lunedì 28 novembre 2011

Un post gelato.




Questo blog oramai assomiglia sempre di più al mio letto. E’ vuoto. Sarà il periodo. Sarà che io ho la testa da tutt’altra parte, ma quando non gira bene, non gira. E ovviamente, questo pisello odoroso ne risente moltissimo. Sto anche seriamente pensando di eliminare Annabelle Bronstein. Credo che lei sia davvero morta, per cui non ha molto senso ancora a continuare ad utilizzare impropriamente la sua immagine, se quel mood, ahimè, pare essersi volatilizzato chissà dove. Mi sento obbligato ad essere sincero con voi e preannunciarvi quello di cui disquisirò nelle prossime righe. Io odio il Natale.

Lo odio tantissimo. Diciamo che questo mio odio verso il Natale ha delle radici lontanissime. Ben radicate. E anche innaffiate. Nel tempo, intendo. Quando ero piccolo, avrò avuto dieci anni, ero un assiduo frequentatore dell’oratorio, e dell’azione cattolica. Non giudicatemi. Proprio durante una messa di Natale di mezzanotte presa da uno spasmodico bisogno di andare a fare la pipì ho abbandonato il rito prima di farmela sotto. Il wc (adoro chiamarlo così) era all’intero di una stanza alla quale si accedeva tramite un’altra ancora che in quei giorni veniva utilizzata come magazzino.

E dentro vi erano una marea di statue: di Gesù, Madonne a lutto e croci varie, di Pasqua soprattutto, che durante le feste di Natale venivano spostate per far posto all’enorme presepe a semigrandezza naturale. Insomma io mi sono chiuso le porte dietro, e sono rimasto chiuso dentro. Dopo averla fatta tutta mi sono reso conto del dramma che stavo vivendo e al quale non sapevo come porre fine. Ero nel lato più esterno del palazzo e nessuno mi sentiva, con le inferriate alle finestre. E all’epoca non c’erano cellulari. In conclusione sono rimasto chiuso tutta la notte della vigilia in quel magazzino, e i miei hanno passato la nottata dai carabinieri, che alle 6 del mattino hanno finalmente avuto un’intuizione.

Visto che l’ultimo posto dove mi avevano visto tutti era stata la chiesa, si sono venuti a fare una passeggiata. Alle 7 finalmente l’incubo finì. Credo di aver pianto tutte le lacrime a disposizione di un ragazzino di dieci anni, in quella notte, ed ero spaventato non perché io non riuscivo ad uscire, ma semplicemente perché quelle statue mi facevano una paura matta. Mi sono dimenato per almeno mezz’ora, ma nessuno mi ha sentito, c’era comunque la messa ancora, fino a quando non mi sono addormentato per terra. Quando il carabiniere mi ha trovato, infreddolito, addormentato sul pavimento mi ha preso in braccio ed avvolto al mio cappotto. Mi sono subito svegliato, ed ho ricominciato a piangere.

E non ho smesso neanche quando sono tornato fra le braccia di mio padre, che a sua volta piangeva anche lui. E non ho smesso neanche in macchina. Quando poi sono ritornato a casa ho continuato a piangere perché in assoluto silenzio erano tutti li. Zii, cugini, nonni e mamma, soprattutto, inconsolabile sul letto che urlava. Come mi hanno visto si sono rilassati tutti, anche se io non smettevo di piangere. Ed ho pianto per almeno altre due ore, fino a ora di pranzo. Pranzo che per la prima volta era felice. Era tornato a tutti il sorriso quel giorno, perché io ero li con loro. Io non sono stato subito bene. Per due mesi ho avuto incubi di quel Natale.

Ecco perché odio profondamente il Natale. Con il tempo poi, crescendo, il mio odio è cresciuto sempre di più perché a Natale tutti sono sempre molto più felici. E puntualmente, ogni Natale, io avevo qualche motivo per non esserlo. E quelli che mi hanno circondato, e mi circondano anche oggi, hanno avuto quasi sempre la stessa identica reazione. Penso a Giulia, soprattutto. Che odia le luminarie di Natale, quanto me. Odia le coppie che si stringono in abbracci  caldi e baci mozzafiato. Odia tutti quelli di cui ignori l’esistenza che magari se gli passi a un palmo di naso ti ignorano, ma invece a Natale devono farti gli auguri e chiederti se sei fidanzata. Li odio anche io.

Quando ho scelto il lavoro da fare da grande, ne ho scelto uno che prevedesse di lavorare anche alle feste, e infatti per tre Natali consecutivi ho sempre lavorato. Adesso anche questa certezza si è andata a far fottere. Ma vabbè, ho deciso che per me il Natale durerà meno quest’anno. E non gli darò la soddisfazione di farmi sopraffare da tutti questi brutti pensieri che mi riempiono il cervello, affatto. Solo per un motivo. Anche Guy quest’anno sta cercando di farsi prendere bene il Natale. Ok, adesso, farsi prendere bene il Natale mi sembra un po’ troppo. Diciamo digerirlo senza Geffer almeno. Io ci proverò per lo meno. Ma ovviamente non sono sicuro di riuscirci.

Volevo anche scrivere una lettera a Babbo Natale. Ma poi ho pensato che forse era più utile mandarla a Paolo Fox, che quest’anno ci ha preso su tutto con il mio segno. Il lavoro, la famiglia, gli amici. Tutto. Tranne una cosa: l’amore. Ovviamente. Paolo Fox è convinto che io abbia un partner con il quale da mesi sia in crisi. No mio caro. Forse sono in crisi con me stesso, e i pochi post lo potranno anche confermare, ma crisi con un partner proprio no. Anzi, mi farebbe piacere averci una crisi con un qualche partner, così almeno approfitterei del Natale per riappacificarci e perdonarlo. Si perché sarebbe sicuramente colpa sua.

Chiarito il mio odio per il Natale, vi voglio far notare che sempre grazie a Guy un po’ di Natale si è appoggiato anche qui, ma voglio lasciarvi con un testo di una canzone che dal primo ascolto mi ha segnato, perché inspiegabilmente mi ci ritrovo. E non poco.

“Cade la neve ed io non capisco che sento davvero, mi arrendo, ogni riferimento è andato via spariti i marciapiedi e le case e colline, sembrava bello ieri. Ed io, io sepolto da questo bianco mi specchio e non so più che cosa sto guardando. Ho incontrato il tuo sorriso dolce, con questa neve bianca adesso mi sconvolge, la neve cade e cade pure il mondo anche se non è freddo adesso quello che sento e ricordati, ricordami: tutto questo coraggio non è neve. E non si scioglie mai, neanche se deve. Cose che spesso si dicono improvvisando: se mi innamorassi davvero saresti solo tu, l’ultima notte al mondo io la passerei con te mentre felice piango e solo io, io posso capire al mondo quanto è inutile odiarsi nel profondo! Ho incontrato il tuo sorriso dolce, con questa neve bianca adesso mi sconvolge, la neve cade e cade pure il mondo anche se non è freddo adesso quello che sento e ricordati, ricordami: tutto questo coraggio non è neve. E non si scioglie mai, neanche se deve. Non darsi modo di star bene senza eccezione, crollare davanti a tutti e poi sorridere. Amare non è un privilegio, è solo abilità, è ridere di ogni problema mentre chi odia trema. Il tuo sorriso dolce è così trasparente che dopo non c’è niente, è così semplice, così profondo che azzera tutto il resto e fa finire il mondo. E mi ricorda che il coraggio non è come questa neve. Ho incontrato il tuo sorriso dolce, con questa neve bianca adesso mi sconvolge, la neve cade e cade pure il mondo anche se non è freddo adesso quello che sento e ricordati, ricordami: tutto questo coraggio non è neve”. “L’ultima notte al mondo” – Tiziano Ferro.

Per intenderci, quando io ho visto quel sorriso la prima volta la neve non c’era, ma faceva comunque molto freddo. E fa freddo anche ora. Molto. 

venerdì 4 novembre 2011

Un post devastante. Sotto ogni punto di vista, anche e soprattutto da quello grammaticale.



Avere un blog è terapeutico. Di solito. Forse per me è difficile anche questo. Devo premettere che questo post l’ho scritto tipo un mese e mezzo fa. E da allora è come se io fossi rimasto sospeso. Forse in attesa di prendere in considerazione l’eventualità di postarlo. Ed è l’unica cosa che ho avuto modo di scrivere. Insomma ve ne renderete conto alla fine. Comunque, quando passi tempo a rimuginare sul da farsi, e io nello specifico sono tipo da tre mesi e mezzo che rimugino. Ma non potevo permetterlo troppo, insomma avevo ben altro a cui pensare (vedi post precedente) e in soldoni non volevo proprio deprimermi per quello di cui non ho il coraggio di fare.

Bene, adesso, finalmente, posso. Preambolo, del preambolo, al quanto necessario. E’ dallo scorso 6 agosto, alle tre di notte per l’esattezza, quando dopo una twitter cena dove ho chiaramente dato il peggio di me, visto le presenze, e visto soprattutto che avevo un pizzico di ansia mista ad agitazione, che penso di voler fare questa cosa, ma ancora oggi non  mi sono deciso. E di solito sono una persona decisa. Di solito. Devo fare un’altra postilla. Mamma che casino questo post. Questa è una postilla necessaria. Sempre dopo quella twitter cena, oltre ad aver deciso di fare qualcosa (ve lo dico cosa, ci arriverò, prima o poi) avevo ancor prima deciso che forse lui non era così importante.

E che nonostante il tempo sia passato e volato via, insieme era volata via anche tutta la voglia di ficcargli la mia lingua in bocca. Ok. Non era vero niente. Ho mentito a me stesso. Ma forse più che dire una bugia stavo solo cercando di impartire un ordine al mio cervello. Si, c’è ancora. Ordine difficile da decodificare. Almeno per me. Ma adesso arrivo al dunque. A metà settembre, in ferie, lontano da Roma avevo quasi creduto di aver raggiunto una certa lucidità. Erravo ancora una volta. Parlando con Giulia mi sono ritrovato a vuotare il sacco: le cose finchè non le dici ad alta voce non sono vere. Ho deciso di invitarlo per un caffè. Ovviamente di contorno.

Motivo della convocazione provare a fargli capire che forse oltre al mio pessimo carattere, alla mia pigrizia e chiara assoluta pazzia bipolare in realtà c’è anche altro. C’è anche una persona un po’ più matura rispetto a tre/quattro anni fa, per esempio. Giulia ovviamente mi ha consigliato la cosa più difficile: scrivergli un messaggio e proporgli questo caffè, parlargli chiaramente ed essere sincero. “E se ti dovesse dire di no e ti ribadisce che non gliene frega un cazzo bè allora basta. Ma almeno hai tentato fino all’ultimo. Hai combattuto” ha concluso sicura. Le cose finchè non te lo dicono ad alta voce non sono vere. Bene, deciso il modo e i dettagli non mi restava che trovare coraggio e mandare questo benedetto messaggio.

Ma ahimè ancora non sono riuscito a trovarlo. Ne ho parlato anche con Guy, che prima era contrario a prescindere, ma dopo aver ben argomentato questa questione mi ha dato il suo ok, anche se era chiaro ad entrambi che stavo salendo su un aereo che si sarebbe andato sicuramente a schiantare. Ma oggi, (non oggi, parliamo di tipo due mesi fa) ho riaperto questo file ed ho richiamato la mia personalissima psicologa, con la quale avevo vagamente dimenticato di essermi lasciato in malo modo l’ultima volta. “Chi non muore”, esordisce come un’aspirina C nelle chiappe. Io mi agito. Vista anche la situazione. Mi scuso, anche se non mi ricordo il motivo del nostro litigio.

Le chiedo immediato consiglio sulla dura questione che ancora mi attanaglia. E lei, come se non ci fosse un domani, parte a manetta: “Io ti consiglierei di fare questo passo. Se sei arrivato a pensare di farlo forse inizi ad essere più concentrato sui tuoi desideri. A capire meglio le tue necessità e ad essere più sicuro di te stesso. Ma metti in conto anche che potrebbe andare male e il lavoro verrà dopo. Prenderne atto, coscienza e superarlo, finalmente. Insomma è da quel 2007 che tormenti te stesso e chi ti sta intorno con questa che non è stata neanche una storia. Questa sarà l’ultima possibilità. Poi si va oltre. Seriamente”. Fanculo. Fottutissimo fanculo. Prendo ancora tempo con la scusa che la prossima settimana comunque non avrei tempo.

Metto in stand-by il cervello, e chiedo a me stesso un po’ di tranquillità. Comunque non ho il coraggio di farlo. Ho paura. E se mi dicesse che non vuole incontrarmi, si alimenterebbe ancora di più la necessità di limonare con lui. Ne sono certo. E se mi dicesse si e poi mentre siamo lì mi dice di lasciar perdere? Le cose finchè non le senti con le tue orecchie non sono vere. Cerco di minimizzare, ma comunque la cosa mi terrorizza e non poco, e non riesco ancora a decidere. Neanche ora, neanche adesso. Vi inviterei a darmi consigli. Ma la paura fa pochi sconti, a me poi men che meno. Per ora vi invito stasera alla serata Popslut, e in realtà ho invitato anche lui, qualora venisse, magari trovassi il coraggio… Finchè non lo vedo con i miei occhi, non ci credo!

venerdì 7 ottobre 2011

Le figure di merda di Annabelle Bronstein: il professore della commissione il giorno della Laurea.



Eccomi qua. E direi anche finalmente. Se avevate avuto il sentore che la cialtrona che è in me si fosse suicidata, beh, dovrete ricredervi. Perché eccola riapparire. In maniera del tutto inaspettata. Ed è riapparsa proprio ieri durante un momento di assoluta drammaticità della mia esistenza. Ovvero ero perso in quel di San Giovanni tra Via Gallia e Via Magna Grecia alla ricerca della mia università privata. Ovviamente me l'hanno pagata, perché figuratevi se io me la potevo permettere. In ritardo di almeno venti minuti sono arrivato alla reception dove mi aspettava una tale che ripeteva come un'ossessa “Lei è Bronstein? E' Lei? E' Lei???”. Si cazzo sono io, e sono tremendamente in ritardo, sfigata orrenda che non sei altro.

Arrivo nell'aula dove le discussioni delle tesi erano già iniziate, e mi rendo conto immediatamente di essere una provinciale. Tutti avevano un'abbigliamento sul casual andante, ed io avevo optato per una simpatica camicia e giacca. Davvero, stavo benissimo, ma effettivamente ero talmente sudato che la macchia di sudore mi arrivava al colletto della camicia stessa. Seduto a un posto qualunque mi sono asciugato il sudore e mi sono soffermato per la prima volta ad analizzare chi erano coloro che mi avrebbero interrogato di lì a poco. All'estrema destra c'era un bono stratosferico, presumibilmente barese dall'accento, capelli corvini con frezze brizzolate e abbronzato da fare schifo. Fede al dito. Fanculo.

Il secondo mi dava di conosciuto. Ma sono passato subito al terzo alla sua sinistra. Vecchio, partenopeo, simpatico, vagamente dolce ma orrendo. Torno al secondo. E inizio a fare un viaggio nella mia testa che neanche Gian Maria dei Prozac + alla sua festa di compleanno sotto acidi. Dove straminchia ti ho già visto? Penso, ma non mi torna affatto in mente. Eppure io so di averlo già visto da qualche parte, so di aver incontrato in un'occasione il suo sguardo. Cerco di ricordare se ho mai seguito una sua lezione. Ma sono sicuro di no. Eppure io non mi sbaglio. Comunque, cerco di ripassare qualche nozione che potrebbe servirmi, insomma devo pur sempre discutere una tesi. Anche se parliamo di un master.

Finalmente tocca a me. Da prassi io sono l'ultimo. Sono sempre stato l'ultimo e lo sarò sempre. Mi siedo e il caso vuole che proprio il mio professore misterioso si prende cura di darmi la mano e prende la mia tesi e comincia a sfogliarla. Figuratevi se c'era quella emerita stronza della mia relatrice, ma parliamo sempre dell'università privata. A quelli interessano i pippi. Mi siedo, e più da vicino sono ancora più convinto che io questo tizio (sulla trentina, mezzo rossiccio, leggera barbetta, bel fisico) ho avuto modo di vederlo già in passato. Ma chi stracazzo sei? Penso e ripenso. Chi sei? Ma perchè sono una fottuta celebrolesa? Mentre penso lui rompe il ghiaccio: “Piacere sig. Bronstein, finalmente ci rivediamo!” e mi stringe la mano.

Ci rivediamo? Ma chi stracazzo seiiiiiii??? Quando in un guizzo di lucidità capisco senza ombra di dubbio chi ho di fronte. Signori e signore io con questo tizio ci ho scopato un mese e mezzo fa. E il panico si è ufficialmente palesato. Trasalisco. Sbianco. Lo guardo fisso e mi rendo conto che lui ha capito che io ho finalmente capito di chi stravalalalasss si tratta. Rimango tipo stoccafisso e imploro che un fulmine mi colpisca nell'immediato. Ma ci sono almeno quarantotto mila gradi fuori ed è assolutamente improbabile. Decido di fare la ragazza con la patata al sugo, laddove sugo sta per “quei giorni” e fuggo in bagno.

Mi lavo la faccia e mi asciugo con i tovaglioli. E mi ritrovo a riflettere su quanto sia figo questo cesso. Ma vabbè, in realtà avevo ben altro a cui pensare. Cosa stracazzo sto facendo in questo cesso pazzesco quando devo discutere una stracazzo di tesi di master? Eh? Ma sei cogliona? Levati va. Torno in me ed esco dal bagno e quando rientro nell'aula sembro tipo una bambina che ha visto la Santa. Con un'aria melodrammatica che manco Mariangela Melato, sento uscire dalla mia bocca in maniera del tutto inapettata: “Chiedo scusa, mi sono vestito troppo pesante e mi stava mancando l'aria. E' tutto apposto, possiamo procedere, adesso”.

Comincio a discutere la tesi e, credetemi, non avevo minimamente idea di quello che stavo dicendo. La mia parlantina dei giorni migliore è venuta a salvarmi e mentre parlavo ci credevo davvero. Insomma ne avevo davvero di bendonde. Ma il dramma è sempre dietro l'angolo. E se aver sgamato che al professore avevo fatto una delle mie interviste approfondite vi sembra abbastanza, questo, inaspettatamente decide di interrompermi e farmi una domanda. Quella più temuta. Quella che più speravo non mi facessero. “Mi parli del bilancio d'esercizio”. Ahhhhh. Volevo urlare, fare una coreografia di Osvaldo Supino, strapparmi i capelli e farmeli ritrapiantare. Insomma, io davvero lo ignoravo con tutto me stesso.

E per la prima volta ho seguito il consiglio di mia madre. Ovvero ho detto la verità. “Professore, sinceramente non avevo previsto di approfondire la mia discussione sul bilancio, poiché si tratta di un'argomento talmente specifico e fuori dalle mie corde che è meglio non addrentarcisi. Però il bilancio si confà di tutti quei documenti che accertano la vita aziendale, lo stato patrimoniale, il conto economico e tutti i documenti che formano la nota integrativa. Rispettando i principi di chiarezza, verità.... E... E... E.... MMMMMMmmmmm. (Pezzo di merda aiutami, ne abbiamo anche già fatte di bendonde, aiutami, aiutamiii))))...”

“Vabbene, vabbene. E' stato esaustivo. Si può accomodare”. E grazie al cielo, penso. Mi alzo e mi accomodo fuori e attendo che ci richiamino per consegnarci l'attestato. Finalmente. Finita la manfrina della consegna, saluto i presenti e guadagno l'uscita con una sigaretta già in bocca. Quando vengo raggiunto da una mano che mi afferra la spalla. Ed è proprio il mio professore. “Complimenti, hai scritto una bella tesi”. Io, quasi a morire di vergogna rispondo vagamente: “Grazie, ma non è merito solo mio, ho avuto tanti colleghi e persone che lavorano con me che mi hanno aiutato...” Pausa. Pausa. Pausa. Rompo il silenzio, e mi viene in mente di fare una domanda idioterrima: “Bè tu come stai, come va?” e lui con un sorriso a trecento denti “Bene, il mese prossimo mi sposo, con la mia ragazza!”.

Bene. Annabelle is back. E le sue perenni figure di merda. Anche il giorno della laurea. Secondo voi cosa potevo aggiungere a quell'affermazione? Nulla. Mi sono girato e sono fuggito. Come se non ci fosse un domani.

mercoledì 28 settembre 2011

Popslut Night 2.0!!!


E' tempo di Popslut Night! Oramai tutti ne parlano e non potevo esimermi anche io. Visto che sarò presente proprio lì con Popslut e L.A. Rouge a sculettarmela con le mie movenze dannatamente pop. Volevo ricordarvi l'appuntamento di sabato 1 ottobre con la Puttan Pop Night Evolved. Basta cliccare qui per mettervi in lista (ancora per poco) e trovare tutte le info sulla serata.
Per quel che mi riguarda sono in Abruzzo in esilio per un pò, a riflettere e scrivere. Ma non vi preoccupate, i drammi sono sempre dietro l'angolo, proprio come me. Sto per tornare alla grande.
E voi siete pronti???

martedì 6 settembre 2011

L'estate del Deficiente - parte prima



Che estate è stata questa? Francamente io sono quasi contento che sia finita. Lo scrivo con un certo sospiro di sollievo. Anche se devo ammettere che i presupposti era stati molto diversi. Mi ero già immaginato immischiato in qualche tresca amorosa. E invece no. Niente. Invece è stata un’estate in cui ho girato dalle Marche all’Emilia alla ricerca di un posto di lavoro negli enti pubblici, e ne ho vinti persino due. Chissà mai quando mi chiameranno, e se mai accetterò. Ma vabbè. Basta provarci no? Ma non è tutto. E’ stata l’estate delle conferme.

Ovvero l’estate in cui ho fatto ventotto anni, ma in realtà me ne sono sentiti quasi sempre ottantadue. L’estate in cui la noia l’ha fatta da padrona, e neanche gli amici sono stati fin troppo terapeutici. L’estate degli scazzi amorosi e degli stronzi. L’estate delle zanzare aggressive e selvagge che non mi hanno dato scampo neanche con l’Autan. L’estate in cui è arrivata Asia, e sono diventato zio acquisito. Un’estate troppo breve. Un’estate che mi ha fatto rimpiangere l’inverno. Un’estate che rimpiangerò tra un mesetto circa. L’estate della trasparenza, la mia, visto che nessuno mi ha dato un pizzicotto sul sedere.

Ho pensato persino che il problema sia tutto mio. E’ vero anche che andrò in ferie il 17 settembre, per cui non è neanche troppo carino vedere milioni di persone abbronzate che se la spassano mentre tu devi sgobbare. Ma forse questa estate ho aggiunto un altro tassello a quella che mi piace che fosse la mia consapevolezza. Ovvero che devo smetterle con le discoteche. Non sono più quelle di una volta. E io francamente non posso più fare i km all’interno di esse tra milioni di persone alla ricerca disperata di un uomo che mi degni della sua considerazione. Nossignore!

Ci hanno imposto delle regole che adesso cominciano a starmi strette. Il Gay Village è assediato da un manipolo di etero coatti che prima si gigioneggiano che quattro checce ci hanno provato con loro e poi appena escono fuori, ubriachi e strafatti di chissà che cosa ti prendono a calci fino a farti uscire gli zigomi dalla faccia. Il Glamda (al Vintage) è stata una piacevole novità, ma ben presto la noia ha vinto anche lì, visto che la musica ti faceva venir voglia di prendere a testate gli alberi e chiunque passava a tiro. Altre cose? Bo. Non lo so, non mi pare di ricordarle.

Forse perché non erano interessanti. Ah si. Piazza Vittorio per la settimana del Pride. Quello è stato un bel posto. Ma tra la pioggia e il lavoro ci sono stato poche volte. Insomma è possibile che uno si possa rompere le palle di Roma d’estate? Si. Io mi sono rotto le palle. Per non parlare della grigia e pesante nube tossica allontana gay che si è formata intorno a me. Tutti quei ragazzi intriganti, interessanti, simpatici dove sono andati a finire? Adesso vai in un qualsiasi posto di aggregazione omosessuale e stanno tutti lì con il naso in basso a controllare Grindr o Scruff o WhatsApp o quel cazzo che hanno. E’ possibile che è diventato complicato avvicinarsi e fare quattro chiacchiere.

Chessò? Di sport, politica, tv. Ok. Forse di sport e politica ne capisco ben poco. Ma tv si. Eccome se ne capisco. E’ possibile che la pigrizia ci ha portato (mi ci metto ovviamente anche io) ad andare a cercare chi ti scopa direttamente in un locale gay. Non deve esistere neanche più uno scambio di parole, una stretta di mano… Chessò un valalalasss simpatico introduttivo. Nulla di tutto ciò? Lo so. In pratica sto mettendo in evidenza un lato malato della società gaia capitolina. Ma non è affatto giusto che le cose vadano così.

E poi ti giri, e orrendi esemplari di ragazzi omosessuali, più simili a dei criceti spelacchiati, sono li che se la chiacchierano nasino-orecchio con dei ragazzi discutibilmente interessanti, ma che comunque sono degli essere umani, e con i quali copulano e amoreggiano, e quando ti passano davanti alzano il sopracciglio a mò di sfida. Come se stessero dicendo “Io ho un ragazzo e tu no… Io ho un ragazzo e tu no” adducendo in maniera molto sottile una specie di semimovenza di vittoria. Eh si, e che pensavi che non me sono accorto?

Tutto questo in me crea dei sentimenti contrastanti che si manifestano, soprattutto quando ho un bel tipo davanti con il quale mi vorrei avvicendare, con un’evidente stato di ansia generalizzata e un’improvvisa balbuzie che mi rende praticamente un emerito deficiente. Addirittura sono arrivato a pronunciare la esse moscia (a mò di Paperino). Il ritratto di un essere orribile. E sono stato gentile, visto che parliamo di me. Ed ora, perentoriamente, in me riaffiora la necessità di chiedermi come mai succede ciò. Ma rischierei di rielencare per la milionesima volta cose già dette in altri cento post.

Insomma neanche io mi sopporto più. Ripeto a me stesso che devo svegliarmi col sorriso e bastarmi a me stesso. Ma puntualmente invece mi incupisco davanti a improbabili coppie che vogliono sciorinarmi il loro stare insieme come una scelta matura e consapevole e soprattutto piena di amore. Quando poi, e io ne so di ben donde, quando uno dei due si gira l’altro è già pronto a diventare una sciacquetta spara ferormoni e appestare chiunque topolone lo circondi nel raggio di 150m. Basta, sono esausto. Ma dove sono finiti i ragazzi di una volta?

Secondo me sono andati all’apertura del Village con la navetta e in realtà li hanno portati chissà dove. E nonostante tutte queste vagonate di pensieri mi rendo conto che tra una settimana io rimpiangerò questa estate. Perché non lo so. Ma so che sarà così. In compenso ho smesso di chiedermi quando mai troverò uno decente che mi degni del suo sguardo. Che abbia voglia di parlarmi. E abbia voglia di farmi sentire importante. Suo. E quel qualcuno so pure chi è. Ma mica se lo vuole mettere in testa?   

lunedì 29 agosto 2011

VMA's LIve in web radio!!!


E' tutto pronto! Tra poco in web radio gli Mtv Video Music Awards con il commento di Popslut e il sottoscritto. Basta premere play, dalle 2.30 circa ;)))


sabato 13 agosto 2011

Micropost #1 "Estate?"



Probabilmente questo sarà il mio nuovo mood. Il microppst, intendo. Lo so ultimamente ho postato davvero poco. Ma devo ammettere che un'estate più noiosa di questa, forse, non l'avevo mai vissuta prima d'ora. Le serate in tranquillità sono state poche, fino ad oggi, e il sol pensiero che andrò in ferie non prima della metà di settembre, non aiuta a farmela vivere meglio. Affatto. Se ci si mette pure che dovrò mettermi sui libri per preparare la tesi per il master, bè allora mi viene ancora di più il voltastomaco. Ma non è solo la questione vacanze. Questa estate ha segnato cambiamenti importanti. Persone che in qualche modo sono tornate dal passato, altre che probabilmente passeranno a breve, e la necessità di capire quello che sto facendo. Dove sto andando. Eh bè, io non lo ancora capito. Convivo con il rimpianto di non avere fatto determinate scelte, e poi quando mi capita di doverne fare di nuove, mi lamento fino alla noia. Distruggo e ricostruisco l'idea che mi faccio delle persone, e mi faccio distrarre da cazzate. Troppe. Perdo di vista le cose davvero importanti. E, ultimamente, ho la mania di tapparmi dentro casa per paura di uscire e rimanere deluso dagli altri. Ma tanto rimango deluso uguale, anche se sto a casa. Insomma l'estate non dovrebbe essere così. O almeno tutte queste turbe le si lasciano all'autunno o all'inverno. Ma sento solo di chiedermi come mai non riesco a essere felice. E la risposta, mio malgrado, la conosco già. Ma non la scrivo. Nè ve la dico. La faccio morire ogni notte quando mi addormento e rinascere quando riapro gli occhi il mattino, sperando che se ne sia andata. E invece è sempre lì a tormentarmi.
Insomma. La solita vecchia storia.

venerdì 22 luglio 2011

La figura di merda definitiva


Di solito penso una cosa e la faccio. Ma ieri il telefono è stato più veloce del mio pensiero. Dall’altra parte della città infatti, un mio conoscente, per tutti voi l’ingegnere Corelli, un ingegnere vagamente somigliante a Nicolas Cage con un gran bel mandolino, mi chiama e mi chiede quali programmi avessi per il pomeriggio. Il mio unico programma era fare sesso. Ovviamente non sapevo ancora con chi. Ma l’ingegnere Corelli poteva andarmi più che bene. Anche se non avrei dovuto accordargli un’incontro visto che sinceramente mi sarei aspettato un po’ più di considerazione da lui nell’ultimo periodo.

Ma è logico. Quando si è solo trombamici con incontri periodici è difficile superare il confine, ed andare oltre. Io non ho ancora capito come si fa a zompare questo gap. Ma sinceramente mi andava bene anche solo zompare e basta. E forse era quello che voleva anche lui. D’altronde perché doversi confrontare in una relazione quando ci si può solo vedersi e scopare. Comunque io al telefono mi sono tappato la bocca. La carne, oltre che tanta, è debole e la voglia oltre se me lo permettete è anche più fetente. Comunque non avevo voglia di fare tutti questi retro pensieri. Avevo solo voglia di fare sesso. Dell’ottimo sesso.

Dopo circa un oretta eccolo arrivare. E’ venuto persino con l’elmetto del cantiere in testa. Questa cosa mi ha fatto davvero molto ridere. L’ingegnere è famoso per farmi ogni volta una sorpresa diversa. Una volta si è messo uno slip commestibile. Si, giuro. E’ venuto con questo slippino rosa che sapeva di caramella gommosa alla fragola e il cambio per il post. Mi faceva ridere. E nonostante sapevo di andare incontro a un mal di pancia assicurato io me lo sono mangiato tutto lo slip. Insomma non solo. Ma l’ingegnere mi piace anche perché mi fa ridere. Mi prende in giro, con ironia. Riesce ad essere simpatico senza essere ridicolo facendomi ridere di gusto.

Una qualità che a me ha sempre colpito e interessato in uomo. Ogni volta che lo incontro poi mi rendo conto che si tratta di incontri unici. Dolci. Passionali. Insomma ci sa davvero fare. E anche ieri non è stato affatto da meno. Ci siamo dedicati per circa un’oretta ad assaggiarci. Mi piace quando lo fa. Oltre a baciarmi con passione. Mi mordicchia le labbra, le orecchie, il collo. Mi bacia. E poi passa a baciare tutto il resto. Io trovo che sia un modo estremamente dolce di approcciare. Perché se non ci si annusa prima come si fa a fare tutto il resto? Poi ovviamente questi bacini e morsetti mi fanno sentire sempre un brivido. E quando dico che lo fa dappertutto intendo davvero dappertutto.

Di li a poco siamo passati a fare anche tutto il resto. Insomma il menù, nonostante la fantasia e le intenzioni, è sempre quello. E dopo aver raggiunto entrambi la casa base abbiamo deciso di fare un bel bagno insieme. Nonostante lui sia altro un metro e novanta e a stento la mia vasca di bagno ci conteneva entrambi, siamo riusciti a mantenere questo rito. Che devo ammetterlo a me piace da morire. Tra l’altro quando facciamo il bagno insieme lui è sempre ricco e pieno di gesti carini verso il sottoscritto. Che so mi insapona. Mi massaggia. Mi bacia. Quanto mi piace. E con quelle enormi mani che si ritrova non ci vuole niente a passare da un massaggio a dell’ottimo sesso sotto la doccia.

Zac. E due. Insomma. Sfido chiunque a non rispondere al telefono quando vi chiama un tipo del genere. Dopo la seconda sotto la doccia, io ho fatto la buona padrona di casa. Come sempre. Anche se lui mi ha proibito di rivestirmi. “Mi piace vederti girare nudo.” Tra le varie e differenti richieste che mi fanno in passato questa mi è sembrata la più casta mai ricevuta. Detto, fatto. Insomma, in fondo gli piacevo. Per cui usciti dal bagno sono rimasto così com’ero. Nudo. Mi sono acceso una sigaretta e gli ho chiesto cosa volesse, se caffè o qualcosa di fresco. Lui ha scelto del the freddo al limone.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere vaghe intervallate da baci e limoni pienamente soddisfacenti e poi si e congedato. Ha rimesso in testa l’elmetto giallo, preso le chiavi e lo accompagnato alla porta. Ciao, ciao. Il tempo di girarmi e fare per prendere le chiavi per chiudere la porta e suonano il campanello. “Avrà scordato qualcosa” dico tra me e me, e ancora nudo apro la porta. Proprio in quel preciso istante ho capito di essere incappato nella più grande figura di merda mai fatta prima. D’ora in poi tutte le altre figure che avevo fatto sarebbero state nulla pari a questa. Avevo creato un nuovo altissimo punteggio nella classifica delle figure di merda.

Se all’ingegnere piaceva che io girassi nudo per casa, avevo fatto anche di più. Ora ero nudo con la porta aperta, sul pianerottolo di casa, a piano terra. Ma davanti a me non c’era l’ingegnere che io credevo fosse tornato a prendere qualcosa che aveva scordato. Di fronte a me c’era un ragazzo sulla trentina non molto alto in giacca e cravatta, sudacchiato e con una borsa a tracolla. In una frazione di secondo durata una vita ho pensato tre cose: 1) Perché non hai usato lo spioncino, coglione! 2) E se arrivasse qualcuno e mi vedesse così oltre a lui? 3) Però, il mio pene sembra più grande di quello che è normalmente.

Pensieri spazzati via da lui che mi guarda, visibilmente sorpreso e sentenzia: “Ah però…”. Con il volto viola di vergogna e la necessità di porre a fine a quella clamorosa caduta di stile (!) chiudo la porta. Torno in camera da letto, ancora teatro del sesso con l’ingegnere e metto una canotta a strisce grigio e bianco e il di sotto del pigiama con le ancore che mi ha comprato mia madre (!!) e riapro la porta. Non chiedetemi per quale motivo io l’abbia fatto. Insomma forse ero meglio nudo. Con la testa bassa e la vergogna sulle gote ho farfugliato qualcosa. “Scusi, non pensavo fosse lei, insomma credevo fosse qualcun altro, altrimenti… Ecco… Non sono mica solito… Voglio dire, non apro mai la porta di casa nudo a chi non conosco… Cioè anche a chi conosco… Cioè… Ok. Mi dica”.

Forse era meglio stare zitti e ascoltare ciò che volevo. Si. Di gran lunga meglio. “Sono dell’Enel,” e sottolinea il cartellino appuntato sul petto con il dito medio, “cercavo l’intestatario dell’utenza. E’ lei?” No. Rispondo a gesti scuotendo la testa a destra e sinistra. “Suppongo che non viva qui con lei, vero?”. Rispondo di si. Senza emettere un suono. “Allora nulla. Non posso che ringraziarla e salutarla. Le auguro un buon pomeriggio e le consiglio di usare lo spioncino la prossima volta!”. Sorrido, amaro, ringrazio e saluto. Nonostante io chiuda la porta continua a sentirmi la faccia in fiamme per la vergogna. Si, credo di aver battuto il record delle figure di merda. E poi non ditemi che il dramma non è dietro l’angolo. O dietro le porte. Direi.

martedì 5 luglio 2011

L’importanza di avere un procuratore sessuale – Parte Seconda




Tornavo da una nottata di lavoro massacrante. Ero stanco. Ma non avevo sonno. Avevo solo una gran voglia di scopare. Avere dei sentimenti del genere di primo mattino dopo dieci ore di lavoro non sono affatto normali. Me ne rendo conto. Ma forse è anche per questo che faccio la differenze, diciamocelo. Torno a casa, accendo il pc, e su msn trovo l’invito del mio procuratore sessuale. “Alle 10 da me. Siamo in otto, se vieni anche tu. Ci sarà da divertirsi”. Rispondo che ci devo pensare, e che voglio solo sesso sicuro, vista la situazione. Mi risponde che se ci devo pensare per quel motivo allora non ci devo pensare e devo andare da lui. Ma che screanzato. Però rimango affascinato. Insomma avevo voglia. Eccome se ne avevo.


Però non era giusto mentire. Insomma quell’idea mi stuzzicava. Era sempre stata una mia fantasia. Ancora inappagata. Prendo tempo. Intanto mi doccio, e mentre mi fonavo il ciuffo decidevo concretamente di raggiungerli. Venti minuti più tardi, che in realtà mi sono sembrati molti di più visto che ho preso treno, metro e autobus arrivo sotto casa del mio procuratore. Entro in quest’appartamento enorme e finemente arredato, e trovo Arnaldo intento a bere un bicchiere d’acqua. Manda giù il sorso e rompe il silenzio: “Sei arrivato per primo. Vuoi mangiare qualcosa? Faccio un caffè?”.Mi sembra molto più carino e educato dell’ultima volta che lo visto. Comunque no, no, no e ancora no. Non mi va assolutamente niente.


Sono già eccitato e tutto si mischia ad un non so che di ansioso. Comincio a fare discorsi vaghi, lavoro, relazioni finite e mentre parlo la cucina si riempie. Siamo in sei. Gli altri “invitati” hanno tutti circa trent’anni e sono molto carini. Arnaldo interrompe un’interessantissima conversazione sul probabile terremoto che colpirà Roma l’undici maggio (è aprile ancora, ndr). Ci invita ad andare in salotto con una raccomandazione “Non mettetevi sul divano, è rotto. Rischiate di ritrovarmi con il culo a terra. Appoggiateci soltanto i vestiti!”. Mentre termina queste parole due sono già nudi, io mi sento un po’ fuori luogo a dire il vero. Ma quando ancora cercavo di comprendere come rompere il ghiaccio, questo si è rotto da solo.


Circondato da tre ragazzotti che mi agguantano a loro e intentiamo un’improbabile pomiciata a quattro. Con esiti positivi. Pazzeschi direi. E non mi è affatto dispiaciuto: lingue che si cibavano di me, insaziabili, a malapena mi lasciavano respirare. Ero circondato da mani che mi si aggrovigliano alla vita e mi tiravano verso di loro. Ero basito. In un secondo in due si sono messi a spogliarmi e a baciarmi ovunque. Poi hanno suonato alla porta. Ci siamo fermati tutti, di colpo, come se qualcuno avesse tolto la corrente. Ho potuto sentire i loro respiri agitati quasi all’unisono. Il procuratore è andato a fare gli onori di casa e altri cinque invitati si sono uniti a questo inusuale party. Di li a poco i movimenti si sono dimezzati quasi del tutto.


Ovunque mi girassi ero circondato da mani, lingue, braccia, gambe e altri arnesi di varia grandezza. Erano tutti tremendamente sexy, buttati uno sull’altro quasi. Si sono formate coppie, diventate poi troppie e anche quartetti. Ero avvolto dal calore dei loro corpi che cominciava a darmi una certa sicurezza nei movimenti da compiere, che diventavano sempre più fluidi nonostante il caos che manco al concerto di Lady GaGa. Ovviamente io avevo il mio preferito, Fabio. La mia stessa età e l’aspetto da bear ma non troppo. Con un bel fisico, e un giusto equilibrio nelle proporzioni. Mi baciava e si stringeva a me forte. Ero accoccolato su di lui e ci bisbigliavamo negli orecchi. Aveva un’aria dolce. Ma il campanello disturbava ancora quell’incontro.


Di nuovo tutti immobili come marionette. Arnaldo ha raggiunto il portone e poco dopo ci ha raggiunti di nuovo con un altro ragazzo. Bono da morì. Rasato, fisicato, pieno zeppo di tatuaggi, bono da strizzare le mutande dopo quattro nanosecondi. Si è unito anche lui. La cosa è durata per circa due ore. Senza freni. Ognuno ha dato libero sfogo alle proprie fantasie, con tutte le precauzioni e accortezze possibili. Fino a che non abbiamo raggiunto l’orgasmo. Quasi tutti insieme. Bè non scendo nei dettagli, ma la situazione era umidiccia. Molto. Di li a poco il fuoco si sarebbe spento, e lentamente ci saremmo iniziati a ricomporre. Io sono fuggito quasi subito e dietro di me ci è venuto anche quel Fabio lì.


Mi ha accompagnato persino alla metropolitana. Ci siamo ripromessi di vederci ancora. Non è ancora successo, e forse non accadrà mai. Dopo quella volta il mio procuratore mi ha invitato altre volte, ed ho sempre declinato gli inviti. Diciamo che per una volta mi è sembrato un po’ troppo. Sono dell’idea che bisogna fare quel che si vuole e che si debba poter provare tutto. Ma le esagerazioni estreme non vanno mai bene. Tutt’ora Arnaldo mi propone cose. Sempre stuzzicanti, si, ma non riesco ancora ad accettare. Insomma forse non è detto che io debba aver bisogno proprio di questo, non ancora per lo meno. Non vi sembra?



lunedì 4 luglio 2011

L’importanza di avere un procuratore sessuale – Parte Prima



Credo di avere un procuratore sessuale. Si. Dunque partiamo dal principio. Quando ero una ragazza di Prati, ovvero due anni fa oramai, ho conosciuto questo tipo al bar di Piazzale Clodio. Io avevo preso un caffè. Lui mi fissava. E poi ammiccava. Pelato, bel fisico, leggermente oltre i trentacinque un po’ più basso di me, ma in definitiva non male. Ma ero in un bar, ed erano le 10:30 del mattino, dettagli che non mi davano, ancora, alcun sensore di quello che sarebbe successo. Quella mattina andavo anche abbastanza di fretta poiché avevo ben tre case in zona da vedere. Per cui finito il caffè l’ho lasciato in quel bar. Ma quasi immediatamente mi sono reso conto che il tipo mi stava seguendo.

Ho ovviamente fatto il vago. Volevo vedere fino a che punto. E il punto lo ha messo egli stesso dopo circa venti minuti in cui mi seguiva per strada. Mi ha fermato con una sigaretta tra le dita: “Scusa, avresti da accendere?”. “Si certo” rispondo sempre più vago, ma in men che non si dica mi sono sentito in dovere di puntualizzare che se c’era una stalker, sicuramente, ero io: “Certo che a quanto a fantasia siam messi proprio bene, è da almeno tre ore che mi segui, non hai avuto modo di elaborare niente di meglio? Suppongo che hai qualche curiosità?”. Si. Ho letto il panico nei suoi occhi. Panico e sgomento. Sicuramente non si aspettava una risposta del genere. E infatti si è fatto subito rosso in faccia, e una testa pelata tutta rossa è sicuramente più appariscente di un normale imbarazzo.

Dopo qualche secondo per capire dov’era e cosa stava facendo ha rotto ogni indugio: “Bè se la metti su questo piano, dal momento che ti ho visto mi è venuto duro, e pensavo ad una scusa per invitarti da me, visto che abito qui nei paraggi”. Apperò. Al Principe è caduta la corona. Ma come è possibile che esistono persone che ti abbordano così. Insomma offrimi un succo di frutta alla banana con un cubetto di ghiaccio e un’idea di latte (il mio preferito) e fammi fare quattro risate. Fammi capire che ti piaccio in un modo più carino e poi forse un giro di svalalalasss ce lo facciamo pure. Ma fine a che punto siamo arrivati? E come ci siamo arrivati, soprattutto? Avevo deciso di tirarmela, e non poco. Perché mi rodeva il culo.

Perché ancora trovavo una casa sufficientemente economica e decente. Per cui, avevo deciso, che lui avrebbe pagato per tutti gli altri: “Ti ringrazio per l’invito ma oggi ho troppo da fare, magari un’altra volta, con un invito diverso anche, ovvio che mi fa piacere se ti è venuto duro, però ecco avevo in mente qualcos’altro…”. Ottimo. Si. Equilibrato ma non acido. Il giusto compromesso. E lui: “Bè, ho capito, forse sono stato un po’ inopportuno. Posso chiederti il numero, magari ci sentiamo con più calma?”. Solo un po’ inopportuno? Io direi tanto. Ma non è questo il punto. “No guarda non credo sia il caso, poi, ecco, ultimamente mi sento con una persona e non mi va. Semplicemente”. Bè sono stato anche fin troppo diplomatico, penso. Ma lui insiste.

“Ah e che problema c’è? Io anche sono fidanzato!”. Senza vergogna. Ero quasi pronto a una mega venduta di pesce per strada. Pronto a far girare i pedoni e a far fermare le macchine. Pronto a cantargliene quattro sul come si sia permesso di rompermi le palle, e sul “piccolo” dettaglio che riguardava il suo fidanzato. Quando lui mi interrompe, di nuovo, con una domanda a trabocchetto: “Dammi almeno il tuo contatto msn, e facciamo due chiacchiere lì, così tanto per conoscerci”. Decido, per cui, di volermelo togliere di mezzo con il contatto e fuggire nella direzione opposta per seminarlo definitivamente. Ripromettendomi di non accettarlo mai tra i miei contatti per nulla al mondo. Lo saluto e mi congedo. Addio.

Sei mesi dopo. Una caldissima domenica di agosto, mentre mi infilavo ghiaccio nelle mutande per sopravvivere al caldo tropicale della capitale ricevo una notifica su msn: “Arnaldo (nome di fantasia inventato per l’occasione) vuole aggiungerti ai suoi contatti”. E chi straminchia è, adesso, Arnaldo??? Vabbè accetto. Comincio a parlare del più e del meno con tale Arnaldo, che mi dice di amare gli animale e di avere un cucciolo di fox terrier, che abita a Prati e fa il commesso in un negozio di animali. Che dolce, penso, ama gli animali. Gli chiedo dove abbiamo scambiato il contatto, e mi racconta di una giornata fredda ma soleggiata di metà febbraio, in cui in un bar di Piazzale Clodio gli è venuto duro mentre mi guardava bere un caffè. E figuriamoci se avessi preso un cappuccino!

Immediatamente il cervello mi ha fatto clac. Ed ho ricollegato l’essere in questione. Ma da quel giorno afoso ci sono state solo chiacchiere. Fino a quando capita l’antifona ha cominciato a introdurmi ai suoi amici. Bè ottimi amici, direi. I migliori. Una serie di toroni ignoranti che ne avevano davvero di bendonde. Personaggi rupestri, e dediti alla palestra e al rimorchio. E mentre io accettavo contatti su msn, lui poco a poco diveniva, senza che io lo volessi a dire il vero, una sorta di procuratore sessuale. Il tempo poi è volato, e in quasi due anni di planning organizzati per vederci alla fine l’ho sempre solato. Fino a quando lo scorso aprile, complice la mia solita isteria per un interesse non corrisposto, ho mollato la presa. Gli ho finalmente accordato un incontro.

Tutto il resto però ve lo racconto nel prossimo post, solo ed esclusivamente perché devo cominciare a scrivere post più brevi, e forse, è proprio il caso che io cominci proprio oggi, si si si! ;)

domenica 12 giugno 2011

Europride 2011!!!


Dunque dunque. Come ogni anno, dopo il Pride si tirano le somme. E quest’anno le somme sono incredibili. Una parata sicuramente coinvolgente, tantissime persone. Le cifre ufficiali parlano di cinquecento mila persone durante la parata, imponente con quaranta carri. Ma quello che più mi ha colpito, è stata sicuramente la risposta delle persone. Quelle che stanno ai bordi delle strade, quelle che ti guardano. Quest’anno erano tutte sorridenti, curiose. Non che gli anni passati ci lanciavano gatti morti. Però si avvertiva uno spirito diverso. Mi è sembrato che per la prima volta ci fosse voglia di cambiare. E questo forse è sicuramente tutto dovuto al nostro carissimo nano. Che si sa, i nani sono malvagi.

La voglia di cambiamento l’ho letta negli sguardi delle persone lungo i marciapiedi, negli applausi delle signore alle finestre, negli occhi sognanti e stupiti dei bambini da quell’improvvisa festa nelle strade. Sono sempre dell’idea che per segnare dei grandi passi verso il cambiamento deve partire dalla collettività, e un po’ quella voglia io l’ho avvertita. Perché io sono ancora uno di quelli convinto che le cose possono migliorare e andare per il meglio. Ma il gay pride non è solo questo. E’anche una manica di omosessuali semi nudi che sculettano in massa per strada. E tra questi, ovviamente c’è sempre qualcuno che attira la mia attenzione. E come ogni pride, io decreto il migliore a cui ho dedicato una straordinaria gallery su faccialibro.

Lo so, sono una cretina quando faccio queste cose, ma chi se ne fotte no? Altro punto su cui vanno spese due parole è sicuramente la presenza di Lady GaGa. Adesso io sono di parte in qualche modo, perché la seguo e mi piace a prescindere, però ecco va detto che il discorso che ha fatto è stato sicuramente intenso e partecipato, che mi è piaciuto in diversi punti perché ha parlato di amore. Ed è questo l’aspetto che in definitiva dovrebbe entrare nelle teste di tutti. Poi che sia stato comodo invitare lei, questo non lo metto in dubbio, ma basta fare un rapido giro sui siti d’informazione internazionali per capire quanto risonante sia stato il suo intervento. E poi bè, Lady GaGa che ti suona al piano è sempre un piacere. No?




Altro dettaglio che non mi è particolarmente piaciuto è sicuramente la scelta di tenere il palco vuoto fino al suo arrivo. Perché non far salire prima tutti gli esponenti delle associazioni? Invece che lasciar spazio alla musica e alle drag? Insomma perché non intavolare prima dibattiti e argomentazioni varie invece che farci morire di noia? E poi? Il macello dei pass ospiti? Alcuni, i più fortunati sotto il palco, e il resto nell’area appena dopo a farsi rodere il culo? Perché questi dettagli non erano stati concordati prima? Fa subito la Praitano a scusarsi, ma perché è successo? Forse poco importerà, perché alla fine tutti sono soddisfatti. Per l’evento, per come è stato gestito e per Lady GaGa. Che in soldoni ha portato un milione di persone al Circo Massimo.

Per me è stato il solito bel momento di espressione gaia. E poi, mi fa paura ammetterlo, ma sono estremamente felice in questi giorni. Nonostante io odi festeggiare il compleanno, quest’anno è stato diverso, e soprattutto strano. Ho conosciuto tanti amici che seguo su twitter, e mi ha fatto tanto piacere, e poi forse qualcosa è davvero cambiato. Per la prima volta ad un mio sorriso dall’altra parte c’era un sorriso. E sembrerò una poveretta, una sentimentale, o persino Margherita la zozzona, ma a me ha fatto molto piacere. Anche se è solo un momento, che non porta niente, e che vista la situazione non credo possa diventare altro, ma a volte si sta un po’ più tranquilli anche così. E poi io ho fiducia nel tempo…

Concludo ringraziando le mie amiche, come sempre. Upclose e Guy con cui ho percorso la parata, Ga, Ciù Ciù, Giuseppe, Tata, Chicco, Ale, la Burina. E tutti quelli di twitter, Andrea e Luca, Riky e anche Gaudo e i suoi simpatici amici. E’ stato un bel pride, che mi rimarrà in testa per un bel po’. E adesso per piacere smuovete quel culo e andate a votare, tutti!!! OKKKKKKKKKKKKKKKKKKKK????????????????????????????????????????????????EH!




mercoledì 8 giugno 2011

28! E non sono mica cm.



Il dramma dei ventotto. Avere ventotto anni e non sentirseli. Parole, dettagli, che a cavallo del cambio di età mi assalgono e mi devastano. Insomma a chi non è già successo alzi la mano. Ma a sentire quelli che mi stanno intorno, che di solito hanno un’età media molto più alta questo non dovrebbe essere un problema. No, infatti e perché dovrebbe. D’altro canto ho appena ventotto anni. Ventotto. A diciotto, la mia vita è cominciata, per tutto quello che significa, a ventotto di certo non finisce, faccio le corna, sicuramente ho tanto altro da fare, e dire, ma perché io mi sento un fallito comunque? Quando cominci a crescere, e inizi a vivere in maniera autonoma, magari lontano dalla famiglia ti rendi conto che la vita è fatta di altro, e che inizi ad avere bisogno finalmente di una figura affianco.

Ecco. E’ questo il punto, perché io la necessità di avere una persona affianco la sento, e anche da diverso tempo, ma sono arrivato al punto che accanirsi nei confronti di questa necessità diviene inutile. Fuori luogo. Certo è che il mio atteggiamento, molto libertino se me lo permettete, sicuramente non aiuta. Non che io lo sbandieri a chiunque incontro, però devo ammettere che sinceramente parlando forse sono io stesso a non riuscire ad andare oltre una scopata. Perché se uno si incontra e scopa salta, inevitabilmente, tutti quegli step obbligati quando si incontra qualcuno. Ma poi, qualcuno lo abbiamo mai incontrato? MMmmm. Quanti di voi hanno incontrato colui che poi è diventato il vostro ragazzo? Che so. In libreria. Al bar. In palestra. Oppure all’università, al lavoro.

Si inizia con gli sguardi. Un saluto. Una parola. Per poi passare alle chiacchiere vaghe. Ai sorrisi. E infine il vero e proprio primo appuntamento. Quando mai qualcuno di voi ha vissuto una cosa del genere? Cioè se vi è successo scrivetemelo perché io non ci credo che esistano coppie che si conoscono ancora in questo modo. Sarò strano io. E non ci piove. Ma si può arrivare alla conclusione che non esiste una metà solo per me là fuori. E so che state pensando: più ci pensi e più tarda ad arrivare. Ma si può vivere con l’assoluta certezza che non debba farmene un problema, quando invece a mio avviso questo è un serio problema. Riflettiamo: se non lo trovo ora, che sono ancora giovane (permettetemelo) cosa accadrà tra una decina di anni?

Ma non è tutto. Perchè quando una volta entravo in un locale, o in un qualsiasi luogo di aggregazione gaio le persone si giravano. E non perché facevo necessariamente una pessima figura delle mie. Ma perché le persone ti guardavano perché erano interessate. Adesso no. Adesso se vai in un locale stanno tutti con gli occhi sul melafono a controllare Grindr. Come se parlare attraverso un’ applicazione fosse più stimolante che parlare faccia a faccia davanti a una bibita. Cose dell’altro mondo. Ma un’ultima riflessione mi sconvolge. Forse. E sottolineo forse. Non è che desideriamo troppo? Ma, in altro modo, sarebbe corretto accontentarsi? Voglio dire, è corretto passare sopra a quelli che sono i punti cardine d’interesse in una persona per non rimanere soli?

E’ giusto accontentarsi? E’ giusto passare oltre su una cosa così intima e personale. Andiamo dobbiamo sacrificarci in tutto nella nostra vita, dobbiamo farlo anche in questo? Io non voglio. Io so che cosa vuol dire in qualche modo innamorarsi. Sentire quella strana sensazione nello stomaco. E voglio riviverla. Ma in cos’altro sbaglierò non me lo spiego. Eppure molti, molti mostri si incontrano e girano liberi di sbandierarci il loro amore in faccia come se niente fosse. Ecco allora che forse diviene indispensabile accontentarsi. E’ probabile. Ma è probabile anche il contrario. Ovvero che aspetterò fino a quando avrò la voglia di aspettarlo. Mi sembra più che giusto. Voi cosa fareste al posto mio? Ve la dareste una chance? Intanto, proprio ora, io compio 28 anni.

lunedì 6 giugno 2011

Alcune piccole riflessioni sul Pride che verrà.


Parliamoci chiaramente. Questo Euro Pride sta assumendo i connotati di una roba davvero grande, alla quale solitamente noi tutti non siamo molto abituati. Insomma bisogna sicuramente dare merito all'organizzazione che è riuscita a smuovere un così grande personaggio, ma inesorabilmente nella mia testolina si insinuano dei dubbi:
1. Siamo sicuri che tutto il discorso parata non venga meno con un nome così altisonante? Voglio dire, questo è pure sempre il gay pride, ovvero scendere per strade per far vedere a tutti gli altri che ci siamo anche noi. Per far in modo che i diritti civili della comunità glbt siano finalmente presi in considerazione, e che finalmente si prende in considerazione anche l'approvazione della legge contro l'omofobia. Bisognerebbe partire da questo. Siamo sicuri che non si snaturi tutto con Lady GaGa?

2. In quanti realmente parteciperanno alla parata? Quanti di voi saranno realmente presenti per tutto il tragitto? Perchè già sento tantissime persone che si stanno organizzando per andare a prendere il posto sotto il palco a Circo Massimo. Il pride lo facciamo per la strada. Anche a Circo Massimo, ma soprattutto per strada! No?

3. Sono felice che ci sia GaGa. Insomma più volte si è messa in primo piano nel difendere i diritti dei gay, per cui non si poteva scegliere rappresentante minore. Ma questa non è una scelta troppo furbetta, volendo? Insomma la casa discografica ci va in guazzetto, l'organizzazione pure, e i little monsters neanche a dirlo. Servirà una personalità così in primo piano a far aprire gli occhi a più gente possibile? Sicuramente tutta la stampa, nazionale ed estera riprenderà la notizia, ma poi a chi sta al potere interesserà tutto ciò?
E voi che cosa ne pensate? Perdonatemi, anche se sarà in mezzo a tutta quella gente a godermela. Ecco!

venerdì 3 giugno 2011

Annabelle Bronstein e due esemplari di coppie gay!



Quando sei Annabelle Bronstein è complicato affrontare il quotidiano. Non perchè io me la sento calda, affatto. Perchè tutto quello che mi accade, a volte stenta a sembrare reale persino a me. E proprio perchè è tutto vero la testa, o quel che ne rimane, tende ad andare oltre. Ma partiamo dal principio. O meglio dal Principe, che non esiste. Oppure è rimasto incastrato chissà dove per chissà quale motivo. Insomma il punto è che non so proprio più niente di lui. Per cui, visto che affido la mia vita sessuale a Grindr, Gayromeo e simili incappo spesso in gente orrenda, fidanzati e coppie. Non in quest'ordine naturalmente. Se però la gente orrenda e i fidanzati riesco aschivarli con una certa semplicità, con le coppie ho dei seri problemi.

Ho già avuto modo di esprimere il mio punto di vista sulle coppie che se la fanno con un terzo in qualche post fa, quando si tratta di solo sesso, in qualche modo, riesco a soprassedere, perchè in fondo il sesso è anche una necessità. E' l'appagare un desiderio, una voglia. E secondo me una voglia simile può assalire tranquillamente una coppia, anche di quelle molto rodate. E poi si tratta di perversioni il più delle volte. Per ciò che mi riguarda le coppie mi affascinano, perchè diviene indispensabile entrare in sintonia non con una, ma con due. E quando ci riesci la soddisfazione è tanta. Non solo mia, naturalmente. Fossero sempre queste le soddisfazioni, ma vabbè, comunque piatto ricco mi ci ficco. Bene, fatta questa premessa passiamo ai fatti.

Coppia #1 Siamo ricchi e abbiamo una Jacuzzi.
Ho conosciuto questa coppia su Gayromeo. Abbiamo chattato per qualche giorno. Naturalmente non con l'intento di fare sesso. Perchè fa sempre figo fare due chiacchiere per conoscerci, tanto poi dobbiamo solo scopare. No? Tra l'altro uno ha il profilo su romeo, l'altro su Gridr. Insomma organizzaterrimi. Anche se parlavamo davvero del più e del meno. Tanto che avevo già pensato che si trattatava di una di quelle conversazioni senza un domani. Mi sbagliavo. Qualche domenica fa mi arriva un messaggio. “Programmi per la serata?”. Io non avevo voglia devo ammetterlo. Tanto che ho provato persino a dribblare l'invito, e a rimandare. Ma il messaggio successivo mi ha colto di sorpresa “Siamo in tre questa sera, è passato a trovarci un amico. Guarda la foto allegata”. Ok, diciamo che mi aveva scombussolato questo dettaglio.

L'amico era bono. Da morire. Ma c'è stato un'ulteriore dettaglio che finalmente mi ha convinto. “Abbiamo una Jacuzzi pronta e calda che ci aspetta”. Ok. Arrivo. I tipi abitano in una zona molto vicina alla mia, per cui abordabile, ma molto infrattata naturalmente. Giusto perchè devo impazzire a guidare su strade a me sconosciute. Infatti ci ho messo un'attimo a orientarmi. Quando finalmente sono arrivato, il colpo d'occhio mi ha impressionato. Qualcosa come sei vilette a schiera arroccate su un colle. Non avevo ancora la percezione della magnificenza. Ma ne ho sentito l'odore, si. Per esempio dalla piscina in giardino. O dalla stanza cinema. O dal salotto con gufi in argento enormi quanto la mia cucina, e la cucina infine con il frigorifero grande come il mio appartamento. Ed infine, tra la cucina e il salottola Spa.

Si ho scritto Spa. Perchè vi sembra strano che qualcuno mette una Spa vicino la cucina? Dopo le solite chiacchiere di rito ci siamo subito immersi in questa enorme Jacuzzi multicolor. Ed abbiamo ammazzato il tempo con chiacchiere vaghe. Perchè quattro uomini gay in una Jacuzzi comunque adorano ammazzare il tempo parlando. Ovvio, no. E così ho scoperto che che la coppia era formata da un maestro (mi pare), e un architetto, molto più bono dal vivo che in foto, e il loro amico, cuoco. Adesso il mio primo pensiero è stato il seguente: questo cuoco io l'ho visto da Antonella Clerici. Ne sono certo. Ma non ho trovato evidenze a riguardo. Chiacchiare a parte, siamo passati subito all'azione. E che azione.

In un'attimo è stato un groviglio di corpi, di lingue e persino di ceppe. E poi il must della serata è stato fare sesso in acqua. E' tutto molto meno doloroso, e molto naturale. Una cosa davvero da
provare, ve la consiglio. Nella mia testa ho pensato a quando diventerò famoso e mi chiederanno “Qual'è il posto più suggestivo dove hai fatto l'amore?”. Io avrò una risposta bomba. Chiaramente il bagno in Jacuzzi è durato abbastanza per disorientarmi spazio-tempo. E dopo una doccia per lavar via il cloro me ne sono tornato a casa. Sotto un diluvio devastante. Ma nei giorni successivi ho incassato il colpo. Per intenderci in un banalissimo scambio di messaggi il Maestro mi ha messo al corrente del fitto sottobosco di regolette che inficiavano i loro incontri.

“Noi non incontriamo due volte la stessa persona per non creare problemi sentimentali”. Non ho ben capito mi son detto. Soprattutto quali sarebbero i problemi sentimentali, e per chi? Naturalmente mi sono rammaricato solo ed esclusivamente per quel cuoco lì. Che poteva benissimo essere l'uomo della mia vita. Ma l'unico dettaglio che mi resta è il suo nome di battesimo. E ovviamente provate a googlare il suo nome con Antonella Clerici o La Prova del Cuoco. Il risultato è stato naturalmente insoddisfacente, Ovvio.


Coppia #2 Siamo ricchi, indecisi e noiosi.
Qualche sera fa, invece, in un'altra parte della città, raggiungo la coppia #2. Dopo circa venti giorni di noioserrimi scambi di messaggi su Gayromeo siamo arrivati a definire questo fottuto incontro. Arrivo in questo appartamento carino, dove vengo invitato subito a togliere le scarpe: “Questa è una casa senza scarpe. Metti le Crocs”. Ok, mi piace pure come cosa. Mi ricorda la Finlandia. Messe le ciabatte ai piedi vengo onorato con uno spritz e una canna. Ottimo, penso, così manco mi si drizza. Ma vabbè! Lo schema è pressochè identico, chiacchiere di rito, e quindi scopro immediatamente che uno lavora presso una nota casa di produzione cinematografica, mentre l'altro fa il parrucchiere. Insomma accoppiata vincente.

Inizia, in maniera incontrollata, una lunghissima e barbosissima conversazione, condotta dai due, su attori e attrici (uno parla su quanto siano bravi, l'altro su quanto abbiano i capelli sfibrati e distrutti), alcune loro situazioni imbarazzanti, su quanto sia difficile trovare il fumo oggigiorno e di quanto era semplice negli anni '90, su quanto si divertano insieme e su quanto seriamente stressante sia il traffico di Roma, su quanto sia complicato arredare una casa, su quanti loro amici si autoinviteranno da loro per l'Europride, eccetera eccetera. Quando ha un tratto, al limite dell'abiocco, il parrucchiere rompe questo interessantissimo dibattito con la prima affermazione intelligente della serata: “Forse non te ne frega un cazzo di quello che stiamo dicendo!”.

Mamma mia, mica ti facevo così perspicace. Decido di fumare una sigaretta e ci trasferiamo sul balcone, e anche lì bla bla bla bla bla. Quando dopo quasi due ore di inutili conversazioni decido che o tento il suicidio inalando il gas dall'accendino oppure fuggo a gambe levate. Ma Annabelle Bronstein sarà anche ingenua, ma non è di certo cretina, per cui decido di lasciarli con un'uscita ad effetto, delle mie: “Perdonatemi, ma vado via, forse è meglio. Anche se proprio non capisco cosa mi abbiate fatto venire a fare? Forse vi bastate così, o forse non dovevamo fumare. Vabbè, addio”. Con un tono ingravescente al limite dell'urlo. Raggiungo di corsa l'ascensore e quando le porte si aprono nello specchio ci sono io, distrutto e prossimo a una crisi isterica, con le fottute Crocs ai piedi.

Che il cielo mi fulmini, e adesso? Non posso mica lasciargli le mie Converse? Con molto poco tatto mi attacco al campanello, mi aprono lascio le ciabatte quasi a lanciargliele e mi riprendo le mie scarpe. Si, lo ammetto mi sono sentito davvero Carrie Bradshaw. Senza dire una parola, ma con un bel vaffanculo per loro due in mente. Conclusione: le coppie gay hanno sicuramente dei problemi. O forse no. Forse è complicato gestirsi in coppia, e l'impegno è sicuramente maggiore. Non voglio essere bacchettone, perchè non lo sono, ma possono essere questi gli esempi che dobbiamo avere davanti delle coppie gay? Non del tutto. Eppure, statisticamente, in molti prediligono il sesso a tre (ed oltre).

Io a questo punto sono sempre più convinto di quello che non voglio, e sicuro che quel Principe di cui sopra deve avere sicuramente tanto da fare al momento. Ma ve ne parlerò in un'altro post. Preferisco lasciarvi tirare le vostre conclusioni, le mie sono decisamente amare e poco eleganti. Per lo meno, e anche grazie al cielo, ci sono coppie affiatate, e ben collaudate che mi danno la speranza. Che quella poi è sempre l'ultima a morire. Finchè...

mercoledì 1 giugno 2011

E che Pride sia!



Se per caso vi state ancora chiedendo come mai il design di questo blog ricordi vagamente uno dei pluri accessoriati bagni del Mucca, è perché effettivamente è così. Anche se lo scopo iniziale era quello di celebrare il Roma Euro Pride. E infatti, proprio oggi in qualche modo ancora di più questo design ha senso. Infatti oggi, l’arcobaleno arriva anche a Roma, e nello specifico a Piazza Vittorio dove apre i battenti l’Euro Pride Park. Che per i prossimi dodici giorni sarà scenario di dibattiti, iniziative culturali ma anche intrattenimento di ogni genere. Per esempio questa sera ci sarà il saluto di Claudia Gerini (madrina del Pride) e di Franca Valeri, e poi il concerto di Rettore e Loredana Errore.

Per tutte le info basta cliccare qui, per l’agenda ufficiale di tutti gli appuntamenti del Pride Park. Senza dimenticare, che sabato 11 giugno ci sarà la parata del Pride evento conclusivo e più importante. E’ necessario ribadire quanto sia importante esserci? Partecipare? Metterci la faccia per il cambiamento? Credo di no. Che voi siate d’accordo o meno ai pride, che li sentiate utili o meno utili io credo che sia doveroso partecipare. E poi, che ne sapete che domani uno si sveglia e cambia il mondo? Intanto questa sera io sarò all’Euro Park, voi passate a prendere gli amici, e raggiungetemi! E buon Euro Pride a tutti!

lunedì 30 maggio 2011

Un'altra, ennesima, marchetta.


Dunque dunque dunque. Vi avrò sicuramente fracassato i maroni. Prima col teatro, poi con la serata Popslut... E adesso? Adesso vi allerto su altro. In tutte le librerie è uscita finalmente una guida gay di Roma. Guida un pò diversa dalle solite, poichè si tratta di un vero e proprio libro che vi spiega, in soldoni, com'è la vita gaia romana, facendovici fare un viaggio all'interno a 360°. Le associazioni, i ristoranti, gli alloggi, le discoteche, i luoghi dove rimorchiare, ma anche l'arte, lo spettacolo e tutto quello che offre la capitale. Ampio spazio anche a internet, e ovviamente, allo sottoscritta. Si perchè l'autore di questo utilissimo strumento, Flavio Mazzini, ha inserito qua e là post tratti da Il Pisello Odoroso, creando dei seri moti di soddisfazione nella sottoscritta. Il prezzo è abordabilerrimo, solo 12,50 euro, per quello che risulta essere un valido aiuto per sopravvivere alla giungla gay capitolina.
Insomma non vi reste che correre tutti in libreria. Una guida pazzesca.
Ecco.

AB

N.b. E comunque nei prossimi giorni pioggia a raffica di post nuoverrimi ;)