martedì 16 aprile 2013

Quando si dice il karma



Come dire… A volte la vita è davvero molto strana. Anche se il sottotitolo per questo post potrebbe essere tranquillamente “il dramma è sempre dietro l’angolo”. Ma essendo una costante della mia esistenza, sinceramente rischio che di sto passo ogni post si chiami così. E invece no. Perché questa volta sono rimasto davvero molto basito. Diciamo che negli ultimi sette – otto mesi, visto che non sono andato oltre una pomiciata con la qualsivoglia in realtà ho intrattenuto un intenso scambio di messaggi con un tipo. Architetto, trentenne, castano, occhio azzurro. Insomma un bel tipo.

In principio le nostre conversazioni erano molto vaghe, ovvero parlavamo di quello che ci succedeva il giorno prima, dei nostri interessi vari, amici e via discorrendo. Conversazioni anche piacevoli. Ma poi, ad un certo punto, l’ormone si è insinuato tra di noi. Adesso, che sia chiaro, sono sempre stato scettico ai rapporti che iniziano così. Un po’ per esperienze passate che non hanno portato nulla di buono, anzi. Un po’ perché io sarò antico, ma preferisco sempre il contatto fisico. Che sia anche uno sguardo, dal vivo, ha tutto un altro peso. Non nascondiamoci.

E proprio perché il mio presupposto è questo, per otto mesi non ci siamo mai riusciti a vedere. Strano ma vero. Ma il giorno di pasquetta, finalmente i tempi erano maturi. Ci siamo dati appuntamento alla metro Garbatella, subito dopo aver passato la giornata con i nostri rispettivi amici. Intorno alle 20 mi avrebbe aspettato lì, per poi andare a mangiare un boccone insieme. E chissà che altro. “Aspettami vicino il ponte direzione Ostiense”. Il suo ultimo messaggio. Ed io lì ero. Sotto la pioggia. Mentre lentamente mi si fracicava un cm in più del mio corpo. E lui?

Lui non so davvero che fine abbia fatto. Dopo una ventina di minuti, mentre pensavo a come potermi mettere in contatto con lui, poco più avanti un rumoraccio mi distrae. Una botta violenta. Mi sono anche spaventato perché ero sovrappensiero. Una macchina inchioda, e quella dietro gli va contro senza rendersene conto. “Tutta colpa dei cellulari” penso tra me e me. Ed evidentemente io avevo un problema simile, ma al contrario, poiché non avevo il suo numero. Avevo solo il suo contatto su Planet Romeo. Che insomma, la dice lunga.

Tornato ai miei pensieri, nonostante il trambusto post incidente, mi chiedo come al solito quando organizzo queste robe a cosa stracazzo penso. La prima cosa è chiedere un cellulare. E fare sempre una telefonata anonima almeno un giorno prima per vedere se qualcuno rispondo. Incazzato con me stesso in primis, e passati altri venti minuti, sento cocente la vergogna di un bidone addosso. Penso che forse è imbottigliato nel traffico e che sta arrivando. Poi penso che sono una sfigata orrenda, una poveraccia delle peggiori, e che mi fumo un’ultima sigaretta e fuggo via.

Detto fatto. Mentre torno a casa gli avrò mandato qualcosa come una trentina di messaggi. Messaggi ai quali nessuno mi ha mai risposto. Cioè ci pensate ad otto mesi a mandarsi i messaggi tutti i giorni. A qualsiasi cosa? Appena mi vedeva in linea mi mandava una faccina carina con una frase super simpatica che mi faceva sorridere all’istante. La parola giusta al momento giusto. Il buongiorno, la buona notte. Addirittura il messaggino con foto annessa mentre si abbuffava di nutella alle tre di notte. Insomma oltre che carino anche dolcissimo.

Tornato a casa mi sono arreso alla stanchezza, ed anche a tutti i miei preconcetti su di lui. Dovevo ammetterlo a me stesso e basta. L’ennesima, evitabile sola che potevo risparmiarmi. E si, ci sono rimasto male. Tanto male. Intanto gli avevo mandato anche un messaggio, che mi ero ripromesso essere l’ultimo: “Ti lascio il mio numero, così quando ritrovi le palle, almeno puoi chiamarmi”. Mi viene da pensare che sono doppiamente sfigata orrenda. Perché oltre al danno la beffa. Ovvero io che gli mando il mio numero di telefono. Ma tanto.

DUE GIORNI DOPO

Rientro al lavoro. Un po’ triste ma almeno senza più pesi. Ricontrollo Planet Romeo, e lui dal giorno di pasquetta non si è più collegato. Scomparso. Disperso. Probabilmente sulla Colombo, chissà a fare che e con chi soprattutto. Quando, il telefono squilla. “Hey, scusami, ho visto ora tutti i tuoi messaggi. Volevo spiegarti cosa mi è successo. Ho tamponato una macchina proprio davanti la metro. Ti stavo scrivendo un messaggio, ed il tipo davanti a me si è fermato. Io ovviamente non l’ho visto in tempo. E niente ho passato gli ultimi due giorni in ospedale con un trauma cervicale. Mi spiace, ma mica ci sei rimasto male. Ovviamente dopo non ho avuto modo di avvertirti. Mi spiace se sei rimasto male. Davvero…

Ecco. Adesso posso scriverlo. Il dramma è sempre dietro l’angolo. Sono una sfigata orrenda. E credetemi non ho davvero più le forze per gestire la mia esistenza. 

venerdì 29 marzo 2013

Sex Austerity

Sapevo che sarebbe successo. Prima o poi il troppo stroppia. Ed è inevitabilmente successo anche a me. Così dopo mesi di sesso compulsivo ed incontrollato ho dato un chiaro e sonoro stop. A tutto. E  a tutti soprattutto. Motivi? Be inutili dettagli che riguardano la mia salute, nulla di grave state sereni, e il perentorio pensiero che mi trapana tempie ed anche un po' le palle. Ovvero io qua che cazzo ci sto a fare? 

Insomma si, ho un lavoro, ho degli amici, fantastici, sono una persona con delle movenze dannatamentepop. È poi? Ultimamente mi sono fissato con il chiedermi se dovessi morire cosa resterebbe di me. Lo so. Pensare ad una cosa simile è solo un trip. Ripetitivo ed anche abbastanza noioso. Ma io mi pongo sempre domande simili per un eccesso di giudizio nei miei confronti. Insomma non ho di certo la condotta di una Santa, ne tanto meno aspiro a ciò, ma prima o poi arriva quel momento in cui una persona ti si avvicina e ti mette a disposizione il suo cuore?

Perché che qualcuno non voglia il mio lo posso tranquillamente accettare, ma non mi pare che ci sia nessun'altro che voglia dare il suo. Così lentamente e inesorabilmente  i giorni passano e ho sempre meno la percezione di me che si relazione col prossimo. Nell'ultima settimana che il mio coinquilino si è levato dalle palle ho riflettuto su quanto tempo io sia stato in silenzio. Senza parlare con nessuno. Senza esprimere un pensiero. Ecco ho trovato che sia infinitamente triste. Non che questo abbia una stretta connessione col sesso.

Non fatemi mischiare le cose. Questo ha insinuato e riportato a galla un pensiero vecchio che volutamente avevo rimesso. Sono solo. Solerrimo. Ed inevitabilmente, diretto come un treno sono ritornato a pensare a quanto sia ingiusto. Insomma c'è gente con le Hogan che è fidanzata. C'è gente che scambia Twitter per Gay Romeo e si rimorchia la qualsivoglia mentre il ragazzo è a far progetti su come dipingere la camera da letto. Come mi  ha detto qualche tempo fa Guy: "C'è chi ha denti e non ha il pane. E viceversa".

E mentre tutto va al contrario di come dovrebbe la conclusione è come sempre amara. Mi chiedo solo se possa andare peggio di così. E la risposta è chiara. Si. Io mi preparo al peggio, perché il dramma è sempre dietro l'angolo, e quando il dramma prende via... Insomma nessuno è capace di dargli un taglio. Specialmente io. Ma non fare sesso per più di un mese per me è inaspettato e alquanto deleterio. Mi viene da sorridere perché mi immagino come l'Incredibile Hulk che diventa verde quando s'incazza.

Ecco io divento verde quando non vedo un cazzo. Ma il fiore sboccerà ancora. Per ora, vista la crisi, mi scambio messaggi porno con un mio contatto Romeo. Illudendomi che lui possa finalmente essere il mio Big. Einvece?

sabato 16 febbraio 2013

The Festival Finale


Siccome questo blog oramai è alla deriva, una degna conclusione è il commento live della finale del Festival, featuring Popslut (semmai arriverà), @Guytano__ e chiunque capiti più. Basta premere click, ed ascoltarci!!!!

Valalalassss


mercoledì 6 febbraio 2013

La rivincita delle bionde

Esistono situazioni delle quali non sappiamo mai l’evoluzione. Soprattutto mentre le stiamo vivendo. Vorremo magari che andassero in un modo specifico. Ma a volte accadono cose inaspettate. Esattamente ciò che mi è successo qualche giorno prima della fine dell’anno. Ero in Abruzzo, in terra natia per le vacanze, e sopraffatto dalla noia mi facevo passare il pomeriggio girando su Gay Romeo. Adesso, permettetemi l’excursus: non ricordo quando mi ci sono iscritto, ma ero ancora a casa, ed ero forse l’unico che aveva messo la foto vera. Infatti online trovavo solo mezzi busti e dettagli di corpi umani.


Così quando, nel 2012, ricevo un messaggio da una testa mozzata quasi trasalisco, e penso “Come cazzo è che dopo dieci anni quasi esiste ancora gente che non mette la foto sul profilo?”. Decido di dare una chance a quella testa mozzata. Insomma, il corpo che mi si presentava non era niente male. Cominciamo una conversazione sul chi sei, che fai, dove vivi. Pratica e insignificante allo stesso tempo. Ma ero già molto annoiato. Insomma, non penso potesse peggiorare. Poi mi sono deciso. “Mi mandi una foto?”. Lui, senza neanche darmi il tempo di finire di pensare la domanda mi invia la sua foto. In costume. Splendido. Bono.

Ma non era un volto sconosciuto. Sapevo chi era. Lo avevo già visto. Anche se non avevo la più pallida idea di come si chiamasse, né me lo riuscivo a contestualizzare. Deciso a non morire di noia a tutti i costi, ho ceduto al suo invito. Un caffè (#credeghe). Detto, fatto. Lo raggiungo a casa e mi accomodo. Lui gentilissimo mi parla di questa casa che ha ristrutturato un anno prima, e me la mostra. Mi dice che ha speso un botto, anche se è contento di viverci perché gli piace e gli piace la sua indipendenza. Insomma tutti discorsi di cui a me fregava proprio tanto. In realtà io pensavo solo a dove lo avevo visto. Non me lo ricordavo affatto.

Mi dice che ha 36 anni, è impiegato nella pubblica amministrazione e purtroppo a breve si dovrà ritrasferire perché ha ottenuto un periodo determinato a Pescara. Niente io ancora ricordavo chi cazzarola era. E ci spostiamo sul divano dove continuiamo la conversazione. Mi chiede di me, della mia vita, e del mio lavoro. Mi dice che vuole una storia seria e duratura, e che gli piacciono i quasi trentenni. Mi veniva da dirgli che io trent’anni, grazie al cielo ancora li ho compiuti né tanto meno li dimostro. Ma questi son dettagli. Non sapevo ancora con chi diavolo stessi flirtando da venti minuti. Eh si, io flirtavo alla grande.

Poi. Un vago ricordo. Una discoteca e lui che si dimena. Mmmmmm. Mentre me lo ricercavo nella mia testa, lui insorge e mi dice “Tu mi guardavi sempre male quando ti beccavo in giro. Forse perché stavo con quel ragazzo…” Io indifferente. “Cioè quale ragazzo?”. “Quello che faceva l’avvocato…”. Valalalasss. Ecco chi cazzarola è. Era il fidanzato del Perfido Avvocato di Campagna. Del quale io ero follemente innamorato, e dal quale mi sono quasi beccato una denuncia perché non lo stalkeravo proprio per niente. E non ultimo, ultimamente me lo danno fidanzato con un ragazzino di 18 anni. Altri dettagli.

Appurato finalmente chi era, mi giustifico dicendo che mi piaceva da pazzi l’avvocato. E ne avrei sempre voluto da lui. Naturalmente chiunque se lo limonava era un mio acerrimo nemico. Bene. Mentre pensavo a quanto lo odiato, dolcemente mi avvicina le sue labbra alle mie, e mi schiocca un bacio lungo, mozzafiato. Ottimo. Con un alito profumaterrimo. Io quasi svengo e trasalisco. Non me lo aspettavo. E non mi è dispiaciuto. Quello che è successo dopo lo potete ovviamente solo vagamente immaginare. Ve lo potreste immaginare in camera da letto, poi al bagno ed infine in cucina. Una casa davvero carina.

Ed accogliente. Ovviamente una vera e propria rivincita. 

mercoledì 30 gennaio 2013

Rifocalizzare. 2013



























Avevo intenzione di iniziare il 2013 sul blog con una serie di buoni propositi. Ecco i buoni propositi mi servono sempre per iniziare bene l’anno. Ma devo ammettere che i miei buoni propositi sono andati a farsi fottere nel momento esatto in cui ho deciso di metterli nero su bianco. Nella fattispecie vertevano su alcuni punti principali. Prima di tutto cercare una casa nuova. Vivere con un coinquilino etero, calabrese, con la mania della cattiva igiene e simpatico come una diarrea estiva mi hanno convito totalmente a prendere questa decisione. E poi voglio riavvicinarmi ai miei amici. Mi sembra di essere in punizione quassù.

Lontano da tutto e da tutti con troppe difficoltà per parcheggiare. Che sembra una stronzata, ma condizionano inevitabilmente la vita quotidiana. E poi diciamoci la verità, sono stufo di abitare così vicino al lavoro. Non posso mai invitarmi che non mi è suonata la sveglia. Perché qualora fosse anche possibile, in realtà ci metterei comunque cinque minuti ad andare a lavoro. Ecco, necessità anche fondamentale è che devo essere sincero: nonostante io sia in una zona universitaria la media gay è davvero bassa ed orribile. Insomma gay improbabili, nessuno che abbia fatto lo Ied o che prenda lezioni di danza. Anzi a dire il vero  non mi sembra neanche Roma (e in effetti).

Ma se fossero i primi di gennaio parlerei principalmente di una cosa. (Lo so che in realtà è quasi febbraio, ma il tema era questo, non mi angosciate). Ovvero parlerei di come ricominciare da zero. Di come farsela passare (la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba), di come accontentarsi dello stipendio diminuito perché hanno cambiato il contratto (si sa c’è crisi), di come far finta di essere soddisfatti di una vita da single priva di ogni stimolo (no sex in the city vi dice niente?). Insomma di come riuscire a sorridere nonostante tutto. Soprattutto quando sei nell’ultima parte dei venti. Gli ultimi sei mesi per intenderci, prima di passare a trenta.

Ecco, potrete tranquillamente affermare che sono una chiavica e che mi fascio la testa prima del tempo. Ma io vivo di somme, pensieri e riflessioni. Parole, che si infrangono nella mia testa e riverberano fino a sparire. Parole che immagino di dire e che spero mi vengano dette. Parole che mi piacerebbe sentire, che vengano dette proprio a me. E con le quali riuscire ad emozionarmi,  veramente. Così come vorrei. Senza troppe maschere. Ma in realtà a parte Antonio Capitani e Paolo Fox che vedono amori come se non ci fosse un domani, io sono  l’unico a pensare che l’amore così come lo voglio non esiste. Non c’è. E non c’è neanche più nessuno che sia interessato.

Ecco io mi metterei a correre sulla Tuscolana urlando e andando a sbattere contro chiunque. Anche solo per farmi notare. E invece no. Guardo il tempo che sparisce nel tic tac noioso e ripetitivo di un orologio da parete Ikea sperando che qualcuno mi dica semplicemente “Hey come stai?”. Parole semplici. Passi facili e precisi. In realtà mentre io mi rattristo per la poca attenzione intorno a me il mondo va avanti. Ed è proprio questo il punto cruciale e drammatico. Io sono ancora in una stanzetta di cinque metri quadri di Via Giuseppe Acerbi a sognare di diventare qualcuno, mentre gli altri sono già diventati qualcuno. Sono diventati grandi. Si sono fidanzati.  Chiunque si fidanza. Gli improbabili. Gli inaspettati. I meno espressivi. I mostri.

Giudicatemi male. Ditemi soltanto che sono un egocentrico del cazzo. Si. Lo sono. E ne vado anche fiero. Ma non posso resistere a me stesso, non posso far finta che non sia importante perché forse il tempo degli aperitivi e delle single a caccia nell’Upper East Side del cazzo è davvero finito. E forse adesso inizia il momento della sostanza. E per fortuna che ci sono i miei amici. Che davvero senza di loro sarei meno di quello che sono oggi. E non sarei sicuramente felice. Perché nonostante tutto questo marasma riesco ancora a sorridere. Ma non preoccupatevi, tutto ciò serviva solo per rompere il ghiaccio. Il mood è tornato. Ed ora levatevi. 

martedì 20 novembre 2012

With you I'm born again




Ok. Sono tornato. Adesso dovrei farvi un piccolo riassunto del perché e per come non ci siamo visti per tutto questo tempo. Ma non lo farò. Insomma potrei dire la verità ed essere sincero, con tutta la possibilità di apparire come una sfigata più sfigata della sfigata orrenda che in realtà sono. Potrei dire che ho scritto solo post tristi e pieni di noia che mi hanno anche fatto abbastanza inorridire. E che in qualche modo mi sono censurato, tutelando soprattutto me stesso. Ed ho fatto bene. Si, mi sono tutelato e ci avevo visto giusto.


Si perché nono stante sia una persona impulsiva e priva di regolarità intestinale, in realtà per una volta soltanto mi sono affidato a quello che mi ero promesso mesi fa. Parlavo di un viaggio. Di un cambiamento. Della necessità si cambiare per stare meglio, perché in soldoni era meglio soprattutto per me. Ovviamente. Ma ho solo preso per il culo me stesso, perché in fondo so chi mi piace. Ma avevo la necessità di scappare, perché il risentimento, quello che ti viene dentro, e che non controlli perché in fondo i sentimenti non li puoi chiudere da nessuna parte, esponenzialmente cresceva sempre di più.


Pure se tu ci credi che è finita, e fai la recita con tutti, perché in qualche modo dovrai auto convincerti che è così, ebbene no. Niente. Nella testa quel povero piccolo neutrone offeso continua senza senso a girare in tondo e a riportare attenzione proprio li dove il dente duole. O il cuore sanguina. Se volete. Ed è un'attimo rendersi conto che in realtà non è finito nulla. Che vivi in sospeso, che mangi perché vuoi abbuffarti e tutto ciò che ne comporta. E allora si rende necessario il viaggio. Mirato. Organizzato. Che serve a fugare ogni dubbio. 

"Si ritorna solo andando via" 

Che non lo dico io. Lo ha detto qualcuna che di pene (d'amore) e su come struggersi, evidentemente  ne sa molto più di me. Ma io mi conosco. La mia necessità, in questo esatto momento era capire come recuperarmi. Si. Ritrovarmi. Darmi forza e conforto. E cosa potevo fare se non andare via per un paio di ore? Fuggire da quello che mi ricorda incessante quel fottuto neurone. E sono andato. Milano la destinazione. Per fare pubbliche relazioni. E sorridere. Ed ho sorriso. Molto. 

Adesso arrivo al punto prima che vi inalberate che vi sto già rompendo, ma il prete (!) vicino a me sul treno si è appena alzato per andare a dire a un tizio poco più in là che il film che sta guardando è troppo alto. Ed io e  Max Novaresi (!!!) che è seduto giusto affianco a noi dall'altro lato lo abbiamo guardato pensando "Tesoro ma davvero? Mica sei la seminarista sfranta che te la senti così calda???" Cmq. Il signor Max dal vivo  è davvero un gran Figo.  Torniamo a noi va, che mi si sfascia la poesia altrimenti.

Ero fomentato dalla mia curiosità di capire la mia  reazione. Un po' come un'autolesionista che si fa male da solo volevo andare dritto contro un muro. Farmi male, urlare fare la pazza, struggermi e tornare indietro. Poi appena arrivato sono bastati 5 minuti per capire che in realtà io NON AVEVO CAPITO UN CAZZO. MA PROPRIO UN CAZZO DI NIENTE. Ed ho capito velocemente che io avevo perso di vista il punto cruciale che QUESTA persona forse NON ERA QUELLA CHE IO HO SEMPRE CREDUTO ESSERE. Scusate mi si era bloccato il tab e non avevo voglio di riscriverlo. 

Ed un suo routinario, ed inconsapevole gesto quotidiano mi ha aperto gli occhi dal sonno perenne che mi aveva colpito. Si. Proprio così, e non entro nei dettagli perché non voglio di certo dargli l'ennesima soddisfazione. Proprio per niente. Era tutto chiaro a chiunque tranne che a me. Ma sapete io sono uno che crede che prima o poi le cose si aggiustino da sole. Che si evolvano. Che tutto sia simile ad un telefilm. E invece. Ma la verità la conosceva Giulia, la sapeva Guy. Ne era certo Ciù Ciù e persino Ga. 

Tutti loro avevano inteso la questione. Ed anche altre persone che sapevano ben poco di tutto ciò lo avevano inteso. Solo io no. Solo io speravo ancora. E in quei 5 minuti il disgusto mi è arrivato alle orecchie.  Ed è uscito fuori palesandomisi tutto davanti in maniera molto chiara. Perché io non lo voglio uno simile che sta con me. E così le acque si sono rotte ed Annabelle è rinata. Piena di vernice caseosa, sporca di un sentimento per niente sano e fuori luogo. Ed ho cancellato tutto. Il dolore. La gioia. Il piacere. Tutto.

Volevo cancellare anche i post dedicati. Ma poi ho pensato che non aveva gran senso. Soprattutto perché se adesso sono rinato ed ho ritrovato quel mood che speravo di ritrovare da tempo e palesemente merito tuo. L'ultimo che ti do. Quello più importante. Te lo voglio dare, perché così riesco a sollevanti da responsabilità più grevi. Più importanti. E forse non è propriamente vero che la vita non è come un telefilm. Forse qualcosa di simile c'è. O almeno non voglio rinunciare a pensare che non sia così. 

Ma voi volevate sapere delle RdP a Milano? Next time. Altrimenti diventa di un lungo che ciao. Appunto. Ciao.

N.B. Aspettavo un segno. Il segno è arrivato. Il prete, di cui sopra, appena prima di scendere dal treno si è delicatamente cappottato su stesso. Ho subito riconosciuto che quello era un segno, e che io ero finalmente rinsavito. Grazie Milano.

lunedì 1 ottobre 2012

Ottobre.



La mia famigerata amica Du Barry, era famosa su queste pagine per il suo stendere gli uomini con uno sguardo. In senso positivo, ovviamente. E siccome il tempo passa per tutti, anche la mia amica è diventata saggia. Merito anche della sua psicologa che è una stra quotata nella Roma bene, inevitabilmente parlarci diventa terapeutico, visto che capisce tutto, adesso. E mentre sabato attendevo in trepidante attesa i risultati dei MIA2012 (dove Così è (se vi pare) si è guadagnato un rispettabilissimo, ma ancora non sufficiente, terzo posto - grazie a tutti comunque per i voti!!!), eravamo lì a ciarlare e a giocare alla malata di mente e alla psicologa.

Ovviamente la malata di mente sono io. Ma forse esagero come al mio solito. Sapete parlare con la Du Barry di questo strano periodo che sto vivendo mi ha dato un qualche stimolo. E’ innegabile che siamo sempre più fragili. E quando la fragilità lascia spazio alla totale insoddisfazione in ogni cosa, la necessità di parlarne si fa pressoché necessaria per sopravvivere. Ma sopravvivere a chi? O a cosa? La Du Barry è sicura e certa quando afferma che prima di tutto devo smetterla e provare ad essere felice e soddisfatto anche da solo.

In effetti, chiunque, conoscendomi potrebbe pensare che il mio stato attuale sia dovuto soltanto alla mancanza di una persona in particolare. Non è così. Non è lui il problema. Lui è lontano, fidanzato, felice e spero anche realizzato. Per quanto possa torturare me stesso sul fatto che lui mi ignori, in qualche modo, lo comprendo benissimo. Ognuno ha le proprio responsabilità. E in qualche modo non gli dò neanche tutti i torti. Certo se venisse qui a dirmi che ne vuole da me forse non saprei proprio come poter reagire, ma sono certo che ciò non accadrà mai. Ciò nonostante non è lui il problema.

Non sto soffrendo per lui. E’ possibile che il problema debba per forza ruotare intorno alla mancanza di un fidanzato. E’ davvero così importante? O meglio, deve esserlo? Insomma perché per me lo è almeno. Lo stimolo è arrivato soprattutto su questo punto. Perché senza uno stramaledetto +1 mi sento perso e inutile al genere umano? Badate bene, quando questo blog faceva sorridere perché scrivevo cose allegre ero comunque single. Ma avevo la speranza. E gli amici, che forse l’avevano più di me. Poi però le cose cambiano. Per cui mi viene a mente che forse gli amici tocca pure sceglierseli bene. E forse io questo non l’ho mai fatto in maniera oculata. E' verità.

Anche se l’aspetto terapeutico dell’aver parlato con la Du Barry sta principalmente in una frase che mi ha detto: “Tocca tirarsi su le maniche. E finirla di dire e fare cazzate. Abbiamo trent’anni, cazzo. E a trent’anni ci si aspetta che almeno uno sia realizzato. E dobbiamo essere felici. Per cui se qualcosa non va, tocca conquistarselo. Ora. Adesso. Poi non ha più senso, e il tempo passa e ci mette davvero poco a volare. Capisci?” Si. Lo capisco. E quindi? Tocca davvero tirarsi su le maniche e ricominciare a vivere perseguendo degli obiettivi. Che poi sarebbe normale. E invece.

Certo è che mi viene da pensare soltanto che si, in qualche modo siamo davvero cresciuti. E che forse, il tempo per certe cose è davvero finito. Insomma io non mi ci immagino a quarant’anni in giro per locali a rimorchiarmi la qual si voglia. E forse sarà davvero quello il mio triste e inaspettato (!) destino. Ma io tendo sempre ad esagerare, o forse no. Forse in questo mio riflettere su queste cose sono in qualche modo oculato. Ma chi lo sa. Sento soltanto, per la prima volta, di essere la persona sbagliata, nel posto sbagliato. E di vedere poche uscite di sicurezza.

E che in qualche modo sia davvero arrivato il momento di reagire in maniera decisa. E prendere una posizione. Questo me lo devo. E lo devo a chi tiene alla mia felicità. E saranno anche un numero di persone che non superano una mano, ma non me ne voglio affatto lamentare. Anzi. Forse il problema mio è che non riesco a sopravvivere a me stesso. Nel senso che dovrei finirla di tormentarmi ed iniziare a vivere. Davvero. E questo in soldoni è stato quello che la Du Barry mi ha detto. Ma tra il dire e il fare, ce ne vuole, ed intanto un altro week end è passato, ed io sono rimasto a casa a fare la muffa.

Ma è già ottobre. Ed è tutta un’altra storia. Me lo  auguro, almeno.