. In public. Io quasi viola, rossa e fucsia ci ho messo una mano sopra. Taste is better, you know. Ma a quel punto di cosa altro avevo bisogno? Sciolta come una cavalla pazza e vogliosa l’ho trascinato dietro il casotto ristorante e ci abbiam dato giù di limoni e valalas vari.
La cosa stava andando al top, per quel che mi riguarda, fino a che il nostro libidinoso momento è stato interrotto. Un rumore sordo proveniente da una frasca. Ussignur i paparazzi!!! Ho pensato. Invece no, si trattava di un’orribile ominide tappo e con la patta all’aria che stava lì di fronte a noi e ci guardava. Un po' per quest'inavvertito colpo di scena, o forse perché era davvero tardi, o forse perché era solo una palla al balza che il signor Bollore ha schiacciato e la cosa è morta lì. Sul nascere. E io avrei preferito lapidarmi là, alla festa dell'Unità, dietro quel casotto con la voglia di farne di ogni, e invece. E invece mi sono accontentato. Mi sono fermato. E lui è tornato nel backstage.
Poco dopo l’ho raggiunto e l’ho salutato ed ho preso il suo numero. Perché insomma, per lo meno, così, se lui non dovesse più fasrsi vivo avrei modo di insultarlo. Per lo meno. Domenica ero tranquillo. Lunedì sorpreso. Martedì mattina sono incappato nel faccialibro del suo ragazzo, e mi sono innervosito. Insomma vederlo come vorrei che fosse con me insieme ad un altro ti fa rodere il culo. E al quanto. E se quel culo soprattutto ne volesse di più, bè ecco il rodimento aumentare a dismisura. Ho cercato di farmela passare su consiglio del mio io più nascosto. Ma alla fine ieri sera, alle 23 ho ceduto. E l’ho chiamato. Insomma come dire una telefonata glaciale.
Una telefonata, che se fosse stata fatta al 190 saremmo stati più amici. Ho avuto la vaga impressione che stesse facendo qualcos'altro. E infatti si stava preparando per andare dal suo “fidanzato”. Si proprìo così. Così lo ha definito. Io volevo quasi evirarmi per telefono . Cioè non attraverso il telefono, ma proprio fisicamente parlando. Anzi fisicamente facendolo. Però vabbè. Io ho ovviamente fatto finta di nulla. E così ho aperto il discorso più vago possibile. Ovvero che hai fatto oggi? Ehm... Io: “Sono stato in centro. Si avevo bisogno di fare delle cose. Si. Ah. Domani parto. Vado in provincia di Pisa. Poi a Padova. Poi torno a Roma venerdì”. Tutto detto con molto trasporto da parte mia.
Lui mi ha biascicato in quattro parole la sua giornata, senza troppo emozionarsi. Io ho convenuto con dei emh, ahhhh, si?, senza dargliela troppo vinta. Ho pensato che così andava bene. Ma il clou è arrivato sulla conclusione. Gli ho ricordato che aveva il mio numero di telefono, e che se voleva poteva chiamarmi. Lui mi ha risposto semplicemente che se non mi avesse chiamato lui, bè lo avrei fatto io. Ah ecco, qua. Il signor Bollore se la credeva e anche tanto. Insomma signori ho davanti un vero osso duro. Ma lui ha davanti Annabelle Bronstein. E forse in durezza e cocciutaggine vinco io. Io.
Comunque ci siamo congedati con i nostri impegni futuri. Ovvero lui va su al nord per lavoro, io pure vado a nord, ma torno venerdì a Roma. Lui non tornerà. Forse non prima di settembre. E secondo voi io devo aspettare il settembre prossimo venturo? Ma siamo pazzi? Io sono pur sempre Annabelle Bronstein, e so come muovere le cose a mio favore, facendo credere al signor Bollore che in realtà sia lui a gestire l'affaire. E così sarà. Fino a nuovo ordine saranno ridotti i contatti, di ogni tipo e genere. Soprattutto da parte mia. Ho deciso che se lo richiamerò io lo rifarò a ferragosto, giusto per sapere come lo passerà. Ma questo weekend forse, ho una mezza idea di raggiungerlo a sorpresa. Giusto per non contraddirmi per niente.
Avevo omesso un piccolo particolare. Piccolossimo. Il signor Bollore teoricamente potrebbe leggere questo post. Ma io, me ne sciacquo ovviamente le balle. Ok? Ok? Ehhhhhhhh? Si, ok.
domenica 18 luglio 2010
Un uomo nell'armadio
Immaginate il vostro armadio. All’interno c’è una t-shirt, un vestito, un maglione di qualche anno fa. Quel capo, vi piaceva da impazzire, l’avete amato, ma ora ovviamente non lo mettete più. Però vederlo vi emoziona. Vi rende felici. Per me quel capo vecchio è tutto. E’ fondamentale. E lo mettereste ancora. Lo metterei ancora. Subito. Ma rimanete a guardarlo in silenzio, godete, ne siete felici ed entusiasti, ma non si va oltre. Ecco, il ragazzo di questo post è esattamente come quel capo che si trova nell’armadio. Per un anno e mezzo quasi lo avevo dimenticato. Poi una sera, lui mi è ricomparso davanti, come se fosse appena uscito dall’armadio.
La mia reazione è stata praticamente la stessa. E se fosse che non ho le forze di dirgli alcun che, rivederlo in giro, all’attacco, mi fa un certo effetto. Ma pensarci, intendo pensare a lui, non mi aiuta. Suppongo sia uscito da una storia, visto che per un sacco di tempo è scomparso. Ora invece no. Ora è quasi ovunque. Mi appare sul mio faccialibro, anche se non siamo amici, su gay romeo, su bear, su grindr e aiuto, anche su badoo. Un uomo social network direi. Ma in tutto ciò, lui non mi considera. Venerdì sera per esempio al Village ancora prima di arrivarci avevo la vaga sensazione che lui c’era. E infatti, poco prima di arrivare Guy ha parlato.
“Mi ha detto un uccellino, che stasera stanno qui.”. Guy sa sempre tutto. Di tutti. Ecco qua, ho pensato. Quella scarpa vecchia del suo amico ha detto al mio amico che stanno qua. Volutamente. Appena entrato io sapevo immediatamente la fine che avrei fatto. Negroni. Negroni. Solo ed assolutamente Negroni. E infatti non mi sono perso in chiacchiere. Affatto. E proprio mentre aspettavo quel drink, ecco l’ennesimo dramma del venerdì del village. Ovvero, quel mio cugino etero, noto per la sua eterosessualità e noto soprattutto perché abita a 200 km da Roma, in realtà è il secondo venerdì che lo becco qui. I miei amici non hanno dubbi, anche lui avrebbe secondo loro, le chiappe chiacchierate.
Io ancora ci credo. Non posso crederci. E proprio mentre cercavo di riprendermi da mio cugino che con le sue amiche lesbiche era tutto un friccico, eccolo là. Di fronte a me, con i suoi amici, Lui. Mi ha visto, e come mi ha visto ha fatto una mezza smorfia. Capite, una smorfia. Ha abbassato lo sguardo, ed è andato via. E il suo amico, non che amico nostro, quando mi è venuto a salutare, anzi no, non mi ha salutato, mi si è avvicinato, ed ha esordito così “Siamo sbarcati su grindr?”. Io non ho detto nullo. Ho sorriso. Non ho aggiunto altro. Lui, non ha grindr per cui non può che averglielo detto Lui che mi ignora. Ma allora perché dire a quella ciavatta vecchia del suo amico che io ero su grindr?
E perché di grazia, sempre quella ciavatta vecchia del suo amico prende e fa sapere al mio amico che loro sarebbero stati lì. Questo per me si chiama mobbing. O qualcosa del genere. Ecco io non so perché. Lui. Quella maglietta che a me devasta, non mi caga neanche per errore. Appena mi vede gli si ingrifa il pelo e mi guarda malissimo, manco gli avessi fatto chissà che. Ti sto sul cazzo? Dillo. Mi odi? Dillo. Mi vuoi menare. Menami. Eccheccazzo una reazione dammela. Vi giuro essere ignorati da una persona che vi piace da morì è una cosa devastante. Devastante. Io non so se vi è mai successo, e sinceramente non lo auguro a nessuno.
La situazione è questa. Voi direte, tu sei pazzo. Lascia perdere. Si. Me lo dicono tutti. Guy non me lo dice neanche più, si è stufato a dirmelo. Ga ha le sue teorie, tutto è bianco o nero. Nun te se caca, basta. Burina ribadisce solo il concetto. Bastaaaaaa. Tutti sanno quello che io dovrei fare. Tutti sanno benissimo come io dovrei affrontare questa cosa. Tutti tranne io. Ecco io non lo so cosa devo fare. Anzi io lo so. Il mio io più nascosto lo sa. Io lo so benissimo quello che dovrei fare. Io dovrei prenderlo, faccia a faccia, sbatterlo contro il muro e baciarlo. Perché io questo voglio fare. Voglio baciarlo. E poi gli parlerei. Tanto. Da fargli venire i conati di vomito.
Ma purtroppo tutto questo non si può fare. E’ un piano inattuabile, perché se penso che la sua reazione appena mi vede è una smorfia. Bè cosa dovrei andargli a dire? Nulla. Per cui faccio finta di nulla. Faccio finta che in realtà lui non esiste. Faccio finta che lui non ha tutta questa importanza. Faccio finta che io e lui non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai fatto nulla, e lui è solo uno che ogni tanto vedo in giro. La cosa assurda, è che se io davvero non lo avessi mai conosciuto prima, bè mi farei avanti per conoscerlo. Ma allora come si risolve? Non c’è soluzione. Vicolo cieco. Cane che si morde la gola. Un altro negroni?
E poi rischio di finire come sono finito. Ovvero ubriaco perso. Ma nella mia totale ubriachezza ho partorito il concetto che meglio si addice a questa situazione. Oltre a quello dell’armadio che adoro, naturalmente. Avete presente quando andate da Pompi a mangiare il tiramisù, mangiate due cucchiai e arriva il cameriere vi prende il cucchiaino e vi toglie il tiramisù. Insomma. Avreste voglia anche voi di finire quel tiramisù. Con lui è uguale. E io lo so che però non è storia. Un po’ per colpa mia, perché quando mi ci metto divento peggio di una stalker al limite del legale, anche se effettivamente una vera motivazione non c’è. Comunque un post simile era necessario. Per me soprattutto.
Ci tengo a rendervi noto che i commenti a questo post saranno moderati. Perché il dramma è sempre dietro l’angolo. E Louise di Saint Louise invece è sempre troppo lontana. Bastarda.