martedì 8 aprile 2014

Spring Awakening


Mi rendo conto che è sempre più difficile capire l'utilità di questo blog. Soprattutto perchè in realtà l'ultima volta che ci ho scritto era pieno inverno. Idealmente, però, nella mia testa non ho mai smesso di condividere i miei drammi e le mie indecisioni su quanto mi succede. L'ho sempre fatto su twitter o instagram. (Bel modo per inserire dei link social.) In realtà però c'è stato un momento in particolare in cui il mio torbido e difficoltoso sonno invernale è cessato. Di colpo. Era il 31 marzo, il sole mi abbagliava in via del Corso ed io ho capito la necessità di riprendere le redini di me stesso.

Si perchè per mesi ho avuto l'impressione che il mio non fosse più un corpo, ma bensì una carcassa inanimata e senza un minimo di emozioni. Proprio le emozioni, a me care, erano andate a farsi friggere. Questo perchè ho chiuso tutto. Ho chiuso la voglia di emozionarmi chissà dove dentro di me. Con la certezza che oramai il mio tempo era passato. Che il mio treno fosse partito, senza di me. Forse questa è una delle considerazioni più lucide di quanto ho passato negli ultimi tempi che io abbia mai fatto. Ma la malattia è curabile solo se il sintomo è riconoscibile. E una volta eseguita la corretta terapia, il virus muore. La malattia viene debellata. Si guarisce.

Il dolore sparisce. Passi semplice. Consecutivi, ed indispensabili per andare avanti. Dare un nome, è superfluo, voglio farmi guidare dalle sensazioni, da ciò che provo. Mi sono consolato, mi sono ritrovato e mi  sono capito. Perchè fino a poco tempo fa non mi capivo neanche più. Piccoli passi. Necessari. Indispensabili. Si, ancora una volta questa parola. Non è un caso se la scrivo di nuovo. Il mio unico problema per tutto questo tempo è stato essere indispensabile per qualcosa. Non perchè lo fossi. Perchè io lo volevo. Al lavoro. Ai miei amici. Alla mia famiglia. A chi mi circondava. A me stesso. Al ragazzo che mi piace da sempre. Si. In ogni ambito della mia vita ho applicato questa mortale espressione. E non avevo mai alcun risultato.

Mai. Quindi ho capito. Ho smesso, quando poi le circostanze non mi hanno permesso di essere indispensabile fisicamente, e il risultato non era un disastro. No. Semplicemente sono stato sostituito. In maniera indolore. Come se nulla fosse. Come se mai fossi esistito. Ecco, tristemente, mi sono arreso alle circostanze, che erano chiare. Eloquenti. Più di quanto io non volessi accettare. E dovevo farla finita. Subito. E così ho smesso. Sono sempre stato uno che da l'impressione di essere stupido. Ottuso. In realtà mi sono sempre voluto poco bene. Da sempre. E non ho mai mosso un dito per volermene un po' di più.

Fino ad oggi. Perchè in fondo se cresciamo e riceviamo batoste dalla vita, è anche bello saper capirne il significato. E rinascere. Ancora. E meglio, si spera. A settembre avevo puntato tutto sulla speranza. Infatti rieccola. Riesce in queste righe, e riappare nella mia testa. Non mi ci affido perchè disperato, bensì perchè fiducioso. Fiducioso che le cose migliorino e che finalmente un sorriso si poggi anche sulla mia faccia. E che sia vero. Perchè ultimamente non trovavo più utile sorridere. Me lo dovevo. E lo dovevo al Pisello Odoroso. E anche un po' ad Annabelle. E a Fabrizio. Che poi paga tutto. E senza sconti.

E poi per piacere, è tornata Anastacia, volete che non ritorni io.
Eccomi.

4 commenti:

  1. Basta della Polpetta MariaGiovannaaaaaaaa!!!!

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  2. "ma bensì" non si dice. O "ma" o "bensì". ASINA!

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    1. Grazie. Quello che mi serve è un correttore di bozze. Grazie

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