venerdì 25 dicembre 2009

Buon Natale!!!!!!


Questo è il Natale dei cambiamenti per me. Per la prima volta riesco ad essere molto felice di quel poco che ho. E spero veramente che anche voi passiate questo periodo di festa nel migliore dei modi. Avere vicino le persone che mi vogliono bene mi riempie di gioia e mi fa stare al massimo. Per questo non ho potuto ignorare tutti voi che mi seguite e mi scrivete sempre in moltissimi.


Ok, ora sarò meno sdolcinato prima che a qualcuno venga un attacco di diabete fulminante. Di solito, io odio il Natale. Però quest’anno mi sono imposto di vivermelo al meglio con la mia famiglia e poi, fino ad ora, ho ricevuto degli ottimi regali. Per ciò volevo farvi anche io un piccolo regalo, e farvi capire che tutti quelli che mi leggono e mi commentano sono molto importanti. E ringraziarvi tutti. Io so’ solo che berrò prosecco, dispenserò occhiolini e movenzedannatamentepop a tutti e spero che lo facciate anche voi. Intanto godiamocela, è Natale, che poi tra dieci giorni le lucette si spegneranno, e tutto tornerà alla normalità, e noi saremmo le solite stronze, acide e bastarde di sempre. Anche a voi. Di cuore. Buon Natale.


AB


N.B.
Lo so che non c'entra molto. Qualche giorno fa è arrivato il trailer di SATC2, e lo so che oramai stanno allargando il brodo all'inverosimile. Ma io non posso fare a meno di ADORARE!!!Auguri ancora a tutti!!!!!

Come odiare il messaggio perfetto.


Ok. Ok. Ok. Io non voglio assolutamente incavolarmi come una iena, perché è Natale, e bisogna essere tutti più buoni. E perché stranamente questo Natale l’ho sto sentendo in maniera diversa rispetto ai precedenti. Insomma per la prima volta sono riuscito a finire i regali prima del 27 di dicembre, ho fatto l’albero a mio insindacabile gusto e giudizio, e soprattutto mi sono capitate le ferie invernali proprio la settimana di Natale. Per cui perché arrabbiarsi. Perché trovare il motivo per cui forse rodere il culo? Io sono arrivato domenica pomeriggio qui a casa, in Abruzzo, proprio per resettare la mia vita capitolina e ricominciare tutto da capo. Ricominciare a pensare a me, a fare mente locale su quelle che sono le mie necessità. E invece?


Invece no. Invece ieri mattina ricevo un sms: “Ci ho pensato. Credo che invece dovremmo vederci. Stare insieme e parlare. Ho voglia di starti ad ascoltare. E ho voglia di fare l’amore con te”. Ok. Mi è venuta un’irrimediabile voglia di ridere. Ma ridere forte. Ridere e urlare. Urlare e sbroccare. Urlare e rompere qualcosa. Rompere qualcosa e insultare qualcuno. Ho deciso di non fare nulla di tutto ciò. Bensì, ho iniziato a pensare seriamente chi diavolo era costui che voleva farne di bendonde con me. Vuoto. La firma del messaggio parlava di un certo Sergio. MachistracazzoèSergio? Penso. Nulla. Vuoto. Ok, ho sempre pensato di avere qualcosa che non va al cervello. Ultimamente lo sto seriamente ripensando. E rimettendo in conto. Izzie insegna.


Decido che non è il caso di farsi rodere il culo più del previsto, tanto io sono qui a Chieti e lui presumo sia lì a Roma. Prima di rendermi la vita un inferno decido di capire se ne vale davvero la pena. Cerco di fare mente locale: chi è Sergio? Può essere qualcuno con cui ho avuto rapporti sessuali nell’ultimo periodo? No. Cioè non lo so. Non ricordo il nome di nessuno dei miei ultimi partner, perché incontrati sempre in occasioni prettamente alcooliche. Per cui. Gioco la carta Gay Romeo. Ma è tutto inutile. Negli ultimi messaggi ricevuti e anche nei profili visti non ce nulla che mi suggerisca questo Sergio. Non comprendo. Ah ecco! Ultima possibilità. Messenger. Non ci avevo pensato prima semplicemente perché una settimana fa ho cancellato tipo 37 contatti.


Ero stufo di avere tutta quella gente con cui non parlo affatto. Ero stufo di mettermi in linea ed essere comunque ignorato. Ma mentre per la terza volta scorrevo la lista dei contatti, mi è caduto l’occhio su un contatto in grigio: Sergio. Eccolo qua. Bingo. Tento di capire chi diavolo è. Perché ovviamente non me lo ricordo. Poi un lampo. Un flash. Una scossa. Una scoreggia. Ok scusate. Mi riviene tutto in testa. Lui è un trentacinquenne che lavora in centro in un ufficio di nonmiricordocosa, ha una casa pazzesca a Prati ed è altrettanto pazzesco e carino. Chattiamo da un po’. Forse due mesi. Non siamo mai trascesi nelle zozzerie da chat, ma abbiamo sempre fatto discorsi su di noi. Ci siamo visti solo una volta per un caffè, ma di corsa. Poi solo sms e chat.


Rimango smarrito a lungo a cercare di capire come meglio rispondergli. D’impulso penso solo a “Si! Facciamo del gran sesso!”. Poi ritorno in me, e ripenso alla prima parte del messaggio. Non posso non essere sdolcinato e carino come lo è stato lui. Anche se ecco, mi fa venire un po’ l’orticaria. Mi spiego. Ci sono delle volte in cui noi ragazze di Roma vogliamo solo essere trattate con dolcezza, carinerie e mille accorgimenti. Ci fanno tanto sentire Louise di Saint Louise. Ma ci sono altrettante volte in cui il tizio che abbiamo davanti ci ispira tutto fuorché sole-cuore-amore. E Sergio è uno di questi. Lui è BONO. Tenebroso. Perennemente abbronzato. E io al suo confronto sono la Tata.


Inteso come Fran Drescher. Sperando che si scriva così. E lo so, che non è carino neanche pensarlo, perché lui è un megatopolaus devastante, che gli basterebbe scrocchiare le dita per aver un’altrettanto megatopolaus nel letto. E invece no. Lui con me ci vuole parlare. Ci vuole stare. Vuole fare l’amore con me. E sarà che ho rivisto Bridget Jones da poco, e sarà anche che è Natale e siamo tutti più buoni per cui prendo l’ispirazione giusta e gli rispondo, finalmente dopo circa tre ore. “Hai ragione. Anche io vorrei essere lì e guardarti negli occhi. Parlare. E stringerti a me. E fare anche tanto l’amore. Ma purtroppo sono a Chieti. Quando torno ti chiamo. Baci”. Per questo e soprattutto altri motivi io marcirò all’inferno. Ma soprattutto, mi chiedo:


“Perché l’unica settimana che non sono a Roma il mondo mi considera?”. Sergio. Che ha tutte le carte in regola per sfondare nel mondo della musica, e sfondare anche ben altro ( ;)))) ) è il classico bello che non balla. Ha usato tutte le parole giuste per il messaggio, ed è stato davvero molto carino. Ma a me devasta. Lui ha millecinquecento preconcetti su quella che è la vita gay capitolina. Lui non va nei locali, non va al Coming, non va in nessun posto dove lo si possa incasellare nel fantastico e arco balenato mondo gaio. Lui va al lavoro, in palestra e il sabato sera a giocare a calcetto con gli amici di una vita. Il giovedì, di rado, al pub. E la domenica al cinema. Bè a me sembra molto più incasellato lui di qualsiasi altro gay.


Però è carino. Non è molto dolce a dir la verità. A parte le parole (si occupa di relazioni con l’estero, per cui si, sa usare la parola molto bene); lui ha degli atteggiamenti talmente maschi che ha volte sono anche troppo. Forse troppo per me. E lo so. Mi rendo conto di starla a fare lunga più del dovuto. Perché in fin dei conti basta che sei un tipo ok per del sesso promiscuo. Ma per qualcosa in più? Voglio dire, faccio bene a soppesare ogni dettaglio. A me sembra di impazzire. Mentre riflettevo su queste e mille altre milioni di varianti del problema, il mio occhio finisce su questa immagine.



Premetto, sono davanti il Megalò, IL centro commerciale di Chieti, che tra le altre cose ha anche un multisala. E mi impongo severamente di non pensare assolutamente a quello che voglio pensare, bensì di pensare che quello che sto pensando in realtà non lo sto pensando e che oramai è tutto dimenticato e cancellato dalla mia testa dopo la storia dell’sms. E infatti lo faccio. Anzi no non lo faccio. E mi ritrovo come un automa a digitare poche semplici parole sul mio telefono (ah si un I-phone per l’esattezza, così Sushi sarà contento) “Sergio, appena torno ti chiamo”. Anche se so già che non lo farò e come già sperimentato il chiodo schiaccia chiodo per me non vale, anzi peggio. Ma giuro che non sto pensando affatto a nessun’altro all’infuori di Sergio e me. Giuro.



N.B.

Il tipo di cui sopra in realtà non si chiama Sergio. E’ che non me lo ricordo il nome. Solo che per ragioni prettamente utili a rendere la lettura (già di per sé a volte molto contorta,) più comprensibile ho deciso di chiamarlo Sergio. Il tipo di cui sopra nella mia rubrica si chiama solo Bonoprati35. E non aggiungo altro. Izzie mi attende sempre. E io so che farò la sua fine, prima o poi. Mi chiedo, infine, se qualcuno possa mai chiamare un film Piovono Polpette. E qui, non mi sento di aggiungere nient’altro.

mercoledì 9 dicembre 2009

Prima o poi mi sparo


Nella vita ci sono momenti in cui bisogna essere se stessi fino in fondo, e prendere le cose di petto. E prendersi le proprie responsabilità. Questo di certo non aiuta. Ma sono stanco di far finta di nulla e soprattutto far finta che qualcuno non mi interessi. E’ da un po’ che evito di parlare della Polpetta, un po’ perché credo che in qualche modo egli sappia chi è Annabelle e che la Polpetta sia il suo nomignolo (e credo anche che non faccia poi così piacere sentirsi chiamare così, ma tant’è), però basta ciarlar nel manico. A me la Polpetta piace, ed è sempre stata nella mia testolina. Questo non vuol dire però che io non abbia amor proprio oppure rispetto di me stesso. Anzi. Sono palesemente d’accordo che non mi caga, che non lo ha mai fatto, e che credo non lo farà mai. Ora più che mai.

Ma quello che mi chiedo è per quale motivo non si sforza neanche a dire ciao? Andiamo un ciao e sempre e solo un ciao. Un ciao sta solo per ciao. E basta. Nei giorni scorsi, complice il weekend lungo sono incappato diverse volte nella Polpetta, e in tutte le occasioni non mi ha degnato di uno sguardo. Ok. Non ci sto. Eravamo rimasti in rapporti civili, mi sembra di ricordare, anche se non ci giurerei o per lo meno all’apparenza. Ma le cose che contano sono altre, mio malgrado, però sono sinceramente convinto che un saluto non comporti tutto sto sforzo. Oppure no? Guy e Ciù Ciù me ne hanno dette comunque di ogni, ma lunedì sera, dopo un mucca improvvisato e quintalate di alcool, io ho finalmente fatto un passo per me molto sincero.

Gli ho mandato un sms, a fine serata, molto chiaro dove l’ho mandato semplicemente a fare in culo. Basta. Stop. E lo anche firmato, a riprova del fatto che è arrivata l’ora di prendersi le proprie responsabilità. E la mia psicologa è stata abbastanza chiara. Non sono più nell’età di dover fantasticare sulle cose e sulle persone. Voglio fare una cosa? Devo farla. E’ il momento di agire e prendersi tutto quello che ne viene dopo. E affrontarle le situazioni. E figurati se mi sono lasciato sfuggire l’occasione. Mi sono innervosito. Mi ha sbattutto le corna diverse volte, e in nessuna delle occasioni si è sprecato a fare un cenno, un movimento, a muovere un occhio. Nulla di tutto ciò. Non ci ho visto proprio più.

Ovviamente la risposta non è stata idilliaca, anzi. “Scusa? Chi saresti?”. Vabbè secondo me lo ha scritto solo per darsi un tono, ma io non mi sono di certo arreso, anzi. Ho rincarato la dose dandogli del patetico e rimandandolo sonoramente a fanculo di nuovo. Adoro la modalità intuitivo dell’Iphone, ti permette di riscrivere in un batter d’occhio. La sua risposta, dopo un momento di incertezza, stava realizzando chi fossi, è stata fredda e precisa.

SPARATI

Dolore. Orgoglio ferito. E improvvisa voglia di cioccolata. Ma grazie al cielo che Ciù Ciù, molto meno sgrammaticato di me, e Guy, molto più cinico del mondo intero, mi hanno aiutato a creare una risposta verosimilmente giusta per quella situazione. Ve la risparmio, perché tanto non ho avuto risposta. Il punto è un altro. Doveva davvero finire in questa maniera. E poi che cosa doveva finire? Mi interrogo in maniera più precisa su questo aspetto. Tutto quello che mi viene in mente non è una risposta che abbia un fondamento. Tutto quello che mi viene in mente è di poco conto ed effettivamente tutto il peggio di me, in quasi due anni è uscito fuori, poco alla volta. E sapete cosa mi rode? Mi rode che comunque lui mi consideri unditoinculo.

Sicuramente me lo merito. Ci mancherebbe, ma mi rode perché io non sono così. Con tutti quelli con cui ho avuto una situazione simile, in qualche modo è rimasto del rispetto. Un saluto. A volte anche una cena insieme. Non pretendo nulla da lui perché vabbè, oramai mi sono dato fuoco con il mio accendino, ma come mai sono arrivato a questo punto. Come si è tatuata Rihanna nessuna sconfitta, solo lezioni. Ma la lezione in questo caso quale sarebbe? Che sono uno stalker, squilibrato e fuori luogo? Bè può essere. Ma io almeno mi sono tolto lo sfizio di fare delle cose per cambiare la situazione. Anche se ecco, mi viene spontaneo essere coerente fino alla fine e dire con chiarezza che forse è il caso di fare cambio.

Insomma non mi sembra di non avere nulla da offrire a un altro essere umano. Sono sicuro di me, e di quello che sono, lo sono un po’ meno nei rapporti, visto che non sono navigatissimo, ma di certo sono portato a scusarmi se sbaglio, e io ho già dato da questo punto di vista. Questo vaffanculo lo avevo soffocato in gola da gennaio 2008, e mi ero ripromesso di tenermelo per me. Ma non potevo e non volevo più. Insomma, avrò tremila difetti, ma non è che devo pregare un cazzo di nessuno. Per cui basta. Basta alla guerra fredda. Basta alle pippe mentali. Basta a tutte le tattiche e strategie che questo mio piccolo cervello a volte mi ingabbia. Basta. T’ho mandato a fanculo e mi è andata male. La guerra è ufficialmente finita, anche se a mio avviso abbiamo perso entrambi.

Adesso farò finta di nulla, come se nulla fosse successo e soprattutto, ci metto su una piccola parola di quattro lettere che però ha un significato pesantissimo. Il passo obbligato, è stato però mettere nero su bianco quanto successo. Così se domani mi riprende l’ango-nostalgia-depressivo-maniaco-compulsiva saprò come ritornare in me. Ed ora mangio cioccolato, pulisco e metto in ordine casa. Così non ci penso. E chi vivrà vedrà. Fine.

E comunque no. Non mi sparo. Non ancora.

Nelle puntate precedenti


Ok ci sono. Lo so, è un mese che non scrivo. Ma la mia testa è stata occupata da pensieri che andavano ben analizzati e compresi. E soprattutto, risolti. Ma questa ve la narro dopo. Andiamo per ordine e ricapitoliamo la situazione.


COSA RESTA DI UN INASPETTATO INCONTRO

Nulla. Il mio rimorchione dolcecarinosimpatico è scomparso. Nel nulla. O forse è caduto in qualche tombino di Via Pietro Maffi finendo nelle fogne ed essersi trasformato in una tartaruga ninja. Anche se il mio animo stalker non va mai in vacanza. E infatti mentre vagavo in giro alla ricerca di un qualche essere umano che mi stampasse dei documenti dalla chiavetta Usb mi sono imbattuto proprio in lui. Diciamo che non è stato un grandissimo incontro. Io sono entrato ed ho chiesto delle stampe, poi mi sono reso conto che il tipografo dietro la cassa era proprio il mio rimorchio. Lui, onestamente parlando non mi ha rivolto la benché minima considerazione. Eppure qualche giorno prima mi aveva salutato con due baci sulla guancia.


Nulla, solo una breve e fredda comunicazione sul fatto che A non stampavano dalle chiavette e B dopo il bar a destra ce una copisteria. Addio. Io mi sono chiesto seriamente che senso avesse avuto. Prima mi rimorchi e poi mi ignori così? Ok diciamo che la cosa và valutata in maniera più ampia: 1 poteva trattarsi del suo fratello gemello per questo non mi ha riconosciuto 2 il giorno dopo il nostro incontro è stato investito e ha perso la memoria 3 ovviamente mi sono sognato tutto. E credo ovviamente che la terza sia la possibilità più plausibile. Ma sarà. Di solito me li riuscivo a portare a letto almeno, adesso mi ignorano ancor prima. Ottimo. Anzi meglio. Andiamo posso mettermi a correre dietro alla gente sulla Pietro Maffi. Direi proprio di no, non ora almeno.


QUELLE SFIGATE DELLE MIE AMICHE


La Du Barry.

Direi che l’abbiamo ufficialmente persa. Ora la Du Barry è in amore. Arriva al punto di contare le lune per vedere quando è feconda e incastrare il Barone Von Trapp. Anche se il Barone non disdegna affatto. Lui giovane rampollo del giornalismo italiano sembra davvero essere interessato. Anche se ecco, Barone avvisato mezzo salvato. Attento a come ti comporti, noi ti teniamo d’occhio. E se ce la tratti male, noi abbiamo il modo di vendicarci. Ma non mi fate fare l’attaccabrighe, sarò sempre una buona padrona di casa. Anche se la Du Barry si deve dare una bella e chiassosa rilassata. Ecco, penso che così possa andar bene.


Guy.

Diventato il più famoso di faccia libro, senza neanche avere un profilo, Guy si appresta a lasciare il suo posto del mondo degli appuntamenti lampo. Ora è in una nuova fase. Non esce più con nessuno. Ma è solo in attesa. Attende che Spanish Boy lo chiami, e attenda che il BananoBoy finalmente se lo scopi. E in questi casi l’attesa si fa ovviamente snervante. Ma si sa chi l’ha dura la vince, se poi è anche dotato, che ben venga. No? Noi siamo fiduciosi e speranzosi, e anche Paolo Fox lo dice che l’amore è davvero alle porte. L’importante è che non si sappia troppo in giro. Ultimamente ce chi si diverte con poco, e parrebbe argomento di lunghe conversazioni sia proprio quello che fa Guy. Ma noi non ci offendiamo mica.


Ciù Ciù

Meglio conosciuto con un altro nome che per ovvi motivi qui rimarrà segreto, è la parte più intelligente e soprattutto pratica dei sopra citati. Al momento condividiamo l’amore spasmodico per la sua fiaschetta, e credo che sia abbastanza contraccambiato. Anche lui come me è un assiduo spettatore di questo circo omosessuale della capitale. Però è sempre molto più acuto di noi. E non è un piccolo particolare.


Ga

Ga è sempre Ga. Sa tutto su coloro che sono iscritti su GayRomeo, ed è diventato un pochetto più affascinante. Evviva i piccoli segreti ;)


Sushi

Ne abbiamo perse le tracce. Ma ce. Ce sempre. <3


N.b. Nonostante io odi le feste, ho fatto in modo di dare un aspetto un po’ più natalizio ad Annabelle. Enjoy

lunedì 9 novembre 2009

Un inaspettato incontro.


La vita delle volte è davvero imprevedibile. Chi di voi avrebbe mai scommesso che io stamani avrei avuto un date? Ovviamente una ceppa leppa di nessuno visto che non lo avrei detto neanche io. Praticamente sono tornato a casa dal lavoro alle 10, giusto il tempo di preparare i moduli e sono riuscito per andare alle poste. Adesso, chi di voi ama andare alle poste di lunedì mattina? Credo nessuno. Io pure non penso sia una cosa simpatica. Ma tantè. Armato di pazienza e speranza sono andato in contro al mio destino. Grazie al cielo non era così pieno come avevo previsto, per cui mi sono messo in fila ad attendere il mio momento. Quando dietro di me arriva un tipo, che mi sbatte violentemente rischiando quasi di mandarmi giù per terra.

Bene. Tento di rimanere calmo e non fare la mia solita venduta di pesce, e soprattutto mi rendo conto di essere in visibile imbarazzo visto che la mia faccia si colora dei soliti colori dal rosso al porpora passando per il fucsia vintage. Mi giro per vedere a chi devo destinare le mie prossime maledizioni, e incontro il viso di un trentenne, visibilmente imbarazzato per avermi investito, alto poco più di me, occhi chiari e carnagione scura. “Hey, scusami non volevo travolgerti”. Dice. Io lo guardo un po’ meglio è sento i miei ferormoni cominciare a ballare il Meneito Beep Beep con coreografie dal dubbio gusto. E sentenzio, effettivamente è bono da fare schifo. “Ma no, tranquillo, può succedere”. Rispondo abbozzando un sorrisetto zoccolegno.

Mi rigiro e faccio finta di niente. Ma devo ammettere di provare una certa attrazione. Penso al suo volto e mi viene in mente che io da qualche parte l’ho già visto. Anche se non ricordo dove, quando mi si è accende una lampadina. Questo tipo è venuto sabato mattina dove lavoro a ritirare dei documenti. E ci ho anche parlato, perché non sapeva dove andare di preciso. E già in quell’occasione i miei ormoni avevano deciso di scatenarsi con una più sobria Beyoncè in “Single Ladies”. Ma non penso sia gay. Andiamo, un tipo del genere mi sembra proprio non appartenere alla famiglia. Decido di trovare qualche segnale, e con la coda dell’occhio tento di scovare sulla sua mano sinistra la presenza di una fede. Ma non riesco a vedere una ceppa, lui è proprio dietro di me.

Uff. Decido allora che devo fare la svampita-rincoglionita-bionda, e butto a terra il modulo per l’accredito del libretto postale. Sbuffo con molta naturalezza, e mi abbasso, ricordandomi improvvisamente di avere un mega strappo sui jeans proprio all’altezza del culo. Maledetti skinny di Zara. Mentre faccio questo movimento però, il mio investitore dietro di me, si abbassa e prende il modulo prima di me. Ecco, che figura avrà visto sicuramente il mio culo all’aria. Che figura. Decido di fare il vago, ringraziarlo di nuovo e con la scusa finalmente posso essere sicuro che non ha legami così importanti che lo obblighino a portare un anello. Ma non può bastarmi. E se facesse un lavoro che non gli permetta di portare l’anello al dito? Che ne so, il macellaio?

Ma no. Sempre con questi cliché sessualmente porcellosi in testa. Decido che è il caso di piantarla lì, e archiviare tutto il mio movimento pelvico per lui. Nel frattempo è il mio turno. Faccio le mie operazioni ed esco. Lui non è più dietro di me, è andato due sportelli più in là a fare i fatti suoi. Faccio spallucce ed esco. Mi metto in fila per il bancomat però, ovviamente mi sono scordato di prelevare. Davanti a me ci sono due persone, per cui mi accendo una sigaretta. Mentre soddisfo il mio bisogno di nicotina, eccolo di nuovo il tipo che si mette affianco a me. Mi sorride e dice “Ci si scorda sempre di prelevare!!!”. Mamma le cose che abbiamo in comune sono 4870. Io annuisco e casualmente gli sputo il fumo in faccia.

Lui accusa il colpo. Fa un passo indietro come se quello per lui fosse stato un chiaro invito. E mi guarda abbozzando ancora un sorriso. E io ri-sorrido ancora. E mentre eravamo lì che ce la sorridevamo era già arrivato il mio turno per prelevare. Ed è stata la gentilissima signora dopo di noi con un chiaro enunciato “Aò, cè sbrigamo che devo d’andà a cucinà???”. Ottimo. Anche preso a parole dalla prima pizzettara della situazione. Mi avvicino e prelevo. Poi chiedo l’estratto, e mi rendo conto della crisi che avanza e termino le operazioni al bancomat. Lui mi guarda e mi sorride, di nuovo, e mi chiede una sigaretta. MA CE STA’ A PROVA’???? Penso. Io non perdo tempo, caccio il pacchetto e gli porgo una sigaretta, e lui risponde “Ah, Marlboro Light, ottimo!”.

Mamma mia. Indeciso se calargli le braghe lì e prendermi ciò che mi spetta oppure correre via, opto per entrare nel vicinissimo tabacchi per perdere tempo, e dargli modo di finire la sua operazione e di uscire e magari seguirlo. Anzi no. Seguirlo no. Vedere che direzione prende. Oppure se ha una macchina. Prendere il numero di targa, il modello dell’auto. NO. NO. NO. Ma cosa dico. Non sono più una stalker. Entro nel tabacchino e compro due goleador maxi. Pago ed esco. E Bingo. Eccolo qui. Che prende la ricevuta dal bancomat. Ma adesso che faccio? Decido di far finta di telefonare, e vedere dove va. Ci vorrà un attimo. Un secondo. Estraggo il mio i-phone dalla tasca e faccio finta di premere il touch screen, in realtà non lo sblocco neanche. E comincio a parlare.

Lui si avvicina, e il dramma, la punizione divina, la vendetta per tutti i miei peccati si abbatte inesorabilmente su di me. Il telefono SQUILLA. Credetemi, volevo morire. Lì. In quel preciso istante ho pensato che l’unica cosa che mi avrebbe fatto risalire dal baratro in cui mi ero murato vivo con le mie stesse mani era accennare alla danza del pollo. Ma sarebbe stato troppo. Per cui, ho fatto il vago, ed ho esordito con scioltezza “Scusa ho una seconda chiamata in linea, devo lasciarti.” Rosso come un peperone con lui che aveva chiaramente sentito me parlare al telefono e subito dopo lo stesso suonare. Rispondo alla mia boss che mi ricordava che dovevo tornare a lavoro alle 14. E quasi stizzito riattacco. Lui nel frattempo mi ha superato e prosegue a passo lento e dritto.

Poco male penso. Ancora in serio e motivato imbarazzo decido che è il momento di guardare e vedere che succede. Attraversa il primo incrocio, e continua a camminare dritto. Non si gira e non si muove. Controlla qualcosa al telefono, forse un messaggio. Mamma quanto sono impiccione. E se fosse solo un essere umano che sta vivendo la sua vita normalmente. Decido di piantarla lì, e di evitare di fare altre pessime figure. Ma quando lo sto pensando, in un secondo lui si ferma, si gira, e mi si pone a 4 cm dalla faccia. Penso che potrebbe essere un nuovo attacco omofobo, anche se cè ben poco da scherzare, oppure il momento della verità. Io rimango immobile, in attesa, con lo sguardo interrogativo e pronto. Lui sorride ed esclama:

“Scusa, ti sembrerà strano, ma stavo pensando che forse potevamo prendere un caffè insieme. Sai ne voglio uno, ma entrare in un bar solo mi fa troppo tristezza, per cui se ti và..”. MACHECOSADOLCEECARINAESIMPATICAOMIODDIOMIOOOIOGIA’TIAMOOOOO. No vabbè. Calma. Avrei voluto fare la mia danza dei festeggiamenti con movenzadannatamentepop. Ma riesco a trattenermi. Sorrido e annuisco. D’altronde non ha mica tutti i torti, che tristezza prendere il caffè da soli. Mi stringe la mano, e si presenta, “Piacere Domenico!”. “Piacere mio, Annabelle Bronstein!”. Dico senza pensarci troppo su. Entriamo e ci appoggiamo al bancone, dove lui ordina un caffè macchiato al vetro.

Anche io prendo sempre il caffè macchiato al vetro. Comincio a pensare che sia uno scherzo. Ma non è tutto. Caccia un i-phone dalla tasca e controlla un sms. Bene sa anche che l’i-phone non suona se ricevi una chiamata mentre stai già parlando. Decido di evitare il discorso poste e telecomunicazioni con lui. E gli porgo una bustina di zucchero. Lui mi guarda e mi blocca, “No ne prendo due”. Io sono devastato. Anche io ci metto due bustine di zucchero nel caffè. Perché la vita è tanto amara già di per sé. E perché non voglio ritrovarmi a settant’anni a mangiare scondito e senza sapori senza poter ricordare lo zucchero. E lui dice la stessa identica cosa. Ma questo mi legge il pensiero. Penso. Anzi. No, non devo più pensare.

Lui mi dice che si occupa di pubbliche relazioni, che gli piace molto la musica e che vorrebbe lavorarci, ma che per ora gli va bene così. Che si ricorda di me perché mi ha visto sabato mattina quando è venuto a ritirare dei documenti dove lavoro io. Mi chiede che ore sono, e che faccio nella vita. Bene. Si tratta davvero di un mega rimorchio per strada questo. Decido di parlargli di me, ma di non essere troppo chiaro. Non mi va di scoprirmi in tutto e per tutto. Beviamo il nostro caffè, e lui paga, senza darmi il tempo neanche di chiederglielo. Prendo un euro dalla tasca, e glielo avvicino, ma senza mezzi termini me lo rimette in tasca. Noto finalmente le sue mani da vicino. Sono grandi, con le unghie ben tagliate e ben idratate.

Già lo amo. Mi dice se ci fumiamo una sigaretta fuori e che me l’avrebbe offerta lui a questo punto. Allora le aveva anche lui. Un altro chiaro segno. Ci sta provando. “Ah, allora le avevi le sigarette”. Lui sorride, e accusa il colpo. “Si sai com’è. Era una scusa… Bè ecco, per fare quattro chiacchiere”. Oh mio Dio. Ma io ti amo. Vorrei quasi quasi esultare ma non posso. Devo rimanere abbastanza vago. Mentre fumiamo mi chiede i miei programmi per la giornata. “Bè sai, devo andare a lavoro, stasera mi tocca un doppio turno, pomeriggio e notte”. Lui si dispiace, e mi chiede se possiamo scambiarci i numeri di telefono. Io dico che non cè problema. Anzi, lo facciamo immediatamente. Mentre le sigarette sono ormai finite.

Mi dice che va di fretta, che gli dispiace perché avrebbe fatto volentieri altre quattro chiacchiere. Io non capisco. Non ancora. Gli dico che se vorrà avremo modo, e che anche io non è che abbia tutto sto tempo libero per cazzeggiare. Si avvicina, mi appoggia la mano dietro la schiena, avvicinando un pochetto a lui e mi da due baci sulle guance. Io mi imbarazzo troppo. Ma cerco di fare il vago. Andiamo mica sono una sedicenne rincretinita. Lui sorride, e mi saluta. Attraversa e io continuo dritto. Mentre cammino mi giro e vedo che anche lui si è girato. Mi giro poco dopo, ed è ancora lì che mi guarda. Faccio altre dieci metri, e mi giro per l’ultima volta. Lui mi sta ancora guardando. Mi chiedo vivamente da dove esca fuori un tipo così carino e a modo. E spero che si faccia sentire presto.

Decido di celebrare questa giornata, e di ricordarla non solo come il giorno in cui il muro cadde, ma anche come quello in cui per la prima volta sono stato rimorchiato per strada in modo carino. Adesso spero vivamente che non sia la solita bufala, per cui l'imperativo è far finta che non sia accaduto niente, anche se sto già iniziando con le psicosi da telefono che non prende. Per cui preparatevi tutti, perchè ne avremmo ovviamente, di bendonde di dirne e farne.