Il primo post su questo blog risale esattamente a cinque anni fa. Ne sono seguiti 197. Post in cui ho deciso di raccontare in prima persona il bello e il brutto di essere gay. Cinque anni fa non avrei naturalmente mai immaginato che questo blog potesse diventare in primis una valvola di sfogo per me, nel senso più terapeutico del termine, ma anche per tanti che lo hanno letto nel tempo. E che mi hanno scritto. Ho ricevuto una valanga di mail, mi avete fatto complimenti, condiviso i vostri problemi e anche insultato. Sono certo che nessuno ci abbia mai provato. Poco importa. In qualche modo c'è stata un'evoluzione, e anche io sono cambiato. Molto. Ma forse la società, quella ancora non cambia. Per questo per celebrare il compleanno numero 5, ho scelto di mettere questo video. E di non aggiungere altro, perchè in fondo forse le parole non bastano più. Ci vogliono i fatti.
Auguri blog.lunedì 10 febbraio 2014
venerdì 10 gennaio 2014
Gli Improbabili Appuntamenti di Annabelle Bronstein - Il Giornalista telefonico e il non-primo-appuntamento
Tra questi mi sono ritrovato su una delle solite app gay, Bender mi sembra, a scambiare intense conversazioni con questo tizio. Trentaduenne pugliese trapiantato a Roma, giornalista, amante del cinema e dell'arte. Io ero anche abbastanza eccitato, a dire il vero per tutti questi interessi. E già ero li che mi immaginavo un devastante lieto fine. Abbiamo iniziato con la solita chattata di rito. Dopo tre giorni di chiacchiere via app siamo passati a telefonarci.
Al settimo giorno di telefonate frequenti e dettagliaterrime, abbiamo avuto la nostra prima telefonata con amplesso telefonico. Non me lo aspettavo. Non pensavo che dal parlare di quello che avevo fatto il pomeriggio a regalarmi un solitario condiviso al telefono il passo poteva essere così breve. Mi sembrava logico e scontato fissare un incontro. Insomma, cos'altro dovevamo aspettare? Il mio giornalista di cinema e cultura però tergiversava e sonoramente. Non mi tornavano i conti.
Non mi tornavano soprattutto perchè aveva un livello di dolcezza inaudito e spropositato. Ogni volta mi tirava fuori una filippica di dieci minuti su quanto gli sarebbe piaciuto abbracciarmi, baciarmi, leccarmi ovunque. Su quanto gli piaceva fare l'amore. E ci teneva a sottolineare che lui faceva l'amore. Non faceva sesso. Il sesso era freddo, allontanava e per lui perdeva tutto di significato se non si usava la parola AMORE. Lui aveva avuto solo fidanzati. E quando sentiva che l'amore diventava sesso per lui era finita. Non c'era niente che lo faceva tornare indietro.
L'ottavo giorno ero assolutamente deciso ad andare a segno. Ci sentiamo a pranzo e la telefonata assume dei toni surreali.
"Hey ciao come stai?" mi dice sensuale.
"Bene... Sono al lavoro... E' una giornata pesante qui!" dico serio.
"Io sono a pranzo con un mio amico. Nicolas... (Pausa, molto lunga)"
"E?" incalzo io.
"Nicolas Vaporidis, lo conosci?" dice lui.
"NO! Il nome non mi è nuovo, ma non so di chi parli... Dovrei conoscerlo???" (naturalmente sapevo assolutamente di chi stava parlando. Figuriamoci, ma non volevo dargli alcuna minima soddisfazione. D'altronde mica solo lui conosce gente che conta. Io conosco Fabry, e pure il Signor Ponza. Tiè)
"No, figurati è solo un amico. Comunque sai cosa farei adesso? Adesso..." e riparte con dettagli scabrosi.
"Ehm. No scusa. Sono al lavoro. Mi dispiace ma quando sono al lavoro queste cose non si possono fare" dico fermo e irremovibile.
"Ok. Dai sentiamoci più tardi allora" chiude lui.
Io inevitabilmente ci ho visto del malato. Dopo otto giorni di assidue telefonate e what'sappate ad ogni ora non potevo assolutamente sopportare che ancora ci eravamo visti.Soprattutto perchè mi condiva il pomeriggio anche con dettagli del suo corpo. Interessanterrimi, per carità. Insomma, che senso aveva. Tanto più che abitavamo a pochissima distanza. Ma la prova del nove l'avrei avuta in serata. Io avevo deciso che in qualche modo ci saremmo visti, i dettagli gli avrei decisi al momento. Random.
Dopo cena quella sera ci siamo sentiti. Dopo le chiacchiere di routine il giornalista è inevitabilmente andato a finire su quello che gli piace di più fare, ovvero lo sporcaccione telefonico. Io ragazzi, ho sbadigliato. Sapete com'è, tutte le mattine mi sveglio alle 5:50 e dopo una giornata devastante uno sbadiglio se lo potrà permettere. EINVECE il dramma si era celato dietro l'angolo. Fino a quel momento. Mi è arrivato uno sbrocco devastante peggio di una doccia fredda: "Scusa ma io ti sto dicendo di quanto ti vorrei vicino, di quanto vorrei abbracciarti, e di tutte le fantasie che vorrei condividere e tu mi sbadigli in faccia? Ma io non penso che sia possibile una cosa del genere" tuona lui tutto incazzato.
Io, che tento di minimizzare in modalità LEVATISUPERASAP. "Scusami, hai ragione, sono stato inopportuno e ineducato. Solo che a quest'ora mi viene un sonno devastante. Sai essendomi alzato praticamente all'albUUUAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHH." SBADIGLIO. Ancora una volta. Ancora di più. Panico. "Oddio scusa, mi è uscito ancora" dico vergognandomi come un cane. Manco avessi ammazzato qualcuno. Parte lo sbrocco. Quello vero. "Ma che davero???!!!??? Ma io dico si fa una cosa del genere? Senti se non ti interessa niente forse è il caso di smetterla qui. A me le persone che si comportano in questa maniera non mi piacciono proprio." Sbluff. E chiude la conversazione.
Così. Neanche Il tempo di capirci qualcosa che lui mi aveva richiuso il telefono e probabilmente aveva già cancellato il mio numero. Per uno sbadiglio. Ho passato tre giorni a cercare di capire come mai mi aveva trattato in quella maniera barbara. Poi ho capito. Si trattava di un semplice maniaco telefonico. In questo caso giornalista edition. Ovvero uno a cui piace masturbarsi per telefono. La cosa più assurda è che qualche giorno dopo, sempre su Bender mi ha scritto un tipo, senza foto ma alla sua stessa distanza. E così nella mia testa mi si è insinuato il tarlo che era lui che mi stava mettendo alla prova.
Che cerchi? - mi scrive.
L'amore. L'amore vero. Quello con la A maiuscola. E una persona con cui condividerlo. Che non abbia paura del sesso. E che non si masturbi al telefono.
Ovviamente dall'altro lato non mi ha risposto più nessuno. Tana per te!
giovedì 9 gennaio 2014
Lo stato attuale delle cose
Lo avete tolto l'albero? Le lucine dal balcone? La ghirlanda dalla porta? Ecco, questo suggerisce che le feste sono finalmente finite. Che possiamo piantarla di fare i buoni. Di sorridere a chiunque. E di amare lo stare insieme solo perché si e parenti di non so quale grado. Io odio le feste, e in altre occasioni ho sempre chiarito la mia posizione in merito. Per questo mi sono scelto un lavoro che impone di lavorare alle feste. Anche se adesso, mio malgrado non mi fanno lavorare neanche più. Il buonismo che accumulo sotto il periodo natalizio, inevitabilmente lo butto fuori. Ora. In questo periodo.
E, contestualmente, butto giù gli obiettivi dell'anno. Si perché sinceramente i buoni propositi non mi sono mai piaciuti. Li trovo addirittura patetici. Che senso ha fare i buoni propositi a fine anno quando poi in realtà siamo noi a decidere come vogliamo comportarci. Ad inizio anno io preferisco chiarire quello che mi succede intorno. Per fare mente locale. E non c'è niente che mi fa pensare positivo.
#lavoro
Ogni giorno maledico di aver rifiutato un posto pubblico, oramai sei anni fa. Ogni giorno mi mangerei i gomiti. Ogni giorno mi ritrovo a dover contare fino a mille quando in realtà vorrei urlare e buttare via tutto quello che ho in mano (e chiunque mi capiti a tiro nel giro di un metro cubo) perché sono piena. Insoddisfatto. Mi ritrovo a lavorare con persone poco professionali e a cui del lavoro che fanno non importa un fico secco. Passano le loro giornate a sparlare di quello e di quell'altra per poi dimenticare il motivo per cui sono lì, ovvero, LAVORARE. #piena
#l'amore
Ecco. Cosa dovrei dire sull'amore? Quando mi frequento con qualcuno divento serio. Preciso. Non lascio nulla al caso e pretendo serietà e rispetto. Sono una Signora bacchettona della metà degli anni '50 con una perenne voglia di cazzo. Divento sicuro e tranquillo. E questo diventa inevitabilmente motivo di fuga o di dovermi mettere le corna con chiunque passi di li a tiro (vedi post precedente).
#ilsesso
Sono davvero sorpreso di doverlo pensare. Ma anche farsi una sana scopata sta diventando seriamente complicato. Ogni volta mi trovo davanti qualcuno che vuole fare il contrario di quello che voglio io. Se non posso ospitare lui non può ospitare sicuramente. Se non posso uscire lui vuole che io lo raggiunga. Quando ho casa libera, invece, nessuno che voglia venire. Nessuno poi che si prenda la briga di metterci un po' di passione. Quella vera. Quella che fa volare le parrucche. Niente. Macchinosi e mezzi morti sono lì che aspettano che io faccia tutto. Ma datevi una cazzo di svegliata #SuperASAP
#Gnoffolo
Niente Gnoffolo non ne vuole affatto sapere di me. Al momento sta postando foto in viaggio insieme ad un tipo molto carino. Non vuole affatto saperne di uscire con me. Fa il vago. E quando qualcuno fa il vago vuol dire semplicemente che non gliene può altamente fregare. Ma sto già elaborando un piano, e questa volta, non è stalking signori miei.
Questo post idealmente è la seconda parte di #2014. Ora che ho messo i punti (e gli hashtag) vi alletto con un'imperdibile e libidinoso, ed inaspettatamente sessuale post orgiastico. #staytuned
#Gnoffolo
Niente Gnoffolo non ne vuole affatto sapere di me. Al momento sta postando foto in viaggio insieme ad un tipo molto carino. Non vuole affatto saperne di uscire con me. Fa il vago. E quando qualcuno fa il vago vuol dire semplicemente che non gliene può altamente fregare. Ma sto già elaborando un piano, e questa volta, non è stalking signori miei.
Questo post idealmente è la seconda parte di #2014. Ora che ho messo i punti (e gli hashtag) vi alletto con un'imperdibile e libidinoso, ed inaspettatamente sessuale post orgiastico. #staytuned
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venerdì 3 gennaio 2014
Il mio ex.
Naturalmente quando parlo di mio ex non mi riferisco di certo al tizio in foto. Ovviamente. In realtà c'è la foto del tizio perché proprio oggi anche lui ha annunciato di essersi lasciato, di comune accordo, con il proprio compagno. Ecco questo mi ha fatto sentire terribilmente vicino a Ricky. Per questo lo invito ufficialmente a condividere il suo dolore con me. Magari riusciremmo a condividere anche qualcos'altro, volesse il cielo. In realtà io voglio condividere con voi, miei fedelissimi lettori (#credeghe) la fine della mia storia. Se così si può definire.
#grindr
Era una calda serata di ottobre. Una classica ottobrata di metà mese. In cui le luci dell'imbrunire sono terribilmente instagrammabili ed hai solo voglia di Mcflurry con i brownies. Io ero in giro per Termini, ed in un momento di noia mentre facevo la fila al bancomat delle Poste ho avuto la fantastica idea di connettermi a grindr. Il male di questa nostra società - grindr, ma anche un po' le poste volendo. Ricky non mi perdonerà mai per questo, e proprio in quel momento c'è stato l'inizio della fine. Ho iniziato a scrivermi con questo ragazzo carino. Pugliese, ventiduenne, trasferitosi da meno di un anno a Roma.
Apro una parentesi. (A me i ventiduenni non hanno mai detto granché, però questo era molto carino. Inutile negarlo). Abbiamo cominciato una solita ed inutile conversazione, senza troppo pensarci su, e poi fin da subito abbiamo deciso di passare all'azione pianificando un incontro. Non in giornata, ovviamente, ma nei giorni a seguire. Una normale e inespressiva conversazione da grindr sottolineerei. Qualche giorno dopo ci siamo risentiti, ed abbiamo deciso di comune accordo di vederci la sera successiva. Detto fatto.
Ricky, avresti provato dell'invidio subito. Ci diamo appuntamento a San Giovanni, e da li abbiamo iniziato una passeggiata-chiacchierata molto intensa. Un tipo simpatico ed educato, che non te lo aspetteresti essere uscito da grindr. Uno che riesce a coniugare i verbi e che per la prima volta mi è sembrato abbastanza genuino. Però, in me cresceva dello scetticismo. Insomma davanti a me avevo un ventiduenne. A me i ventiduenni non hanno mai stimolato niente di niente. Scetticismo e non solo, iniziavo ad essere molto confuso.
#thedramaisalwaysoverthecorner
Pausa riposaculo al Coming Out, e il primo momento drammatico. Mi appare davanti lo Gnoffolo. Lo Gnoffolo è un nuovo protagonista del mio blog, di cui presto vi racconterò in maniera più dettagliata. Non ci vedevamo da un millennio, ed io ero incredulo. Ero lì a far incontri al buio quando lo avrei limonato molto volentieri. Lui però si accompagnavo con il suo fidanzato. O almeno quello che, io penso che sia, il suo fidanzato. Saluti di rito e arrivederci ASAP. Riprendiamo a parlare e a conoscerci. Scopro che studia Teologia (!) ma non per far il prete. Vuole diventare avvocato della Sacra Rota.
Sono davvero incredulo. Ma inizio a sentirmi a mio agio. Io, ovviamente, gli parlo senza peli sulla lingua, d'altronde ho una certa età per permettermelo. Gli spiego che mi piacerebbe innamorarmi, che non disdegno il sesso ben fatto, e che comunque mi piace molto fare sesso. Lui è d'accordo, un rapporto senza sesso, muore sul nascere. Lui ci tiene a sottolineare che è un tipo molto religioso. Ma è open, è tutti possono avere i proprio svaghi e passatempi. Lui vuole che io capisca che ha bisogno di frequentare la Chiesa. Io lo ignoro e penso solo al momento io cui glielo prenderò in bocca. Per intenderci.
Ci fermiamo davanti il Carcere Mamertino. Mi racconta di San Pietro carcerato, della sua caduta mentre scende nel carcere, e siamo vicini, mi prende la mano, e iniziamo a guardarci negli occhi. Dritto dritto. Veniamo interrotti da un gruppo di americani che alle 22 passate sta in giro per monumenti. Poco dopo rimaniamo di nuovo soli, e li, inevitabilmente scatta un mega limone. Devastante. Pieno di lingue. Pieno di dolcezza. E soprattutto, valalalasss se ci sapeva fare. Io già mediamente innamorata.
#unasettimanadopo
Vabbè, vi risparmio tutta la melanzosa settimana seguente. In ordine sparso abbiamo fatto tutte le cose che normalmente odio che facciano le coppie: shopping insieme tenendosi mano nella mano, comprare regalini stupidi per lui, comprare cover per l'iphone con cuori, presentarlo ai miei coinquilini, presentarlo ai miei amici, portarlo alla Popslut night con me, pomiciare davanti a chiunque alla Popslut night (per la serie pensavate tutti che ero una sfigata orrenda e invece ho un toy boy e voi no, levatevi asap), parlare come se ci conoscessimo da una vita, dormire insieme, pranzare insieme, cenare insieme quasi sempre.
Lo so. Abbiamo bruciato tutte le tappe in una solo settimana. Il primo vero drammatico momento c'è stato al decimo giorno quando è partito per la sua terra natia per le celebrazioni della festa del patrono. (#piena). Anche se ci siamo sentiti davvero spessissimo che quasi non ne ho sentita la mancanza. Ritorna e non riusciamo a vederci, per diversi motivi che oggi manco mi ricordo, ma si prepara un dramma epocale. Devastante. Di epiche proporzioni che mai e poi mai avrei immaginato.
Mi arriva a mezzo What's App uno screenshot di lui, il mio +1 non ancora accreditato del tutto, connesso su grindr. Maledizione. Inevitabilmente, il colmo per Annabelle Bronstein. Avere una sorta di fidanzato che fa ciccipucci dalla mattina alla sera e poi si fa beccare su grindr. Ero già nella posizione di dover rinunciare al mio happy ending? Ci ho dormito su una notte intera, ed il giorno dopo, mentre lui era di ritorno a Roma io senza mezzi termini gli ho inoltrato quello scatto. Ebbene non ha avuto un moto di vergogna, nient'affatto. Non ha pensato di scusarsi. Nient'affatto. Non ha neanche pensato di trovare una scusa vagamente plausibile. Nulla di tutto ciò. Voleva solo sapere chi me lo avesse detto.
Ovviamente io non ho mandato giù la cosa. Devo essere sincero, non tanto per grindr. In fin dei conti non eravamo affatto fidanzati. Ci poteva stare, e probabilmente lo avrei anche capito e sarei andato oltre. Ma c'era qualcosa che non mi convinceva nel suo atteggiamento. Che fino al giorno prima era di una persona davvero coinvolta. Purtroppo però è ripartito ancora, per le terre natie. Sapete altre feste di santi e/o patroni di cui non mi ricordo davvero un cazzo. Abbiamo continuato a sentirci ma di meno. E l'incontro prima che partisse, da cui mi aspettavo delle scuse almeno, non ha prodotto che altre pippe mentali.
Pippe che mi sono fato per giorni e giorni. E dopo un'altra settimana ancora ci siamo rivisti. Finalmente. Era carino. Molto. Abbiamo riso e scherzato un po', quando poi ho ripreso il discorso spiegandogli il mio disappunto nel non avere alcuna spiegazione per quanto riguardava l'Affair grindr, lui mi ha detto che potevo stare tranquillo, che in realtà aveva aperto grindr per scriversi con alcuni amici di giù di cui non ha il numero, ma solo il contatto gridr. Eppure c'era qualcosa che non mi tornava. Avevo l'impressione che non era tutto. Mi viene in mente di aprire il mio grindr, non so per quale motivo non lo avevo aperto più dal giorno che ci siamo incontrati.
Gli dico di connettersi su grindr, volevo vedere se gli arrivavano dei messaggi e se riuscivo a vederlo connesso, avevo il dubbio che mi avesse cancellato. Prima usa la scusa della batteria scarica, poi finalmente lo accende, e mi accorgo dell'orrore. Mi aveva cancellato. Ecco, in quel momento esatto nella mia testa è partita Goodbye, ed ho chiuso definitivamente tutto. Cancellato all'istante. Appurato che mi aveva bloccato, era chiaro che aveva ben altro da nascondere. Io invece non avrei tollerato abbastanza. Lo salutai, in maniera del tutto indifferente.
E chiuso. Ovviamente non si è fatto più sentire. Fino al giorno di Santo Stefano, dove lo ignorato fino a che ho potuto, ma ho dovuto assolutamente rispondere. Perché ovviamente si, ero piena. Ebbene, è evidente che adesso io e Ricky Martin possiamo dimenticare le nostre storie e finalmente farne di ben donde insieme o anche solo rifarci una vita. Io naturalmente sono qui in attesa di un suo invito, e sono sempre più certo che non esiste un fidanzato per me. Certissimo.
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giovedì 2 gennaio 2014
#2014
E’ sempre abbastanza difficoltoso
riprendere le file di questo discorso. Ma lo riprendo, ed anche volentieri. D’altronde
fare il blogger è il mio passatempo preferito. Proprio per questo motivo
inauguro il primo post del 2014 con una serie di paragrafi. Così ci facciamo un’idea
generale. Ovviamente in hashtag, perché ci piace così.
#nonhounfidanzato
E’ evidente che sono single. Anzi,
come dico sempre io vivo la mia singletudine, che è una tacca peggio. Nel senso
che ho tutti i requisiti per avere una dolce metà ma gli eventi mi vengono
contro. Sempre. E sempre peggio. E se il mood costante della mia vita è “il
dramma è sempre dietro l’angolo”, quest’anno ci aggiungo un tassello in più. Ma
ve lo svelerò a breve.
#friendshipneverends
E’ ufficiale, le amicizie
resistono alle peggiori tempeste. Alcune sono resistite anche al
duemilatredici. Signori cari il duemilatredici è stato l’anno della
devastazione. Si sono lasciati tutti. Tutti quelli intorno a me hanno
sfanculato il proprio partner, e lo hanno fatto tutti nel peggiori dei modi. Quando
si dice l’amore. Ma a questo punto meglio soli, con degli amici pazzeschi, che
fidanzati con un coglione. Dato di fatto.
#buonipropositi?
#unodiquestigiorni
Questione buoni propositi. Devo
essere sincero. Ogni anno mi auguro di trovare un fidanzato, pubblicare il mio
libro, avere un programma su Real Time ed un fisico semipresentabile. Ecco, nel
2014 non faccio e non voglio fare buoni propositi. Io sono la classica persona
che quando soffia le candelina il giorno del compleanno poi le spezza ed
esprime un desiderio. Sono sette anni che esprimo sempre lo stesso. E per ora
non c’è neanche una remota possibilità che quel desiderio si avveri. Ma zero
proprio. Ho deciso di puntare su ciò che ho. Ebbene ho un manoscritto pronto
per la stampa (chiunque sia interessato, attendo proposte!!!), una voglia
devastante di cambiare lavoro (ma ahimè!), la necessità di dividere la mia
esistenza con un uomo. A 360°. Non ho detto a 90. Anche se sarebbe stata una
battuta davvero efficace. Ad ogni modo sono del parere che non ha più senso
sperare che le cose accadano e si realizzano. Bisogna passare all’azione. #bringtheaction
#chefinehafattoilprincipeazzuro?
Ovviamente tocca prendere
coscienza della situazione in cui viviamo. A cena non si parla più, si
controllano gli status su facebook e chi è online su Grindr. E’ un dato di
fatto. Questo, inevitabilmente distrugge qualsiasi tipo di comunicazione. Non
si riesce a parlare e ad avere una conversazione interessante. Addirittura si
parla per hastag. Come me in questo post. Ma io lo faccio per essere super
cool. C’è chi lo fa perché non ha più niente da dire, o perché ha perso
interesse nel dirlo. E tutto si
ripercuoto nelle relazioni. E il principe azzuro si è dato, definitivamente.
#superasap
Ho deciso che questo sarà l’anno
della mia soddisfazione. Inteso che sarò io l’artefice della mia felicità. Direi
che a questo proposito niente è più appropriato di #Levatevi #SUPERASAP
Spero che questo post vi sia
piaciuto. E’ un collage di tweet mai tweettati e appunti sparsi tratti dalle
note del mio iphone. Per ovvi motivi la grammatica sé andata a far benedire. Non
che in passato io abbia mai scritto bene. Ah, e per rendere più piccante e
stuzzicante il post in realtà ci ho inserito il titolo del mio romanzo. Non lo
capirà nessuno. Detto questo vi auguro uno splendente 2014. E vista la
situazione, #staytuned
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lunedì 7 ottobre 2013
Gli Improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #3 - Bucce di banana
Qualche
sera fa ero in quel di San Lorenzo con gli amici per un aperitivo. Il classico
aperitivo dove si sparla degli assenti, di cazzi di ogni tipo e di sesso.
Evidentemente ignaro della piega che avrebbe poi preso la mia serata. In un
momento di pausa tra le solite chiacchiere, ho acceso Grindr (as usual) per
fare un piccolo atto di stalking. Ovviamente non andato a buon fine, e mai lo
avessi fatto, perché mi sono irrimediabilmente imbattuto in una conversazione.
Mi
scrive questo trentacinquenne, alto più di 190 cm, leggera pancetta e barbetta.
Fatte le solite introduzioni del caso, mi chiede quali fossero i miei programmi
per la serata. Gli spiego che ero con le mie amiche a fare l’aperitivo, ma che
visto che non ci stava soddisfacendo, probabilmente di li a poco mi sarei
liberato. Ancora prima del previsto in realtà è arrivata la pioggia a guastare
il mood. Detto fatto. Riprendo la macchina e mi dirigo verso piazza Vittorio
sotto casa del tipo. Sale in macchina e decidiamo di cercare parcheggio.
Saliamo
da lui, e in ascensore ha il tempo di raccontarmi che è architetto, ed è
disoccupato. Roma, un luogo affollato di architetti, che non lavorano. Per il
momento va avanti lavoricchiando come può e continua a fare corsi. E’ molto
spigliato e simpatico. Entriamo in casa e mi presenta al suo coinquilino.
Dettaglio necessario e fondamentale: il dramma è sempre dietro l’angolo. “Ma
noi già ci conosciamo, aspetta tu sei il coinquilino di Miss Dior!”. Mi sento
dire da il suo coinquilino. E si, sono proprio io. Ma Miss Dior oramai è il mio
ex coinquilino.
Sorrido
q.b. (quanto basta). In fondo questo tizio mi ha fatto fare la pipì nello
stesso bagno in cui l’ha fatta Victoria Beckham. Gli sarò riconoscente per
sempre a prescindere. “Il mondo è piccolo. A Roma ancor di più”. Sottolinea
l’Architetto. Leggo dell’astio nella sua uscita, ma lo ignoro. In fondo io ho
solo voglia di scartare il pacco e trovare la sorpresa. E se quel pantalone non
mente, la sorpresa c’è. Ed è enorme. Intanto però c’è la conversiamo come due sciure
la domenica mattina a fare il brunch.
E
le conversazioni diventano oceaniche. Parliamo di lavoro, amore, da ciò che ci
si aspetta dall’amore, da quanto si abbia voglia di innamorarsi ma da quanto
poi la realtà riesca a rendere tutto grigio. Da quanto Grindr sia diventato un
mezzo detestabile nella vita di ogni omosessuale. Di quanto si ha voglia di
abbracci, baci e carezze. Uh, è pronto il caffè; dimenticavo che l’Architetto
lo aveva messo su mentre facevamo i dovuti saluti al suo coinquilino.
Insomma,
se avessi avuto una parrucca fucsia in testa, probabilmente già sarebbe andata
a fuoco per la gioia di vivere del momento. Il mio neurone chiedeva pietà,
mentre lui, finalmente, appoggiava le tazzine del caffè sul suo tavolino Lack e
si preparava a zuccherare. Dopo il caffè abbiamo parlato delle nostre origini.
Della famiglia, e dei luoghi in cui siamo nati e cresciuti. Una puntata
de “La Domenica del Villaggio” con Davide Mengacci. Sono certo che Eva, la mia
vicina di casa in Abruzzo sarebbe stata interessatissima.
Proprio
mentre pensavo di aver perso totalmente il mio sex-appeal ecco che l’incantesimo
si è esaudito e ci siamo ritrovati a farne di ben donde. Adesso, non vorrei
entrare nei dettagli, ma devo assolutamente per ovvi motivi di cronaca. Ci
siamo dedicati per almeno una quarantina di minuti a dei limoni devastanti che
l’uomo del Monte sta ancora a piangere in un angolo. Fino a che, ho scartato
quel pacco di cui sopra, ma che sorprendentemente mi ha lasciato un po’ di
amaro in bocca. Non ne la maniera che tutti state pensando.
Il
suo era un pisello non scappellato. Insomma aveva la sciarpa. Era coperto. Mata
Hari. Ed io non avevo le forze. Nonostante fosse enorme era imbambuccato e già pronto per la prima neve. Questo escludeva ogni possibilità di penetrazione,
perché ecco, lui aveva molta sensibilità e per giunta dolore. Per cui mettendo
il preservativo era ancora peggio. Questo non me lo ha detto, ovviamente, ma me
lo ha fatto capire perché il preservativo non l’ha preso. Moltobbene, penso,
ecco un’altra sola.
Ignoravo,
come al mio solito che il dramma è sempre dietro l’angolo, (e so due), e che
non c’è mai fine alla fantasia umana. O al peggio, fate un po’ voi. Da adesso
in poi questo post diventa inesorabilmente assurdo e imprevedibile.
Preparatevi. Lui mi propone una sua fantasia, ovvero mi chiede se può darci di
lingua. Rimming. Evviva penso. Mentre comincia però, ha una richiesta. “Ti
andrebbe di fare come Miley Cyrus?”. Una coreografia dannatamente pop, penso tra
me e me. Lo guardo e chiedo “In che senso?”.
Mai
fare domande simili a richieste strane. Mai. Segnatevelo per il futuro. “Dai
fai twerking, mentre facciamo rimming”, mi dice ansimante. Ricapitoliamo: sono
in piedi su un letto a novanta mentre un tizio mi lecca ed io dovrei twerkare
con le chiappe, come se non ci fosse un domani. Sorrido, anche se mi verrebbe
voglia di urlare, e penso a mia madre e alla faccia che farebbe se solo mi
vedesse. Io non sono ovviamente capace di twerkare, e nonostante abbia un culo
che fa provincia (perché la carne è tanta oltre che debole) sapevo che il
risultato finale sarebbe stato osceno.
Almeno
potevo provarci. E così ho fatto. Naturalmente il risultato è stato pressoché
imbarazzante. Non ero capace, e quel movimento che mi usciva fuori era di un
orrore devastante. Mi sono anche guardato intorno, casomai avesse mai messo una
telecamera nascosta, non si è mai sicuri di niente a questo mondo. Intanto che twerkavo, e lo spettacolo era orrendo, per cui per mantenere un livello ottimale
di sensualità era pressoché impossibile, ho iniziato ad ansimare, ma con moderazione. E a bassa voce,
soprattutto. In realtà mi iniziava a fare male le schiena, e le ginocchia
facevano fatica a reggere.
Ma
come sopra (il dramma è sempre dietro l’angolo NdA,) succede
l’impensabile e l’impossibile allo stesso tempo. Mi viene un mega crampo al
polpaccio destro. Sento il muscolo torcersi ed arricciarsi su stesso, ed un
conseguente dolore devastante. Il piede sul bordo del letto, perde il controllo
ed inizio a barcollare. Faccio una sorta di movenza pop per ritrovare
l’equilibrio perduto, ma è tutto inutile, il dolore è talmente tanto che cado
su me stesso per terra, e la mia corsa viene interrotta dal tavolino Lack. Lo
urto violentemente, e un dramma, ancora più dramma, si consuma sotto gli occhi
dei presenti.
La
caffettiera che era sul tavolino con dentro una parte di caffè
avanzato, finisce inesorabilmente sulla mia faccia. Passano alcuni
secondi in cui mi sento Steve Urkel, e mi viene da dire “Sono stato io a fare
questo???”. Ma non lo dico, il mio architetto si rialza, mi raggiunge e mi tira la
gamba, anche se il crampo è passato. Io decido di chiudermi in un silenzio
agghiacciante. Mi rivesto e me ne vado. Mentre torno in macchina impazza il
diluvio e inizio a pensare che Grindr deve morire Asap. ASAP.
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lunedì 30 settembre 2013
Welcome back!
Arieccoci. Questa
mattina il tempo è grigio, fuori piove e tutto profuma di autunno. In realtà,
nonostante sia finita l’estate, intorno a me tutto è cambiato. Ho una nuova
casa, in una zona completamente nuova per me, dei nuovi coinquilini, un balcone
dal quale affacciarmi e respirare. Respirare a pieni polmoni. Cosa, che negli
ultimi tempi facevo a fatica, per via di centordici menate varie. Quando
finalmente ho preso coscienza del fatto che ero stanco della mia vita, un bel
giorno di giugno mi sono deciso a cambiare. E l’ho fatto.
Oggi mi godo i
benefici di quella scelta. Una scelta difficile da fare, ma indispensabile.
Insomma vi sarete ben accorti che sono di un pessimismo cosmico devastante, e
che per quanto io faccia la Superwow a volte devo ringraziare di avere delle
persone intorno a me che mi sopportano. E come se lo fanno. E mi supportano,
che è diverso ed indispensabile. E ti da una fiducia che riesci ad affrontare
cose che non pensavi possibile. Come traslocare per esempio. E ricominciare
tutto da capo, di nuovo. Ovviamente questo è un periodo in cui mi sento e
voglio essere estremamente positivo.
Per questo motivo mi
viene da sorridere. Senza un motivo apparentemente reale. Ma lo faccio. E non
me ne lamento per niente. Anzi. Ne sono super contento. Adesso ci starebbe bene
un fidanzato, o almeno una frequentazione a lungo termine. Ma siamo ad ottobre,
e i buoni propositi si fanno a settembre. Per il momento si riparte con una
nuova grafica (sempre a cura di Guytano_) e una serie di nuovi post che sono
già pronti e avrete modo di leggere nei prossimi giorni. Da domani poi, e per
ogni martedì riprende l’appuntamento sulle pagine del Signor Ponza.
Anzi colgo l’occasione
di ringraziare tutti quelli che ci hanno votati ai MIA2013. L’anno prossimo ci
rifaremo. Nel frattempo restante in contatto con me! Stay tuned ;)
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