giovedì 21 agosto 2014

Avviso!










Volevo attenzionare tutti gli affezionatissimi lettori che il blog non è morto, si è solo trasferito. Basta digitare http://www.ilpiselloodoroso.com ed entrare nel blog. Altrimenti direttamente a http://ilpisellodoroso.wordpress.com !!!!
Così adesso siete avvertiti!!!

Love
AB

martedì 22 aprile 2014

L'Omeostasi


Mi sono accorto che il farmaco stava facendo effetto nel momento in cui inserito l’ago in vena una sensazione di sollievo si è palesata dentro di me. Il nostro corpo, più di ogni altra cosa, ha la capacità di raggiungere l’omeostasi, ovvero attraverso meccanismi chimico-fisici raggiunge la stabilità interiore. Rifletto su questo concetto da un paio di giorni. Dal giorno in cui con la coda fra le gambe e la dignità sotto le suole sono fuggito a casa dai miei. “Codardo” penso quando la mia immagine fa capolino in qualche specchio. Ed in casa dei miei gli specchi sono pressoché ovunque.

Ma ripenso all’omeostasi. Un concetto che durante i miei studi mi ha sempre affascinato. E’ l’unica cosa che mi sia stata chiara  quando preparavo il difficilissimo esame di Fisiologia. Assieme al ciclo cardiaco. Ovviamente. La tendenza naturale al raggiungere una stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche comune a tutti gli organismi viventi, per i quali questo stato tende a mantenersi nel tempo, attraverso dei precisi meccanismi autoregolatori. Una cosa che detta così appare molto semplice. In realtà avviene per diverse e complicatissime reazioni. A me sconosciute.

Questo concetto non mi è mai appartenuto, nonostante io sia oramai da quasi trentuno anni vivente. Ora più che mai avverto il disagio della mancanza. Ecco, sarebbe semplice se ciò che non c’è,  attraverso la connessione ad un sistema di fleboclisi, possa essere inoculato in noi e renderci all’istante in totale equilibrio. Ma è stranoto che più una cosa sia voluta e più questa tarda ad arrivare. Non a caso il concetto di equilibrio è ancora più importante. Tempo fa avevo la fissa di chiedermi ripetutamente perché fossi qui. E quale fosse il mio obiettivo.

Mio malgrado ho sempre dovuto fare i conti col dover giustificare il perché delle cose. Prima ai miei. Poi per un difetto ho cominciato ad esagerare, ed ora faccio cose che poi devo giustificare a me stesso. Sprazzi di lucidità che si intervallano a momenti di pura follia. Un momento sei Annabelle e il momento dopo no. Con tutto ciò che ne compete. Faccio fatica a cambiare me stesso per paura. E’ sempre stata la paura che mi ha regolato il livello di sopravvivenza alle cose, di ogni genere. Dalle più brutte alle più belle. Una perenne pressione che si è tradotta nel tempo con sigarette, mal di stomaco ed emicranie devastante. E l’insonnia.

Un residuo di ciò che un essere umano può essere. E neanche la sua parte migliore. Così la mancanza mi ha distrutto. Mi ha lacerato dentro fino a quando non sono stato più capace di riconoscere il dolore. L’intensità del dolore è una variabile che ci permette di capire se quello che sta accadendo ci sta facendo male o meno. Se ci sta uccidendo.  Variabile che mi è sfuggita al controllo. Soprattutto quando di notte mi svegliavo sudato, o strano e senza voce perché avevo urlato come un pazzo fino a qualche secondo primo. E se nell’obnubilamento del sonno qualcuno mi stava uccidendo, appena sgranavo gli occhi mi preoccupavo del significato che potesse avere quello che avevo visto. Semmai fosse stato vero.

In realtà, poco dopo me ne scordavo, e per sopperire alla noia del silenzio della notte, intervallato dal preciso e sempre uguale ticchettio dell’orologio appoggiato sulla cassettiera della camera da letto, preferivo distrarmi con uno dei nove libri appoggiati sulla scrivania che ancora attendevano di essere letti. Invano. Quella tecnica, che molte altre volte prima mi aveva regalato un sonno tranquillo, in realtà aveva smesso di funzionare. La certezza di riaddormentarmi svaniva, e perso l’interesse per il libro passavo a contare i rintocchi che la lancetta dei secondi compiva durante la sua inarrestabile corsa.

Senza, ovviamente riuscire a trovare pace. Così di li a poco attendevo l’arrivo del giorno, e mi alzavo diretto verso il bagno e poco dopo verso la cucina, per la colazione. Niente però mi aveva tranquillizzato. Niente aveva ristabilito l’omeostasi. L’equilibrio. Ho interrogato anche un medico a riguardo, ma non siamo riusciti ad andare oltre la prescrizione di inutili fiori di Bach. Non dormivo. E il risultato più drammatico erano delle occhiaie nere sotto gli occhi che di giorno in giorno apparivano sempre più marcate.

Nel mio essere scostante in tutto ho iniziato a capire, poco a poco di quanto fosse importante avere una giornata il più stancante possibile, che mi avrebbe permesso così, di notte, di riposare. Invece nulla. Niente di tutto questo. La discontinuità dei miei intenti si era rivelata ancora, in maniera più sonora, una stupidaggine ed io non facevo altro che perdere tempo. Bighellonare tra un social e l’altro, o peggio, alla ricerca di qualcuno con cui passare qualche ora. Dando il sesso come soluzione a questo intrigato e complesso rompicapo di cui non venivo a capo. Di cui non vengo a capo.


Accettare l’eventualità di non dormire, in realtà, si stava rivelando molto più utile. Occuparmi dell’insonnia metteva tutto il resto  in secondo piano: i miei pensieri, i miei comportamenti e le mie mancanze. Ed i miei equilibri mai raggiunti. In perenne deficit. Contrasti forti che non si compensano mai. Uno stato di necessità che si alimenta, e che inevitabilmente mi rende in ogni momento inadeguato. Mai pensieri furono più lucidi. E soprattutto così facendo ho capito che l’omeostasi non la raggiungerò mai, o tutt’al più l’ho raggiunta, ma ancora non l’ho capito.  

martedì 8 aprile 2014

Spring Awakening


Mi rendo conto che è sempre più difficile capire l'utilità di questo blog. Soprattutto perchè in realtà l'ultima volta che ci ho scritto era pieno inverno. Idealmente, però, nella mia testa non ho mai smesso di condividere i miei drammi e le mie indecisioni su quanto mi succede. L'ho sempre fatto su twitter o instagram. (Bel modo per inserire dei link social.) In realtà però c'è stato un momento in particolare in cui il mio torbido e difficoltoso sonno invernale è cessato. Di colpo. Era il 31 marzo, il sole mi abbagliava in via del Corso ed io ho capito la necessità di riprendere le redini di me stesso.

Si perchè per mesi ho avuto l'impressione che il mio non fosse più un corpo, ma bensì una carcassa inanimata e senza un minimo di emozioni. Proprio le emozioni, a me care, erano andate a farsi friggere. Questo perchè ho chiuso tutto. Ho chiuso la voglia di emozionarmi chissà dove dentro di me. Con la certezza che oramai il mio tempo era passato. Che il mio treno fosse partito, senza di me. Forse questa è una delle considerazioni più lucide di quanto ho passato negli ultimi tempi che io abbia mai fatto. Ma la malattia è curabile solo se il sintomo è riconoscibile. E una volta eseguita la corretta terapia, il virus muore. La malattia viene debellata. Si guarisce.

Il dolore sparisce. Passi semplice. Consecutivi, ed indispensabili per andare avanti. Dare un nome, è superfluo, voglio farmi guidare dalle sensazioni, da ciò che provo. Mi sono consolato, mi sono ritrovato e mi  sono capito. Perchè fino a poco tempo fa non mi capivo neanche più. Piccoli passi. Necessari. Indispensabili. Si, ancora una volta questa parola. Non è un caso se la scrivo di nuovo. Il mio unico problema per tutto questo tempo è stato essere indispensabile per qualcosa. Non perchè lo fossi. Perchè io lo volevo. Al lavoro. Ai miei amici. Alla mia famiglia. A chi mi circondava. A me stesso. Al ragazzo che mi piace da sempre. Si. In ogni ambito della mia vita ho applicato questa mortale espressione. E non avevo mai alcun risultato.

Mai. Quindi ho capito. Ho smesso, quando poi le circostanze non mi hanno permesso di essere indispensabile fisicamente, e il risultato non era un disastro. No. Semplicemente sono stato sostituito. In maniera indolore. Come se nulla fosse. Come se mai fossi esistito. Ecco, tristemente, mi sono arreso alle circostanze, che erano chiare. Eloquenti. Più di quanto io non volessi accettare. E dovevo farla finita. Subito. E così ho smesso. Sono sempre stato uno che da l'impressione di essere stupido. Ottuso. In realtà mi sono sempre voluto poco bene. Da sempre. E non ho mai mosso un dito per volermene un po' di più.

Fino ad oggi. Perchè in fondo se cresciamo e riceviamo batoste dalla vita, è anche bello saper capirne il significato. E rinascere. Ancora. E meglio, si spera. A settembre avevo puntato tutto sulla speranza. Infatti rieccola. Riesce in queste righe, e riappare nella mia testa. Non mi ci affido perchè disperato, bensì perchè fiducioso. Fiducioso che le cose migliorino e che finalmente un sorriso si poggi anche sulla mia faccia. E che sia vero. Perchè ultimamente non trovavo più utile sorridere. Me lo dovevo. E lo dovevo al Pisello Odoroso. E anche un po' ad Annabelle. E a Fabrizio. Che poi paga tutto. E senza sconti.

E poi per piacere, è tornata Anastacia, volete che non ritorni io.
Eccomi.

lunedì 10 febbraio 2014

Buon compleanno Blog!



Il primo post su questo blog risale esattamente a cinque anni fa. Ne sono seguiti 197. Post in cui ho deciso di raccontare in prima persona il bello e il brutto di essere gay. Cinque anni fa non avrei naturalmente mai immaginato che questo blog potesse diventare in primis una valvola di sfogo per me, nel senso più terapeutico del termine, ma anche per tanti che lo hanno letto nel tempo. E che mi hanno scritto. Ho ricevuto una valanga di mail, mi avete fatto complimenti, condiviso i vostri problemi e anche insultato. Sono certo che nessuno ci abbia mai provato. Poco importa. In qualche modo c'è stata un'evoluzione, e anche  io sono cambiato. Molto. Ma forse la società, quella ancora non cambia. Per questo per celebrare il compleanno numero 5, ho scelto di mettere questo video. E di non aggiungere altro, perchè in fondo forse le parole non bastano più. Ci vogliono i fatti.
Auguri blog.


venerdì 10 gennaio 2014

Gli Improbabili Appuntamenti di Annabelle Bronstein - Il Giornalista telefonico e il non-primo-appuntamento


Quando si esce da una storia la prima cosa di cui hai bisogno è di affermare di nuovo te stesso. E' un processo comune a tutti. Avviene nei modi più diversi: shopping o taglio di capelli o rimorchiarsi chiunque capiti a tiro. Ovviamente si possono fare una di queste cose singolarmente o addirittura tutte. In tempi diversi.  L'importante è farle però. Io dopo la rottura con il mio toy boy non ho potuto fare altro che provarci con chiunque, che, come tutti sapete, è una cosa che non faccio.

Tra questi mi sono ritrovato su una delle solite app gay, Bender mi sembra, a scambiare intense conversazioni con questo tizio. Trentaduenne pugliese trapiantato a Roma, giornalista, amante del cinema e dell'arte. Io ero anche abbastanza eccitato, a dire il vero per tutti questi interessi. E già ero li che mi immaginavo un devastante lieto fine. Abbiamo iniziato con la solita chattata di rito. Dopo tre giorni di chiacchiere via app siamo passati a telefonarci.

Al settimo giorno di telefonate frequenti e dettagliaterrime, abbiamo avuto la nostra prima telefonata con amplesso telefonico. Non me lo aspettavo. Non pensavo che dal parlare di quello che avevo fatto il pomeriggio a regalarmi un solitario condiviso al telefono il passo poteva essere così breve. Mi sembrava logico e scontato fissare un incontro. Insomma, cos'altro dovevamo aspettare? Il mio giornalista di cinema e cultura però tergiversava e sonoramente. Non mi tornavano i conti. 

Non mi tornavano soprattutto perchè aveva un livello di dolcezza inaudito e spropositato. Ogni volta mi tirava fuori una filippica di dieci minuti su quanto gli sarebbe piaciuto abbracciarmi, baciarmi, leccarmi ovunque. Su quanto gli piaceva fare l'amore. E ci teneva a sottolineare che lui faceva l'amore. Non faceva sesso. Il sesso era freddo, allontanava e per lui perdeva tutto di significato se non si usava la parola AMORE. Lui aveva avuto solo fidanzati. E quando sentiva che l'amore diventava sesso per lui era finita. Non c'era niente che lo faceva tornare indietro. 

L'ottavo giorno ero assolutamente deciso ad andare a segno. Ci sentiamo a pranzo e la telefonata assume dei toni surreali.
"Hey ciao come stai?" mi dice sensuale.
"Bene... Sono al lavoro... E' una giornata pesante qui!" dico serio.
"Io sono a pranzo con un mio amico. Nicolas... (Pausa, molto lunga)"
"E?" incalzo io.
"Nicolas Vaporidis, lo conosci?" dice lui.
"NO! Il nome non mi è nuovo, ma non so di chi parli... Dovrei conoscerlo???" (naturalmente sapevo assolutamente di chi stava parlando. Figuriamoci, ma non volevo dargli alcuna minima soddisfazione. D'altronde mica solo lui conosce gente che conta. Io conosco Fabry, e pure il Signor Ponza. Tiè)
"No, figurati è solo un amico. Comunque sai cosa farei adesso? Adesso..." e riparte con dettagli scabrosi.
"Ehm. No scusa. Sono al lavoro. Mi dispiace ma quando sono al lavoro queste cose non si possono fare" dico fermo e irremovibile.
"Ok. Dai sentiamoci più tardi allora" chiude lui.

Io inevitabilmente ci ho visto del malato. Dopo otto giorni di assidue telefonate e what'sappate ad ogni ora non potevo assolutamente sopportare che ancora ci eravamo visti.Soprattutto perchè mi condiva il pomeriggio anche con dettagli del suo corpo. Interessanterrimi, per carità. Insomma, che senso aveva. Tanto più che abitavamo a pochissima distanza. Ma la prova del nove l'avrei avuta in serata. Io avevo deciso che in qualche modo ci saremmo visti, i dettagli gli avrei decisi al momento. Random. 

Dopo cena quella sera ci siamo sentiti. Dopo le chiacchiere di routine il giornalista è inevitabilmente andato a finire su quello che gli piace di più fare, ovvero lo sporcaccione telefonico. Io ragazzi, ho sbadigliato. Sapete com'è, tutte le mattine mi sveglio alle 5:50 e dopo una giornata devastante uno sbadiglio se lo potrà permettere. EINVECE il dramma si era celato dietro l'angolo. Fino a quel momento. Mi è arrivato uno sbrocco devastante peggio di una doccia fredda: "Scusa ma io ti sto dicendo di quanto ti vorrei vicino, di quanto vorrei abbracciarti, e di tutte le fantasie che vorrei condividere e tu mi sbadigli in faccia? Ma io non penso che sia possibile una cosa del genere" tuona lui tutto incazzato.

Io, che tento di minimizzare in modalità LEVATISUPERASAP. "Scusami, hai ragione, sono stato inopportuno e ineducato. Solo che a quest'ora mi viene un sonno devastante. Sai essendomi alzato praticamente all'albUUUAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHH." SBADIGLIO. Ancora una volta. Ancora di più. Panico. "Oddio scusa, mi è uscito ancora" dico vergognandomi come un cane. Manco avessi ammazzato qualcuno. Parte lo sbrocco. Quello vero. "Ma che davero???!!!??? Ma io dico si fa una cosa del genere? Senti se non ti interessa niente forse è il caso di smetterla qui. A me le persone che si comportano in questa maniera non mi piacciono proprio." Sbluff. E chiude la conversazione.

Così. Neanche Il tempo di capirci qualcosa che lui mi aveva richiuso il telefono e probabilmente aveva già cancellato il mio numero. Per uno sbadiglio. Ho passato tre giorni a cercare di capire come mai mi aveva trattato in quella maniera barbara. Poi ho capito. Si trattava di un semplice maniaco telefonico. In questo caso giornalista edition. Ovvero uno a cui piace masturbarsi per telefono. La cosa più assurda è che qualche giorno dopo, sempre su Bender mi ha scritto un tipo, senza foto ma alla sua stessa distanza. E così nella mia testa mi si è insinuato il tarlo che era lui che mi stava mettendo alla prova.

Che cerchi? - mi scrive.
L'amore. L'amore vero. Quello con la A maiuscola. E una persona con cui condividerlo. Che non abbia paura del sesso. E che non si masturbi al telefono. 

Ovviamente dall'altro lato non mi ha risposto più nessuno. Tana per te!

giovedì 9 gennaio 2014

Lo stato attuale delle cose


Lo avete tolto l'albero? Le lucine dal balcone? La ghirlanda dalla porta? Ecco, questo suggerisce che le feste sono finalmente finite. Che possiamo piantarla di fare i buoni. Di sorridere a chiunque. E di amare lo stare insieme solo perché si e parenti di non so quale grado. Io odio le feste, e in altre occasioni ho sempre chiarito la mia posizione in merito. Per questo mi sono scelto un lavoro che impone di lavorare alle feste. Anche se adesso, mio malgrado non mi fanno lavorare neanche più. Il buonismo che accumulo sotto il periodo natalizio, inevitabilmente lo butto fuori. Ora. In questo periodo.

E, contestualmente, butto giù gli obiettivi dell'anno. Si perché sinceramente i buoni propositi non mi sono mai piaciuti. Li trovo addirittura patetici. Che senso ha fare i buoni propositi a fine anno quando poi in realtà siamo noi a decidere come vogliamo comportarci. Ad inizio anno io preferisco chiarire quello che mi succede intorno. Per fare mente locale. E non c'è niente che mi fa pensare positivo.

#lavoro
Ogni giorno maledico di aver rifiutato un posto pubblico, oramai sei anni fa. Ogni giorno mi mangerei i gomiti. Ogni giorno mi ritrovo a dover contare fino a mille quando in realtà vorrei urlare e buttare via tutto quello che ho in mano (e chiunque mi capiti a tiro nel giro di un metro cubo) perché sono piena. Insoddisfatto. Mi ritrovo a lavorare con persone poco professionali e a cui del lavoro che fanno non importa un fico secco. Passano le loro giornate a sparlare di quello e di quell'altra per poi dimenticare il motivo per cui sono lì, ovvero, LAVORARE. #piena

#l'amore
Ecco. Cosa dovrei dire sull'amore? Quando mi frequento con qualcuno divento serio. Preciso. Non lascio nulla al caso e pretendo serietà e rispetto. Sono una Signora bacchettona della metà degli anni '50 con una perenne voglia di cazzo. Divento sicuro e tranquillo. E questo diventa inevitabilmente motivo di fuga o di dovermi mettere le corna con chiunque passi di li a tiro (vedi post precedente). 

#ilsesso
Sono davvero sorpreso di doverlo pensare. Ma anche farsi una sana scopata sta diventando seriamente complicato. Ogni volta mi trovo davanti qualcuno che vuole fare il contrario di quello che voglio io. Se non posso ospitare lui non può ospitare sicuramente. Se non posso uscire lui vuole che io lo raggiunga. Quando ho casa libera, invece, nessuno che voglia venire. Nessuno poi che si prenda la briga di metterci un po' di passione. Quella vera. Quella che fa volare le parrucche. Niente. Macchinosi e mezzi morti sono lì che aspettano che io faccia tutto. Ma datevi una cazzo di svegliata #SuperASAP

#Gnoffolo
Niente Gnoffolo non ne vuole affatto sapere di me. Al momento sta postando foto in viaggio insieme ad un tipo molto carino. Non vuole affatto saperne di uscire con me. Fa il vago. E quando qualcuno fa il vago vuol dire semplicemente che non gliene può altamente fregare. Ma sto già elaborando un piano, e questa volta, non è stalking signori miei.

Questo post idealmente è la seconda parte di #2014. Ora che ho messo i punti (e gli hashtag) vi alletto con un'imperdibile e libidinoso, ed inaspettatamente sessuale post orgiastico. #staytuned 

venerdì 3 gennaio 2014

Il mio ex.


Naturalmente quando parlo di mio ex non mi riferisco di certo al tizio in foto. Ovviamente. In realtà c'è la foto del tizio perché proprio oggi anche lui ha annunciato di essersi lasciato, di comune accordo, con il proprio compagno. Ecco questo mi ha fatto sentire terribilmente vicino a Ricky. Per questo lo invito ufficialmente a condividere il suo dolore con me. Magari riusciremmo a condividere anche qualcos'altro, volesse il cielo. In realtà io voglio condividere con voi, miei fedelissimi lettori (#credeghe) la fine della mia storia. Se così si può definire.

#grindr
Era una calda serata di ottobre. Una classica ottobrata di metà mese. In cui le luci dell'imbrunire sono terribilmente instagrammabili ed hai solo voglia di Mcflurry con i brownies. Io ero in giro per Termini, ed in un momento di noia mentre facevo la fila al bancomat delle Poste ho avuto la fantastica idea di connettermi a grindr. Il male di questa nostra società - grindr, ma anche un po' le poste volendo. Ricky non mi perdonerà mai per questo, e proprio in quel momento c'è stato l'inizio della fine. Ho iniziato a scrivermi con questo ragazzo carino. Pugliese, ventiduenne, trasferitosi da meno di un anno a Roma. 

Apro una parentesi. (A me i ventiduenni non hanno mai detto granché, però questo era molto carino. Inutile negarlo). Abbiamo cominciato una solita ed inutile conversazione, senza troppo pensarci su, e poi fin da subito abbiamo deciso di passare all'azione pianificando un incontro. Non in giornata, ovviamente, ma nei giorni a seguire. Una normale e inespressiva conversazione da grindr sottolineerei. Qualche giorno dopo ci siamo risentiti, ed abbiamo deciso di comune accordo di vederci la sera successiva. Detto fatto. 

Ricky, avresti provato dell'invidio subito. Ci diamo appuntamento a San Giovanni, e da li abbiamo iniziato una passeggiata-chiacchierata molto intensa. Un tipo simpatico ed educato, che non te lo aspetteresti essere uscito da grindr. Uno che riesce a coniugare i verbi e che per la prima volta mi è sembrato abbastanza genuino. Però, in me cresceva dello scetticismo. Insomma davanti a me avevo un ventiduenne. A me i ventiduenni non hanno mai stimolato niente di niente. Scetticismo e non solo, iniziavo ad essere molto confuso.

#thedramaisalwaysoverthecorner
Pausa riposaculo al Coming Out, e il primo momento drammatico. Mi appare davanti lo Gnoffolo. Lo Gnoffolo è un nuovo protagonista del mio blog, di cui presto vi racconterò in maniera più dettagliata. Non ci vedevamo da un millennio, ed io ero incredulo. Ero lì a far incontri al buio quando lo avrei limonato molto volentieri. Lui però si accompagnavo con il suo fidanzato. O almeno quello che, io penso che sia, il suo fidanzato. Saluti di rito e arrivederci ASAP. Riprendiamo a parlare e a conoscerci. Scopro che studia Teologia (!) ma non per far il prete. Vuole diventare avvocato della Sacra Rota. 

Sono davvero incredulo. Ma inizio a sentirmi a mio agio. Io, ovviamente, gli parlo senza peli sulla lingua, d'altronde ho una certa età per permettermelo. Gli spiego che mi piacerebbe innamorarmi, che non disdegno il sesso ben fatto, e che comunque mi piace molto fare sesso. Lui è d'accordo, un rapporto senza sesso, muore sul nascere. Lui ci tiene a sottolineare che è un tipo molto religioso. Ma è open, è tutti possono avere i proprio svaghi e passatempi. Lui vuole che io capisca che ha bisogno di frequentare la Chiesa. Io lo ignoro e penso solo al momento io cui glielo prenderò in bocca. Per intenderci.

Ci fermiamo davanti il Carcere Mamertino. Mi racconta di San Pietro carcerato, della sua caduta mentre scende nel carcere, e siamo vicini, mi prende la mano, e iniziamo a guardarci negli occhi. Dritto dritto. Veniamo interrotti da un gruppo di americani che alle 22 passate sta in giro per monumenti. Poco dopo rimaniamo di nuovo soli, e li, inevitabilmente scatta un mega limone. Devastante. Pieno di lingue. Pieno di dolcezza. E soprattutto, valalalasss se ci sapeva fare. Io già mediamente innamorata.

#unasettimanadopo
Vabbè, vi risparmio tutta la melanzosa settimana seguente. In ordine sparso abbiamo fatto tutte le cose che normalmente odio che facciano le coppie: shopping insieme tenendosi mano nella mano, comprare regalini stupidi per lui, comprare cover per l'iphone con cuori, presentarlo ai miei coinquilini, presentarlo ai miei amici, portarlo alla Popslut night con me, pomiciare davanti a chiunque alla Popslut night (per la serie pensavate tutti che ero una sfigata orrenda e invece ho un toy boy e voi no, levatevi asap), parlare come se ci conoscessimo da una vita, dormire insieme, pranzare insieme, cenare insieme quasi sempre. 

Lo so. Abbiamo bruciato tutte le tappe in una solo settimana. Il primo vero drammatico momento c'è stato al decimo giorno quando è partito per la sua terra natia per le celebrazioni della festa del patrono. (#piena). Anche se ci siamo sentiti davvero spessissimo che quasi non ne ho sentita la mancanza. Ritorna e non riusciamo a vederci, per diversi motivi che oggi manco mi ricordo, ma si prepara un dramma epocale. Devastante. Di epiche proporzioni che mai e poi mai avrei immaginato.

Mi arriva a mezzo What's App uno screenshot di lui, il mio +1 non ancora accreditato del tutto, connesso su grindr. Maledizione. Inevitabilmente, il colmo per Annabelle Bronstein. Avere una sorta di fidanzato che fa ciccipucci dalla mattina alla sera e poi si fa beccare su grindr. Ero già nella posizione di dover rinunciare al mio happy ending? Ci ho dormito su una notte intera, ed il giorno dopo, mentre lui era di ritorno a Roma io senza mezzi termini gli ho inoltrato quello scatto. Ebbene non ha avuto un moto di vergogna, nient'affatto. Non ha pensato di scusarsi. Nient'affatto. Non ha neanche pensato di trovare una scusa vagamente plausibile. Nulla di tutto ciò. Voleva solo sapere chi me lo avesse detto. 

Ovviamente io non ho mandato giù la cosa. Devo essere sincero, non tanto per grindr. In fin dei conti non eravamo affatto fidanzati. Ci poteva stare, e probabilmente lo avrei anche capito e sarei andato oltre. Ma c'era qualcosa che non mi convinceva nel suo atteggiamento. Che fino al giorno prima era di una persona davvero coinvolta. Purtroppo però è ripartito ancora, per le terre natie. Sapete altre feste di santi e/o patroni di cui non mi ricordo davvero un cazzo. Abbiamo continuato a sentirci ma di meno. E l'incontro prima che partisse, da cui mi aspettavo delle scuse almeno, non ha prodotto che altre pippe mentali.

Pippe che mi sono fato per giorni e giorni. E dopo un'altra settimana ancora ci siamo rivisti. Finalmente. Era carino. Molto. Abbiamo riso e scherzato un po', quando poi ho ripreso il discorso spiegandogli il mio disappunto nel non avere alcuna spiegazione per quanto riguardava l'Affair grindr, lui mi ha detto che potevo stare tranquillo, che in realtà aveva aperto grindr per scriversi con alcuni amici di giù di cui non ha il numero, ma solo il contatto gridr. Eppure c'era qualcosa che non mi tornava. Avevo l'impressione che non era tutto. Mi viene in mente di aprire il mio grindr, non so per quale motivo non lo avevo aperto più dal giorno che ci siamo incontrati.

Gli dico di connettersi su grindr, volevo vedere se gli arrivavano dei messaggi e se riuscivo a vederlo connesso, avevo il dubbio che mi avesse cancellato. Prima usa la scusa della batteria scarica, poi finalmente lo accende, e mi accorgo dell'orrore. Mi aveva cancellato. Ecco, in quel momento esatto nella mia testa è partita Goodbye, ed ho chiuso definitivamente tutto. Cancellato all'istante. Appurato che mi aveva bloccato, era chiaro che aveva ben altro da nascondere. Io invece non avrei tollerato abbastanza. Lo salutai, in maniera del tutto indifferente.

E chiuso. Ovviamente non si è fatto più sentire. Fino al giorno di Santo Stefano, dove lo ignorato fino a che ho potuto, ma ho dovuto assolutamente rispondere. Perché ovviamente si, ero piena. Ebbene, è evidente che adesso io e Ricky Martin possiamo dimenticare le nostre storie e finalmente farne di ben donde insieme o anche solo rifarci una vita. Io naturalmente sono qui in attesa di un suo invito, e sono sempre più certo che non esiste un fidanzato per me. Certissimo. 





giovedì 2 gennaio 2014

#2014



E’ sempre abbastanza difficoltoso riprendere le file di questo discorso. Ma lo riprendo, ed anche volentieri. D’altronde fare il blogger è il mio passatempo preferito. Proprio per questo motivo inauguro il primo post del 2014 con una serie di paragrafi. Così ci facciamo un’idea generale. Ovviamente in hashtag, perché ci piace così.

#nonhounfidanzato

E’ evidente che sono single. Anzi, come dico sempre io vivo la mia singletudine, che è una tacca peggio. Nel senso che ho tutti i requisiti per avere una dolce metà ma gli eventi mi vengono contro. Sempre. E sempre peggio. E se il mood costante della mia vita è “il dramma è sempre dietro l’angolo”, quest’anno ci aggiungo un tassello in più. Ma ve lo svelerò a breve.

#friendshipneverends

E’ ufficiale, le amicizie resistono alle peggiori tempeste. Alcune sono resistite anche al duemilatredici. Signori cari il duemilatredici è stato l’anno della devastazione. Si sono lasciati tutti. Tutti quelli intorno a me hanno sfanculato il proprio partner, e lo hanno fatto tutti nel peggiori dei modi. Quando si dice l’amore. Ma a questo punto meglio soli, con degli amici pazzeschi, che fidanzati con un coglione. Dato di fatto.

#buonipropositi? #unodiquestigiorni
Questione buoni propositi. Devo essere sincero. Ogni anno mi auguro di trovare un fidanzato, pubblicare il mio libro, avere un programma su Real Time ed un fisico semipresentabile. Ecco, nel 2014 non faccio e non voglio fare buoni propositi. Io sono la classica persona che quando soffia le candelina il giorno del compleanno poi le spezza ed esprime un desiderio. Sono sette anni che esprimo sempre lo stesso. E per ora non c’è neanche una remota possibilità che quel desiderio si avveri. Ma zero proprio. Ho deciso di puntare su ciò che ho. Ebbene ho un manoscritto pronto per la stampa (chiunque sia interessato, attendo proposte!!!), una voglia devastante di cambiare lavoro (ma ahimè!), la necessità di dividere la mia esistenza con un uomo. A 360°. Non ho detto a 90. Anche se sarebbe stata una battuta davvero efficace. Ad ogni modo sono del parere che non ha più senso sperare che le cose accadano e si realizzano. Bisogna passare all’azione. #bringtheaction

#chefinehafattoilprincipeazzuro?
Ovviamente tocca prendere coscienza della situazione in cui viviamo. A cena non si parla più, si controllano gli status su facebook e chi è online su Grindr. E’ un dato di fatto. Questo, inevitabilmente distrugge qualsiasi tipo di comunicazione. Non si riesce a parlare e ad avere una conversazione interessante. Addirittura si parla per hastag. Come me in questo post. Ma io lo faccio per essere super cool. C’è chi lo fa perché non ha più niente da dire, o perché ha perso interesse nel dirlo. E  tutto si ripercuoto nelle relazioni. E il principe azzuro si è dato, definitivamente.

#superasap
Ho deciso che questo sarà l’anno della mia soddisfazione. Inteso che sarò io l’artefice della mia felicità. Direi che a questo proposito niente è più appropriato di #Levatevi #SUPERASAP

Spero che questo post vi sia piaciuto. E’ un collage di tweet mai tweettati e appunti sparsi tratti dalle note del mio iphone. Per ovvi motivi la grammatica sé andata a far benedire. Non che in passato io abbia mai scritto bene. Ah, e per rendere più piccante e stuzzicante il post in realtà ci ho inserito il titolo del mio romanzo. Non lo capirà nessuno. Detto questo vi auguro uno splendente 2014. E vista la situazione, #staytuned


lunedì 7 ottobre 2013

Gli Improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #3 - Bucce di banana

















Qualche sera fa ero in quel di San Lorenzo con gli amici per un aperitivo. Il classico aperitivo dove si sparla degli assenti, di cazzi di ogni tipo e di sesso. Evidentemente ignaro della piega che avrebbe poi preso la mia serata. In un momento di pausa tra le solite chiacchiere, ho acceso Grindr (as usual) per fare un piccolo atto di stalking. Ovviamente non andato a buon fine, e mai lo avessi fatto, perché mi sono irrimediabilmente imbattuto in una conversazione.

Mi scrive questo trentacinquenne, alto più di 190 cm, leggera pancetta e barbetta. Fatte le solite introduzioni del caso, mi chiede quali fossero i miei programmi per la serata. Gli spiego che ero con le mie amiche a fare l’aperitivo, ma che visto che non ci stava soddisfacendo, probabilmente di li a poco mi sarei liberato. Ancora prima del previsto in realtà è arrivata la pioggia a guastare il mood. Detto fatto. Riprendo la macchina e mi dirigo verso piazza Vittorio sotto casa del tipo. Sale in macchina e decidiamo di cercare parcheggio.

Saliamo da lui, e in ascensore ha il tempo di raccontarmi che è architetto, ed è disoccupato. Roma, un luogo affollato di architetti, che non lavorano. Per il momento va avanti lavoricchiando come può e continua a fare corsi. E’ molto spigliato e simpatico. Entriamo in casa e mi presenta al suo coinquilino. Dettaglio necessario e fondamentale: il dramma è sempre dietro l’angolo. “Ma noi già ci conosciamo, aspetta tu sei il coinquilino di Miss Dior!”. Mi sento dire da il suo coinquilino. E si, sono proprio io. Ma Miss Dior oramai è il mio ex coinquilino.

Sorrido q.b. (quanto basta). In fondo questo tizio mi ha fatto fare la pipì nello stesso bagno in cui l’ha fatta Victoria Beckham. Gli sarò riconoscente per sempre a prescindere. “Il mondo è piccolo. A Roma ancor di più”. Sottolinea l’Architetto. Leggo dell’astio nella sua uscita, ma lo ignoro. In fondo io ho solo voglia di scartare il pacco e trovare la sorpresa. E se quel pantalone non mente, la sorpresa c’è. Ed è enorme. Intanto però c’è la conversiamo come due sciure la domenica mattina a fare il brunch.

E le conversazioni diventano oceaniche. Parliamo di lavoro, amore, da ciò che ci si aspetta dall’amore, da quanto si abbia voglia di innamorarsi ma da quanto poi la realtà riesca a rendere tutto grigio. Da quanto Grindr sia diventato un mezzo detestabile nella vita di ogni omosessuale. Di quanto si ha voglia di abbracci, baci e carezze. Uh, è pronto il caffè; dimenticavo che l’Architetto lo aveva messo su mentre facevamo i dovuti saluti al suo coinquilino.

Insomma, se avessi avuto una parrucca fucsia in testa, probabilmente già sarebbe andata a fuoco per la gioia di vivere del momento. Il mio neurone chiedeva pietà, mentre lui, finalmente, appoggiava le tazzine del caffè sul suo tavolino Lack e si preparava a zuccherare. Dopo il caffè abbiamo parlato delle nostre origini. Della famiglia, e dei luoghi in cui siamo nati e cresciuti. Una puntata de “La Domenica del Villaggio” con Davide Mengacci. Sono certo che Eva, la mia vicina di casa in Abruzzo sarebbe stata interessatissima.

Proprio mentre pensavo di aver perso totalmente il mio sex-appeal ecco che l’incantesimo si è esaudito e ci siamo ritrovati a farne di ben donde. Adesso, non vorrei entrare nei dettagli, ma devo assolutamente per ovvi motivi di cronaca. Ci siamo dedicati per almeno una quarantina di minuti a dei limoni devastanti che l’uomo del Monte sta ancora a piangere in un angolo. Fino a che, ho scartato quel pacco di cui sopra, ma che sorprendentemente mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Non ne la maniera che tutti state pensando.

Il suo era un pisello non scappellato. Insomma aveva la sciarpa. Era coperto. Mata Hari. Ed io non avevo le forze. Nonostante fosse enorme era imbambuccato e già pronto per la prima neve. Questo escludeva ogni possibilità di penetrazione, perché ecco, lui aveva molta sensibilità e per giunta dolore. Per cui mettendo il preservativo era ancora peggio. Questo non me lo ha detto, ovviamente, ma me lo ha fatto capire perché il preservativo non l’ha preso. Moltobbene, penso, ecco un’altra sola.

Ignoravo, come al mio solito che il dramma è sempre dietro l’angolo, (e so due), e che non c’è mai fine alla fantasia umana. O al peggio, fate un po’ voi. Da adesso in poi questo post diventa inesorabilmente assurdo e imprevedibile. Preparatevi. Lui mi propone una sua fantasia, ovvero mi chiede se può darci di lingua. Rimming. Evviva penso. Mentre comincia però, ha una richiesta. “Ti andrebbe di fare come Miley Cyrus?”. Una coreografia dannatamente pop, penso tra me e me. Lo guardo e chiedo “In che senso?”.

Mai fare domande simili a richieste strane. Mai. Segnatevelo per il futuro. “Dai fai twerking, mentre facciamo rimming”, mi dice ansimante. Ricapitoliamo: sono in piedi su un letto a novanta mentre un tizio mi lecca ed io dovrei twerkare con le chiappe, come se non ci fosse un domani. Sorrido, anche se mi verrebbe voglia di urlare, e penso a mia madre e alla faccia che farebbe se solo mi vedesse. Io non sono ovviamente capace di twerkare, e nonostante abbia un culo che fa provincia (perché la carne è tanta oltre che debole) sapevo che il risultato finale sarebbe stato osceno.

Almeno potevo provarci. E così ho fatto. Naturalmente il risultato è stato pressoché imbarazzante. Non ero capace, e quel movimento che mi usciva fuori era di un orrore devastante. Mi sono anche guardato intorno, casomai avesse mai messo una telecamera nascosta, non si è mai sicuri di niente a questo mondo. Intanto che twerkavo, e lo spettacolo era orrendo, per cui per mantenere un livello ottimale di sensualità era pressoché impossibile, ho iniziato ad ansimare, ma con moderazione. E a bassa voce, soprattutto. In realtà mi iniziava a fare male le schiena, e le ginocchia facevano fatica a reggere.

Ma come sopra (il dramma è sempre dietro l’angolo NdA,) succede l’impensabile e l’impossibile allo stesso tempo. Mi viene un mega crampo al polpaccio destro. Sento il muscolo torcersi ed arricciarsi su stesso, ed un conseguente dolore devastante. Il piede sul bordo del letto, perde il controllo ed inizio a barcollare. Faccio una sorta di movenza pop per ritrovare l’equilibrio perduto, ma è tutto inutile, il dolore è talmente tanto che cado su me stesso per terra, e la mia corsa viene interrotta dal tavolino Lack. Lo urto violentemente, e un dramma, ancora più dramma, si consuma sotto gli occhi dei presenti.


La caffettiera che era sul tavolino con dentro una parte di caffè avanzato, finisce inesorabilmente sulla mia faccia. Passano alcuni secondi in cui mi sento Steve Urkel, e mi viene da dire “Sono stato io a fare questo???”. Ma non lo dico, il mio architetto si rialza, mi raggiunge e mi tira la gamba, anche se il crampo è passato. Io decido di chiudermi in un silenzio agghiacciante. Mi rivesto e me ne vado. Mentre torno in macchina impazza il diluvio e inizio a pensare che Grindr deve morire Asap. ASAP.

lunedì 30 settembre 2013

Welcome back!














Arieccoci. Questa mattina il tempo è grigio, fuori piove e tutto profuma di autunno. In realtà, nonostante sia finita l’estate, intorno a me tutto è cambiato. Ho una nuova casa, in una zona completamente nuova per me, dei nuovi coinquilini, un balcone dal quale affacciarmi e respirare. Respirare a pieni polmoni. Cosa, che negli ultimi tempi facevo a fatica, per via di centordici menate varie. Quando finalmente ho preso coscienza del fatto che ero stanco della mia vita, un bel giorno di giugno mi sono deciso a cambiare. E l’ho fatto.

Oggi mi godo i benefici di quella scelta. Una scelta difficile da fare, ma indispensabile. Insomma vi sarete ben accorti che sono di un pessimismo cosmico devastante, e che per quanto io faccia la Superwow a volte devo ringraziare di avere delle persone intorno a me che mi sopportano. E come se lo fanno. E mi supportano, che è diverso ed indispensabile. E ti da una fiducia che riesci ad affrontare cose che non pensavi possibile. Come traslocare per esempio. E ricominciare tutto da capo, di nuovo. Ovviamente questo è un periodo in cui mi sento e voglio essere estremamente positivo.

Per questo motivo mi viene da sorridere. Senza un motivo apparentemente reale. Ma lo faccio. E non me ne lamento per niente. Anzi. Ne sono super contento. Adesso ci starebbe bene un fidanzato, o almeno una frequentazione a lungo termine. Ma siamo ad ottobre, e i buoni propositi si fanno a settembre. Per il momento si riparte con una nuova grafica (sempre a cura di Guytano_) e una serie di nuovi post che sono già pronti e avrete modo di leggere nei prossimi giorni. Da domani poi, e per ogni martedì riprende l’appuntamento sulle pagine del Signor Ponza.

Anzi colgo l’occasione di ringraziare tutti quelli che ci hanno votati ai MIA2013. L’anno prossimo ci rifaremo. Nel frattempo restante in contatto con me! Stay tuned ;)

mercoledì 28 agosto 2013

Gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #2 – Il commesso attore

Si dice sempre che nella vita non bisogna arrendersi. Soprattutto quando si parla di conoscere qualcuno e di relazioni. Soprattutto a Roma. Ma io dopo il primo disastroso appuntamento sono riuscito a collezionarne un altro. Circa un mesetto fa mi sono visto con questo trentasettenne rampante, bel fisico, toscano e davvero interessante. Commesso. L’appuntamento era alle 21:30 davanti Cinecittà. Esattamente dalla parte opposto di dove abito io. Ma hey, bisogna dare una chance all'amore non vi sembra?

Esco di casa alla 20:50, in ritardo ovviamente rispetto ai miei programmi, ho evitato di cenare perché il mio intestino mi fa sempre brutte sorprese, specialmente quando ho un date. Naturalmente accade esattamente quello che temevo con tutte le mie forze, sbaglio l’incrocio e invece che Cinecittà mi ritrovo ad Anagnina. Adesso, io mi chiedo, come cavolo è possibile che quel tratto di strada sia fatto così male, che se non stai attento ti ritrovi a Grottaferrata? Vabbè perdo altri dieci minuti ad orientarmi. Finalmente arrivo a Cinecittà.

Dallo stereo parte “Ciao Realod” ed io non posso esimermi dall'essere dannatamente pop per qualche minuto mentre attendo Limone (denominato così perché già mi prefiguro almeno quaranta minuti passati a limonare). Limone si palesa a sorpresa, mentre sono lì ad immaginarmi con Roberta Ruiu a fare un playback degno di nota, mi dice “Ciao” affacciandosi nel finestrino ed io per la paura mi spengo la sigaretta sul braccio. Moltobbene, iniziamo alla grandissima. Scendo dalla macchina e ci salutiamo con un caloroso bacio,  sulla guancia, “Quanto tempo!” dice lui dandomi due bacetti sulla guancia.

Io annuisco, ma in realtà era lui che non ha mai potuto prima. Dopo diversi messaggi su Romeo siamo passati a What’sApp ed eccoci finalmente qui. Bè non è niente male. Se non che me lo aspettavo leggermente più alto. Mi ha detto di essere alto 187 cm, ma è più basso di me, che ne sono 184! Poco male. E’ molto carino, ha un bel fisico tonico, con una leggera pancetta. Leggerissima, quasi arrapante. Ma siamo nel bel mezzo della Tuscolana, meglio raffreddare i bollenti spiriti. Limone mi propone un’entusiasmante passeggiata. Troviamo un parcheggio alla Bronstein Mobile e iniziamo a fare chiacchiere. Limone mi dice di avere trentasette anni, di essersi trasferito a Roma perché voleva diventare attore, ma di averlo fatto relativamente tardi. E di aver ripiegato su una carriera da commesso. 

Mi racconta della vita dura, della necessità di doversi accontentare di fare il commesso, di essersi stufato ben presto di questa vita che non ti da nulla se non conosci pezzi grossi o se non gli lecchi il culo. Di aver appeso la passione per la recitazione al muro quando si è reso conto che il mondo dello spettacolo con le sue dure e spietate regole non lo voleva. Anzi, lo stressava. Lo faceva stare male e non ne poteva più. Per risparmiare ha cambiato zona, preso casa alla Romanina dove ha trovato un lavoro come commesso. Ma anche il mondo dei commessi è un mondo corrotto e pieno di gente falsa. Che ne sappiamo noi. Dove addirittura doveva sgomitare per il suo posto al sole.

Insomma miei cari, ero lì con una commozione reale e percettibile, gli occhi umidi, la voglia di buttarmi sotto la prima macchina in corsa e la necessità devastante di urlare la mia disperazione a tutta la Tuscolana. Che cazzo di tristezza. Quando poi siamo venuti a capo che anche io ho fatto teatro, e lui ha anche visto due spettacoli dove ho recitato siamo arrivati alla frutta. I complimenti si sono sprecati, e vabbè, li posso comprendere, ma uno stato di profonda amarezza si è insinuato in lui che addirittura mi invidiava perché io c’ero riuscito. Ussignur. E che avrò fatto mai. Dentro di me avevo solo la voglia di limonare. Ve lo rammento.

Come vorrei rammentarvi di votare il Signor Ponza nella categoria Miglior Rivelazione ai Mia2013 ( gli award dei blog per intenderci) cliccando su questo link. Ci vogliono cinque minuti al massimo. Bene, torniamo a Limone. Dopo il momento promozione, Limone era lì con la sua storia strappalacrime. Io avevo in realtà voglia di strapparmi i peli pubici e soffrire, perché si, anche questo appuntamento stava per essere ricordato come un IstantFail devastante. Invece di urlare la mia pienezza a tutti i coatti della Tuscolana ho deciso di tagliare lì il discorso, e trovare un modo molto più congeniale di riempirmi la bocca.

“Ti va un gelato?” mi è uscito dalla bocca. Io non ho saputo resistere alla mia richiesta, tanto più che non avevo cenato, e nonostante la carne sia tanta (eh bè!) e sicuramente debole. Per questo in men che non si dica eravamo li a scegliere i nostri gusti. Nutellone, Pistacchio (ottimo!) e Crema per me. Panna e cialdina. Il gelato mi ha ridato un po’ di gioia di vivere, e una latente e sempre presente  necessità di limonare duro. Soltanto in me. Perché Limone ha riattaccato a lamentarsi, questa volta di Roma, di quanto è grande, di quanto sia difficile non avere amici. Di quanto sia brutto che l’unico amico che ha vive dall'altra parte della città. Delle superficialità. Di faccialibro.  Della voglia di una storia d’amore e le farfalle nello stomaco.

Insomma. Limone, BASTA. Preso da un momento di sfinimento cerebrale volevo strillargli che mi aveva rotto il cazzo. Che una persona addirittura più pesante di me non l’avevo mai conosciuta, e lui mi aveva superato totalmente. Ma prima di farlo. Il Dramma. Perché non solo è sempre dietro l’angolo. Ma i drammi a quanto pare non vengono mai soli. Un improvviso e ingestibile attacco di colite. Devastante. Il Nutellone deve aver fatto il suo corso e destabilizzato il mio precario equilibrio intestinale. Insomma non solo un disastroso appuntamento, ma adesso mi stavo anche squirtando addosso. Ecco quindi il fugone.

“Mamma mia si è fatta una certa, credo sia il caso di andare, domani devo svegliarmi presto!” dico con molta fermezza. Saluti di rito, e poi la parte più divertenti degli appuntamenti come questi, “Bè dai ci risentiamo, tanto dove scappi?” mi dice lui serissimo. Eh, per ora, scappo al bagno diretto, ma credo che non ci sentiremo più mio caro Limone. Perché a te più che un fidanzato ti serve qualcuno con cui parlare. Eh si. Recuperata la Bronstein Mobile in venti minuti sono ritornato a casa. E la cosa più divertente è che Limone io non lo più sentito per davvero. E per fortuna che non gli dovevo scappare. (#credeghe)


Esperimento numero 2: FALLITO. 

giovedì 4 luglio 2013

Gli improbabili appuntamenti di Annabelle Bronstein #1 - Il giornalista triste


Bene, devo ammettere che negli ultimi mesi di castigo sessuale che mi sono auto imposto, tra peripezie di ogni genere, per riabilitare la mia immagine agli occhi di me stesso, in primis, ho deciso di cedere a gli appuntamenti. Ed ho deciso che per tutta l’estate mi darò da fare a conoscere nuove persone. Persone con le quali scambio qualche messaggio sui vari siti e social d’interesse. Facciamola finita con la balla che uno va in discoteca o a fare l’aperitivo e incontra l’uomo della sua vita. Visto soprattutto che ci pregiamo tutti di un’intelligenza. O qualcosa di molto simile.

Ecco perché il mio primo appuntamento della stagione me lo sono ritagliato un pomeriggio di due settimane fa, circa. Lui mi aveva abbordato su Grindr qualche sera prima. Per essere più open e friendly quando torno a casa la sera tengo accesa la malefica applicazione. Così girando in macchina e passando per più quartieri mi auto costringo ad inflazionare il mio profilo. E inevitabilmente almeno tre o quattro persone rimangono folgorate (si è proprio il caso di dirlo) dalla prestanza del mio profilo. (#credeghe). In ogni modo mi scrive questo tale che noi chiameremo Enrico Mentana, visto che fa il giornalista free-lance.

Devo ammettere che nonostante l’ora tarda, (erano le due circa) è stato molto carino ed abbiamo conversato sul perché eravamo lì, in quel momento connessi a Grindr. Io ovviamente ho la tattica di non rivelare mai i miei veri intenti. Attendo sempre che l’altro si sconfessi per primo, per poi dire la cosa più giusta che si incastri meglio. Ed anche in questo caso non mi sono smentito. Lui cercava una persona da conoscere. Era stufo delle dinamiche Ciao, piacere, scopiamo, Addio. Ovviamente anche io sono stufo di queste dinamiche. E gli ho detto che non mi sarebbe dispiaciuto incontrarlo.

Mentana ha 38 anni, alto 190 cm, fisico importante ma non grasso. Rosso. Barba e testa rossa. Un dettaglio che nell'ultimo periodo ha sempre stuzzicato, e non poco la mia fantasia. Insomma a me, nella mia testa, dove c’è quel piccolo e solitario neurone vagabondo, un sexy sollazzo con un bear rosso, vestito di camice a quadri e jeans attillati non sarebbe affatto dispiaciuto. Ma noi (cioè io e Mentana per capirci) volevamo qualcosa di più. Quella cosa che ti fa venir voglia di andare oltre e conoscere in maniera esclusiva qualcun altro. La passione. I fuochi d'artificio. Mi spiego?

Ed infatti cinque giorni dopo, eccomi aggirarmi in quel di Monteverde Vecchio, alla ricerca della sua via. Finalmente arrivo. Abita in un palazzo vecchio ma carino, al  piano terra, che in realtà è un piano alto. Appena entro dentro lo trovo affaccendato al pc che scrive. Naturale, penso è un giornalista d’assalto del la capitale. Ma vengo invaso da una svampa devastante che mi addenta al naso. Mentana deve aver letto il disgusto sul mio volto e si affretta a scusarsi “Mi dispiace, purtroppo sono stato fuori per lavoro, e ho ritrovato casa inondata. C’è stata una perdita dall'appartamento di sopra ed è saltato l’impianto elettrico e c’è muffa ovunque. E’ un disastro”. Che tristezza.

Porello, a saperlo mi portavo dell’ossigeno portatile, così evitavo di estinguermi. Decido di soprassedere questa devastante puzza ed inizio a parlare del più e del meno. Mi racconto parlando di me, del mio lavoro, dei miei interessi. Perdiamo anche dieci minuti a parlare de La Grande Bellezza di Sorrentino, film che lui ha già visto e che rivedrà ancora con i suoi amici. Gli racconto delle mie storie passate, della mia passione per la scrittura, e per l’innata e sempre stimata voglia di cazzo. In maniera molto naturale a dire il vero, perché in fondo a una certa età bisogna pure diminuire i filtri, ed essere sinceri.

Ma i gay si stufano subito. Si stufano a tal punto che ti viene voglia di buttarti dalla finestra, nonostante sia un piano alto, e sai che non ti farai assolutamente male. I suoi lunghi silenzi ed il suo annuire e basta mi hanno fatto venir voglia di leccare la muffa dai muri e morire in una maniera molto strana come se fossi in CSI New York. Mentana, il giornalista, non si è scucito né mosso. Seduto sull'estremo più lontano del suo divano a tre posti mentre io annaspavo chiacchiere inutili e soporifere su di me. Sono riuscito a scuoterlo un attimo quando gli ho chiesto delle innumerevoli stampe appese ai muri. Finalmente un guizzo. Un luccichio in quei occhi tristi ed annoiati.

Mi ha dettagliatamente raccontato la storia di ogni stampa, dove li ha comprati e per quale motivo. Addirittura di una mi ha detto che ha tirato il prezzo, con il venditore, pagandola una stronzata. Ma il suo valore è ovviamente inestimabile e prezioso. Tutto ciò mi sa irrimediabilmente di collezione di farfalle. E rido tra me e me. Ma forse ognuno ha le sue. Io colleziono cd dannatamente pop, biglietti dei concerti, stagioni di telefilm di Grey’s Anatomy  e flyer della Popslut Night. Insomma pure io posso sembrare un mezzo psichiatrico non vi pare?

Ma non è tanto questo. Io capisco che in periodi come questi il sesso ASAP e asettico è privo di ogni senso e raffredda le voglie. A tutti. Ma essere anche totalmente disinteressati e morti cerebralmente aiuta ugualmente? Insomma qualche tempo fa anche se dicevo CACCA o PIPI’ l’occhio del mio interlocutore era almeno vispo e presente. Mi sono arenato. E lì in quel salotto ho messo la parola fine a quella farsa bella e buona. Mi sono fumato una sigaretta, e mi sono defilato, ringraziando per il piacevole pomeriggio (???) e fuggendo come se non ci fosse un domani al limite della corsa.


Adesso oltre a metterci in nomination per i #MIA2013 seguendo questo link, mi è venuto in mente se ho davvero bisogno di questo. Di questo vuoto assoluto, impacchettato e privo di ogni sentimento? Privo di un qualche respiro spontaneo? No. No. E ancora no. Non si rianimano le storie finite, figuriamoci se posso perde tempo a rianimare i morti in partenza. E' evidente che Mentana non è il mio lui. Ma non mi fermo, non mi arrendo e vado avanti. Perché l’improbabile appuntamento numero 2 è già alle porte e ve ne renderò conto ASAP. As usual.

lunedì 1 luglio 2013

Lost in Translation Amici Edition

Dove sono finito? Non lo nemmeno io. Ad essere sincero forse mi era passata la voglia. O forse ero solo troppo depresso perché dovevo rendermi conto che avrei dovuto festeggiare trent’anni. Lo so che uno è giovane ancora a trent'anniMa ne ho lette talmente tante sui trenta che l’ansia mi è venuta per davvero. Ho letto che ti si riduce il pisello, che i capelli si fanno più radi e che inizia a mancare addirittura il desiderio sessuale. Tutte cose che poi in realtà, per quanto mi riguarda non sono avvenute. Anzi. Ma non bisogna mai sottovalutare le situazioni. Perché i drammi, sono sempre dietro l’angolo.


Aprile e maggio sono stati mesi strani, non mi sono reso conto bene di quello che avevo in testa e di come mi sentivo. In realtà sono andato in giro, con mio cugino dell’Australia. Mi sono ritagliato spazio nei week end e lo portato in Toscana, a Venezia e dai parenti in Abruzzo. Mi rendo conto che ve ne importa tantissimo, ma quello che voglio raccontarvi è accaduto qualche giorno prima che lui ripartisse. Per tutta la sua permanenza qui a Roma il suo Grindr ha trillato più del mio telefono. E tra gli altri un’ex amico di Maria lo ha pesantemente tampinato. Fino a che un venerdì mattina, mentre io ero a lavoro ne hanno fatto di ben donde.

La mia devastante voglia di cazzo ha superato le barriere linguistiche e quelle delle decenza. Perché intorno alle 14 mio cugino mi manda questo messaggio:  “What time are u home? Can we make it 3?”. Adesso io parlo un discreto inglese. Neanche ve lo sto a dire che cosa sia successo nel mio cervello. Quel piccolo, inutile e dannatamente arrapato di un neurone che mi ritrovo non ci ha pensato due volte ed è partito lo stachetto di “3” di Britney. E tutto ciò che ne consegue. Che volevate capirci in questo messaggio se non vieni che ne facciamo di bendonde a tre?

Io ero ancora a lavoro. Nel giro di dieci minuti dieci ho sbrigato tutto quello che non avevo fatto in una mattinata intera, ho preso le mie cose, strisciato il budge e sono fuggito verso casa. Erano appena le 14:30, ed avevo ufficiosamente intuito che qualcosa non andava. Insomma mio cugino si era chiuso dentro e nessuno mi apriva. Rileggo il messaggio. Insomma magari ho capito male io. No. Mi ha chiaramente detto che lo vogliono fare a tre. Figuriamoci se io mi lascio scappare un threesome con incesto familiare annesso.


Passano dieci minuti. E’ evidente che c’è qualcosa che non va. Deduco coscienzioso. Telefono a mio cugino. Risponde e gli intimo di aprire la porta ASAP. Lui viene, visibilmente imbarazzato e in inglese mi sottolinea stizzito che mi aveva chiesto di tornare dopo le tre. Bè anche meno. Eppure a casa mia “We can make it 3” significa che lo avremmo fatto a tre. Ma nessuno mi ha ancora detto il contrario, per cui entro e faccio la gnorri fino alla fine. Insomma mi trovo già nel bel mezzo di una mega figura di merda, tanto vale che la concludo degnamente. No?

L’Amico di Maria, piuttosto che di Maria mi sembra amico di un qualche CIM. Leggermente imbarazzato anche lui, è disorientato spazio tempo al punto che biascica qualche incomprensibile vocabolo. A questo punto prendo mio cugino e gli dico chiaramente che cosa dobbiamo fare, insomma io non sono mica una locandiera affitta camera ad ore. Ho gli ormoni in subbuglio e sono piena da morire. Lui mi guarda come se avessi deciso di portarlo alla benedizione domenicale del Papa e sorridendo dice che io non ho capito una beneamata ceppa.

Ottimo. Sorrido ed invito l’amico di Maria a prendere un caffè con noi altre paze dell’entroterra abruzzese e australiano. Di lì, a poco l’Amico di Maria è praticamente diventato anche Amico mio. Pensa che culo. Mio cugino lo aveva abbondantemente ragguagliato su tutti i cazzi miei: cioè che ho un blog, che scrivo, che faccio questo e quell'altro. Ma il dramma è sempre dietro l’angolo. E dopo aver fatto le amiche del sabato pomeriggio lui esce e manda un sms a mio cugino chiedendogli di raggiungerlo al bar di fronte casa per parlare altri cinque minuti.

I minuti diventano venti, e quando mio cugino torna mi racconta che l’Amico di Maria lo ha implorato di rimanere in Italia. Di trasferirsi e di andare a vivere insieme. Di essere profondamente innamorato e non riuscire già a vivere senza di lui. Figuriamoci se potrà mai vivere col pensiero di lui a 16000 km di distanza. Ovviamente mio cugino non ci ha pensato neanche trenta secondi e lo ha invitato ad andarlo a trovare a Sidney. Ma si #credegheagliufoeaicangurivolanti. Detto ciò sapete qual è la morale di questa simpatica avventura?
1. Devo ridefinire il mio concetto di buona comprensione della lingua inglese che ho scritto sul Curriculum Vitae
2. Il dramma è sempre dietro l’angolo.
3. Mai fidarsi di ciò che dice mio cugino.

Ma non è finita qui. Perché l’epilogo drammatico di questa serie di eventi incomprensibili si conclude il lunedì successivo. Dopo aver accompagnato mio cugino in aeroporto, rientro in casa e prendo possesso della mia residenza rimettendo in ordine e facendo centordici lavatrici e sbram, davanti a me si palesa un asciugamano smerdaterrimo. E qui adesso si apre il dubbio amletico: Chi vuoi che sia stato??? Non lo sapremo mai. M.A.I. Oppure si, io già lo so, ma non ve lo dico.


N.B. La foto del Manzo in alto è puramente casuale, e non riguarda l’Amico di Maria di cui sopra. 

lunedì 24 giugno 2013

Votateci Asap


Ecco qua.
Rieccomi. Avevo promesso a me stesso che questa settimana avrei finalmente ridato una dignità a questo stramaledetto blog. Si perché ultimamente è davvero stramaledetto. Un po' dalla qualsivoglia. Ma non posso non amarlo più. Insomma, ha dato sfogo ai miei trip psyco più devastanti. Ma prima di riprendere le fila del discorso vi chiedo un piccolo e necessario gesto. Se l'anno scorso per un motivo o per l'altro non abbiamo vinto, quest'anno DOBBIAMO assolutamente fare in modo di prendere un Macchianera Italian Awards (ovvero il premio che ogni blogger vorrebbe avere ). Ma prima di tutto c'è il red carpet, per cui vi prendete 5 minuti 5, cliccate qui, leggete i prezioserrimi consigli del Signor Ponza e ci votate. C'è tempo fino al 15 agosto. E potrei ringraziarvi in un modo personale e particolare. Ovviamente non dirò mai quale fino a quando non vinciamo il premio. Siete avvisati. Su su.

martedì 4 giugno 2013

Serena Ferretti.





Ieri sera il tweet di cui sopra mi ha lanciato nello sconforto più assoluto. Si perché basta guardarsi intorno per capire che tutti si sposano. Chiunque fa il grande passo. Ed io, e a questo punto non solo io, sono arrivato alla conclusione, che si forse il matrimonio, inteso più come due individui che si uniscono, non è poi così male. No. Sono sincero. Ho sempre odiato l’idea di doversi giurare amore eterno. Per me si è sempre trattato di una sorta di contrattualizzazione nero su bianco dei sentimenti. E i sentimenti, seppur sinceri possono cambiare.

Ma quest’anno, un po’ forse perché mio fratello si sposa, un po’ perché sono in una fase no alternata e prolungata (Tracey Ullman mi leggi?), mi sento di rivalutare tutto. Nella maniera più positiva ed inaspettata che posso. Si perché in fondo io ho cambiato idea a riguardo. Insomma sono arrivato a pensare che sia più un impegno reciproco che ogni giorno va onorato. Costruire mattoncino dopo mattoncino la quotidianità, dividere le sofferenze e gioire dei successi. E bè, poi amarsi, ovviamente. Fare l’amore. Ci sta tutto dentro. In ogni senso anche. Ma non solo, essere responsabile di un qualcosa.

Ovviamente, come tutti sappiamo, mentre il mondo, lentamente si sta aprendo alle unioni omosessuali, qui in Italia il discorso è ancora difficile e poco considerato dai più. Anzi. Più semplicemente non esiste. Ma voi, single vi sposereste mai? Ecco, il mio tarlo si è bloccato esattamente qui. Io, conoscendo il gay medio (capitolino), non mi sognerei di sposarmi mai e poi mai. Ma non perché voglio fare la figa di legno o quella che ha un’eccessiva considerazione di se. Niente affatto. Io so semplicemente che non c’è ne, almeno per me.

Oramai penso davvero di averne provate di ogni. Mi manca giusto di vendermi all’asta al migliore offerente. E penso che alla fine non mi si comprerebbe nessuno. Ma facendo delle accurate riflessioni tra me e me ho concluso che io sono sempre la persona sbagliata, al momento sbagliato, nella vita di qualcun’altro. E questo, non puo’ che non darmi il sensore che non avrò mai la mia relazione equilibrata, sdolcinata, sincera e paritaria che per me sogno. Lo so, volete degli esempi. Ne avrei a bizzeffe, ed anche se non vorrei, tocca generalizzare.

Quando decido di fare solo del sesso senza complicazione alcuna incappo in quello che vuole un fidanzato che gli faccia i grattini sul divano. Quando decido di fare io quello che vuole una relazione incontro quello che è nella fase che si vuole solo divertire. Quando decido che devo allargare gli orizzonti e voglio solo un appuntamento, inciampo in chi invece ha una vita talmente esageratamente fitta di impegni che Barack Obama Levati ASAP.

Quando decido di ignorare il mondo intero perché ne ho abbastanza di tutte le tipologie di uomini finora citati, sbuca un qualche demone dal passato che modifica il suo status da single a ufficialmente fidanzato su facebook e perdo la parola per almeno due settimane. Quando mi viene in mente l’unico che forse potrei amare follemente sopra ogni cosa, bè, non fatico a ricordare che in realtà, ecco. Mi odia. Ma potrei andare avanti per ore. E potrei fare esempi sempre più precisi e calzanti.

Mi trovo davanti un bivio. A destra la Singletudine e a sinistra un burrone. E nonostante il sesso, quello fatto bene, adesso siamo nella fase che non ti incontri neanche più per scopare. Perché ci sono troppi km di distanza. Mi chiedo ma io che male ho fatto? Che problema ho che alla fine della giornata appaio ai più come uno spostato? Oppure sono gli altri che sono spostati? Non lo so. Io mi riservo solo di avvertire un senso leggero di amarezza. Profonda desolazione. E voglia di fare le valigie e sparire sul primo treno come se non ci fosse una destinazione nota. E basta.

Per piacere pero’, non scambiate questo mio sfogo personale per una mal sana invidia verso la qual si voglia. Niente affatto. A questo proposito vorrei dire che io amo le coppie e quelli che stanno insieme. Li ritengo dei pionieri, delle entità speciali che non hanno nulla a che vedere col sottoscritto. Delle persone che hanno la forza di condividere sempre, qualsiasi cosa con il proprio partner. Gente davvero che meriterebbe un premio perché non solo amano, ma sono anche amati. Incondizionatamente.

Ed è questo il punto esaustivo di tutta questa drammatica faccenda. E visto che il dramma è sempre dietro l’angolo, sono certo che tutti o quasi vi state chiedendo chi cazzarola sia Serena Ferretti. Non lo so neanche io a dire il vero. O meglio, so che è una ragazza che sta per sposarsi, e che per il suo addio al nubilato è andata in giro per Roma per tre giorni a vendere magliette come da foto. Ed una l’ho comprata anche io, addirittura con un’offerta super generosa (a suo dire) di cinque euro.

Perché in fondo io sono solo una sfigata orrenda che crede davvero all’amore. E spero che ci creda anche lei. Perché in fondo aiuta sicuramente di più vivere in attesa della persona giusta, che vivere con quella sbagliata per tutta la vita. Anche se ecco, in giornate come queste mi verrebbe solo la voglia di prendere spaccare tutto ed urlare fino a consumare le corde vocali. Che pure quello, aiuterebbe un tantino, invece di passare tutta la serata a vedere gli album fotografici dei matrimoni di quelle cretine che venivano all’università con me.